Mercoledì 22 Maggio 2019
   
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Autonomia differenziata: colpo di grazia per il Sud

A Fiumicino, un caffè con Patroni Griffi e La Scala

Natalino Ventrella: "Il Meridione è vittima di una classe dirigente incapace di difendere imprenditori e cittadini"

La cosiddetta "autonomia differenziata", disegno di legge approdato in Consiglio dei Ministri lo scorso 14 febbraio, prevede che tre regioni - Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna - gestiscano direttamente alcune competenze che al momento sono coordinate o solo dallo Stato o in "concorrenza" tra Stato e Regioni.

Il tema si è imposto al centro del dibattito nazionale fin dal febbraio 2018, quando le tre regioni hanno sottoscritto un accordo preliminare con il Governo in cui si stabilivano i criteri guida per gestire in maniera diretta risorse in settori centrali per la vita dei cittadini: dalla scuola alla sanità, dalla tutela del lavoro alle infrastrutture.

Recentemente, a queste tre regioni se ne sono aggiunte altre cinque (Liguria, Toscana, Piemonte, Marche e Umbria) e la Campania sarebbe sul punto di avanzare analoga richiesta. Secondo una parte degli economisti, non è un caso che sia soprattutto il Nord a insistere per l'autonomia, svincolandosi dall'implicito patto di sussidiarietà verso il Meridione, a sua volta preoccupato che la strada imboccata possa condurre a un ulteriore depauperamento.

«Uno dei nodi fondamentali di questo accordo, infatti, riguarda le risorse economiche da assegnare alla regione che prende in carico una specifica funzione» - commenta Ventrella, in viaggio a Roma per impegni lavorativi e per dialogare con vari onorevoli, tra cui con la senatrice Carmela Minuto, sui possibili miglioramenti da apportare al disegno di legge.

L'orientamento prevalente è quello di basarsi sul cosiddetto "costo storico", cioè su quanto lo Stato ha stanziato precedentemente. Successivamente, entro tre anni, dovrebbero essere individuati i "fabbisogni standard", che terrebbero conto delle peculiarità territoriali. «Tuttavia - precisa Ventrella - esiste una clausola ponte che prevede che, qualora non si riescano a definire questi parametri standard, le regioni beneficeranno di risorse non inferiori al valore medio nazionale pro-capite della spesa per quella determinata funzione. Una clausola conveniente per il Nord, dove la spesa è inferiore al Sud».

 

Il residuo fiscale

«Occorre a questo punto - prosegue Ventrella - introdurre il concetto di "residuo". Il residuo è la differenza tra tutte le entrate (fiscali o rivenienti da alienazioni di beni pubblici) che la pubblica amministrazione preleva da un determinato territorio e le risorse che in quel territorio vengono spese. In soldoni, il residuo fiscale in una regione è la differenza tra le tasse pagate dai cittadini e la spesa pubblica complessiva.

È noto che la spesa pubblica nelle regioni meridionali, per vari fattori, è più alta; ragion per cui si avrebbero minori residui da investire.

Inoltre, come ha fatto notare Luca Ricolti nel saggio "Il sacco del Nord", pubblicato nel 2010, a parità di popolazione, lo Stato stanzia per il Sud 85 miliardi in meno rispetto al Nord. Situazione identica anche nel settore degli investimenti, compresi quelli comunitari: il Sud riceve 6,5 miliardi in meno».

 

Una "doppia velocità"

Sfogliando il saggio di Ricolti, Ventrella fa alcuni esempi concreti che aiutano a capire i risvolti di questa "doppia velocità": «Il 100% degli alunni di Monza usufruisce della mensa scolastica, mentre a Reggio Calabria la percentuale precipita allo 0,07%; per infanzia e famiglia a Trieste si spendono 430 euro pro capite, a Vibo Valenzia meno di 10 euro».

Anche il settore delle infrastrutture presenta identici paradossi: «A Matera, che è la capitale mondiale della cultura, aspettano il treno da più di un secolo e mezzo e in Sicilia per fare 300 km ci vogliono circa 14 ore. Questo a fronte della linea ad alta velocità che collega Torino e Milano, costata sette volte in più rispetta a quella francese, che è progettata per 400 corse al giorno ma ne effettua appena 40. Pochi sanno, inoltre, che è in cantiere un progetto per collegare tramite linea ferroviaria Torino a Pechino in meno di 26 ore, quando, per spostarsi da Bari a Torino in treno, oggi impieghiamo ben 12 ore!».

Non va meglio sul fronte dell'internazionalizzazione dei prodotti: le aziende del Sud si troverebbero a pagare lo scotto di trattati e accordi penalizzanti, elaborati per privilegiare l'imprenditoria del Nord. «L'olio italiano, grazie a un trattato partorito dall'allora Ministro all'Agricoltura Luca Zaia, può essere venduto in Canada solo da aziende venete. Un altro accordo stretto con la Cina tutela 13 vini tutti del Nord e le navi della cosiddetta "via della seta" toccano solo due porti: Genova e Trieste. A tutto questo si aggiunge un dato inequivocabile: il Nord vende al Sud ogni anno merci per 70miliardi, tre volte il volume di esportazione in tutto il resto del continente europeo».

 

"Una politica inetta"

«La triste verità - attacca Ventrella - è che il Sud dorme perché ha una classe dirigente inetta e incapace a ogni livello e grado; non esistono più le segreterie provinciali e regionali dei partiti e la politica viene fatta da persone incompetenti o da ragazzini inesperti.

Come emerge da uno studio pubblicato nel 2015 dalla CGIA di Mestre, il residuo fiscale delle regione del Nord è pari a oltre 100 miliardi di euro: 53,9 in Lombardia; 18,2 in Veneto; 17,8 in Emilia e 10,5 in Piemonte. Viceversa il saldo delle regioni meridionali è nettamente in passivo, basti pensare che la Puglia registra un residuo fiscale di -3,4 miliardi.

Ecco perché, con questa proposta di legge, il problema meridionale si accentuerebbe ulteriormente: i residui fiscali andrebbero ad arricchire ulteriormente il Nord, aumentando la differenza sociale, culturale e imprenditoriale tra le due realtà, senza che nessuno muova un dito per invertire la tendenza».

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