Martedì 25 Giugno 2019
   
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"DERIVATI", IL CONTRATTO È NULLO

Il-mercato-dei-derivati

Il Tribunale di Bari condanna Banca Intesa Sanpaolo a risarcire il Comune di Turi
per oltre 800mila euro

«Con sentenza del Tribunale di Bari del 31 dicembre 2018, l'Istituto bancario Intesa SanPaolo è stato condannato a versare al Comune di Turi la somma di 802.352,81 euro, nonché gli interessi legali sulla somma 442.092,00 euro a far data dal 12 settembre 2014».

A comunicarlo una nota del Commissario Straordinario, dott. Andrea Cantadori, in cui si apprende che la Banca dovrà sostenere anche le spese di lite in favore del Comune di Turi per 1.726,00 euro e 23.525 euro per compensi, oltre al pagamento delle spese generali, cap e iva.

«Grazie a questa sentenza - prosegue il comunicato del Commissario - fortemente auspicata e per la quale sono state messe in campo le migliori energie possibili, il Comune potrà avvalersi di importanti risorse economiche da utilizzare per fini di pubblica utilità».

 

L'acquisto dei 'derivati'

Avvalendoci della sentenza, proviamo a ricostruire la vicenda nei passaggi essenziali.

Con la sentenza n. 5453/2018, il Tribunale Civile di Bari ha dichiarato la nullità di una operazione in derivati finanziari interest rate swap di tipo collar che vedeva vincolato il Comune di Turi con l'istituto bancario Intesa-Sanpaolo.

L'operazione prese avvio nel luglio del 2005, allorquando l'amministrazione comunale decise di procedere ad una generale ristrutturazione della sua esposizione debitoria, liberandosi del rapporto con Cassa Depositi e Prestiti e rivolgendosi da quel momento al mercato finanziario mediante l'emissione di buoni obbligazionari per un valore di circa 7 milioni.

Difatti, con determinazione n. 479 del 22 luglio 2005 il caposettore finanziario del Comune di Turi, in attuazione di delibera consiliare, provvede a perfezionare l'acquisto di strumenti derivati con la Banca OPI (che poi sarebbe stata assorbita da Intesa-Sanpaolo spa), la quale aveva formulato un'ipotesi di "Interest rate swap" idonea alle esigenze di copertura, alle condizioni riportate nella proposta allegata alla delibera.

Nella stessa determinazione veniva approvato anche lo schema di accordo quadro per le operazioni finanziarie. Tuttavia quell'accordo non si perfeziona mai in un contratto regolarmente sottoscritto da ambo le parti. In aggiunta, in quell’accordo quadro, si rileva anche l'inefficacia della autocertificazione di "operatore qualificato" rilasciata dall'allora dirigente comunale responsabile del settore finanziario del Comune, nonché la natura indebita dei costi impliciti applicati dalla banca.

Sotto la guida dell'allora Banca OPI, il Comune di Turi fu dunque convinto della presunta necessità di affiancare al prestito obbligazionario a tasso variabile un ulteriore strumento finanziario ricadente nella categoria dei derivati sui tassi d'interesse (in inglese: interest rate swap) la cui funzione avrebbe dovuto essere quella di coprirsi dal rischio di un eccessivo rialzo dei tassi nel lungo periodo.

Nel concreto, il ricorso ad un simile strumento di finanza derivata si è rivelato ben presto dannoso per le casse del Comune. Infatti, la lunga fase di ribasso dei tassi d'interesse sui mercati ha reso controproducente la vigenza del contratto derivato, il cui meccanismo era tale da generare ogni semestre, a carico del Comune, alla scadenza di ogni rata, degli ulteriori oneri che andavano ad aggiungersi ai normali interessi corrispettivi già dovuti per la restituzione del prestito.

In pratica, un'operazione tanto complessa quanto rischiosa che si trasfroma in un boomerang: anziché risparmiare, fino al 27 marzo 2013 il Comune va in pesante perdita, stimata dal Consulente Tecnico in oltre 300mila euro, cui si aggiungono altri 117mila euro di interessi per le commissioni implicite. Inoltre, estinguere anticipatamente il rapporto con la Banca avrebbe comportato un ulteriore esborso di poco meno di 440mila euro.

Un vero e proprio meccanismo “infernale” per esperti di alta ingegneria finanziaria.

 

Antonio Tateo

La giunta Gigantelli prima e Resta dopo vogliono vederci chiaro

Nel 2005 quando il Consiglio Comunale di Turi deliberò la decisione, l'allora opposizione tra cui Forza Italia con Minoia e Alleanza Nazionale con Gigantelli si oppose strenuamente all'operazione tasso variabile - i cui dettagli sono presenti negli atti consiliari.

Nel 2007 durante l'Amministrazione Gigantelli e a seguito delle continue perdite, sia il Sindaco che l’allora assessore Tateo iniziarono a voler vederci chiaro sulla questione; ma il vero impulso e successivo avvio dapprima del tentativo bonario e poi del contenzioso con la Banca avvenne nel 2012.

Giunta al governo cittadino l'amministrazione guidata da Onofrio Resta, sulla spinta della perseveranza di Antonio Tateo, decide di vederci ancora più chiaro. Esplicativo è l’intervento di Tateo durante il Consiglio Comunale del 29 novembre 2012:

«[...] Sento il dovere d’informare questo Consiglio che quest’Amministrazione si è posta l’obiettivo di procedere a una rivisitazione dettagliata di tutti i residui attivi e passivi oltre a continuare ad avere un atteggiamento di ponderatezza rispetto all’indebitamento poiché questo ente sarà ancora controparte in strumenti finanziari derivati fino al 2025 e, per i quali si valuteranno tutte le possibilità al fine di poter verificare l’eventuale rinegoziazione delle scadenze e soprattutto delle condizioni contrattuali con il supporto di esperti del settore.

Infatti, tali strumenti finanziari presentano numerosi rischi dovuti all’altalenante tasso Euribor 6M, parametro di riferimento per il calcolo della cedola degli interessi semestrali. Alla data dell’emissione (giugno 2005) il tasso era pari al 2,1%, mentre nei mesi successivi è progressivamente cresciuto fino ad arrivare a circa il 4,7%. Altro fattore che ha comportato una perdita secca (o minor vantaggio) per l’Ente di circa € 20.000,00 annui rispetto alla simulazione effettuata al momento dell’emissione, è stata l’abolizione della retrocessione forfettaria del 50% della ritenuta fiscale ai Comuni. La normativa in vigore al momento dell’emissione prevedeva, invece, che agli enti locali emittenti prestiti obbligazionari spettasse il 50 per cento dell’imposta sostitutiva, fissata al 12,50 per cento, applicata sugli interessi passivi dei prestiti obbligazionari.

Ho voluto fare solo due esempi, senza entrare nel dettaglio del contratto, per informare i colleghi consiglieri che questi strumenti sono molto “delicati” e vanno maneggiati con “cura” e che non sempre le simulazioni dei potenziali risparmi conseguibili forniti dall’advisor si avvereranno».

 

La storica sentenza

La Giunta Resta dapprima affida una perizia al dott. Michele Abbaticchio - esperto del settore - e successivamente incarica lo studio legale Angiuli. Dopo un tentativo di conciliazione, la vicenda approda in Tribunale, con il Comune che impugna la validità del contratto-quadro per carenze formali.

Nella fattispecie, il giudice monocratico della IV sezione civile, dott.ssa Rosanna Angarano, ha riscontrato delle gravi carenze formali nella modulistica contrattuale che la banca aveva sottoposto a suo tempo al Comune e per tale ragione ha invalidato alla radice la sola operazione di finanza derivata che avrebbe vincolato il Comune fino al 2025, lasciando invece salvi gli effetti del prestito obbligazionario, che continuerà ad essere in vigore fino alla sua naturale scadenza.

«La Banca - spiega lo studio Angiulli in una sinossi della sentenza - ha provato a difendersi sostenendo la tesi per cui la regolare conclusione del contratto-quadro avrebbe potuto comunque desumersi dalla presenza di una determina a firma del dirigente dell’ente locale, tramite cui la Pubblica Amministrazione si era a suo tempo impegnata a sottoscrivere operazioni di finanza derivata.

Sul punto, il Tribunale di Bari ha osservato che, per tutti i contratti stipulati da enti pubblici, affinché sia ritenuto valido il vincolo assunto dalla parte pubblica, risulta in ogni caso indispensabile che la volontà negoziale della Pubblica Amministrazione si esprima all’interno di una cornice contrattuale organica e che inoltre il contratto rechi la contestuale firma di ambo le parti contraenti, assumendo gli atti di determina dirigenziale o le delibere degli organi collegiali dell’ente locale una valenza meramente interna al processo di formazione della Pubblica Amministrazione».

Accogliendo le annotazioni dell'avvocato Giuseppe Angiuli, il Tribunale Civile di Bari ha dichiarato la nullità del contratto e, di conseguenza, l’istituto Intesa-Sanpaolo è stato condannato a restituire alla collettività turese tutte le perdite addebitate in costanza del contratto derivato, per una complessiva somma di poco superiore agli ottocentomila euro, maggiorata degli interessi e delle spese legali di causa.

 

Il commento dell'avvocato Angiuli

«La decisione del Tribunale di Bari non è la prima di questo genere nel campo dei rapporti fra enti locali e finanza derivata - ha commentato a caldo l'avv. Angiuli - e non sarà nemmeno l'ultima. In questi ultimi anni, il ricorso massiccio delle pubbliche amministrazioni ai contratti derivati è spesso stato accompagnato, come nella fattispecie che riguarda il Comune di Turi, da una non attenta valutazione di tutti i notevoli rischi economici connessi a questo tipo di operazioni».

Sempre a detta dell'avvocato Angiuli, nella vicenda dei derivati stipulati dal Comune di Turi, «si sono riscontrate delle gravi leggerezze nella predisposizione a monte della documentazione contrattuale da parte della banca, al punto da fare avvicinare questa vicenda ad un'altra del tutto analoga che nel recente passato aveva condotto alla nullità delle operazioni in derivati coinvolgenti il Comune di Rimini».

 

Un risarcimento di oltre 800mila euro

Nullo il contratto, nulla anche la connessa acquisizione del prodotto derivato e i relativi addebiti che il Comune di Turi ha pagato nel tempo.

«Pertanto, a conclusione della causa, il Comune di Turi, assistito dallo studio legale Angiuli, ha ottenuto la condanna dell’istituto Intesa-Sanpaolo a restituire alla collettività tutte le perdite addebitate in costanza del rapporto contrattuale, per una complessiva somma di poco superiore agli ottocentomila euro, maggiorata degli interessi legali».

 

Una curiosità

La Banca OPI è lo stesso Istituto che si occupò nel 2003 dei BOC-DERIVATI per il Comune di Taranto poi andato in dissesto. Anche in quella circostanza la Cassazione ha confermato la nullità del contratto nel 2017. Altra storia dove oltre al contenzioso civile c’è quello penale.

Commenti  

 
residente
#3 residente 2019-01-18 14:14
Sarebbe gradito e doveroso conoscere il pensiero del Sindaco in carica all’epoca dei fatti.
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B.Elefante
#2 B.Elefante 2019-01-15 23:34
Ciucci per aver fatto quel contratto a rischio e ciucci per non averlo saputo sottoscrivere.
Grazie alla ciucciaggine di sindaco e suo fido ragioniere ci siamo salvati.
Ora c'è più di un somaro ancora più grosso che aspira al ruolo di sindaco.
Ci saranno ancora screanzati che voteranno asini in ridicola cerca di gloria?
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Angela.
#1 Angela. 2019-01-15 12:51
Ha fatto bene il Commissario a non recedere, come qualcuno voleva. Uomo di grande esperienza e intelligenza.
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