Domenica 24 Marzo 2019
   
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"L'altra faccia della medaglia"

Via Ginestre come si presenta oggi

La piaga delle discariche a cielo aperto. Mancano sistemi di controllo del territorio e delle utenze

All'indomani della notizia del Premio "Comune Riciclone", sulla pagina Facebook "Comitato Sei di Turi se" è apparso un post in cui viene immortalata la desolante situazione di un tratto di via Ginestre, che nel volgere di un anno si è trasformato in una discarica a cielo aperto.

Uno scenario desolante che sicuramente fa a pugni con la "pacca sulla spalla" ricevuta da Legambiente ma che, al tempo stesso, non la sminuisce. Dietro il 79,5% di rifiuti differenziati c'è l'impegno della maggior parte dei cittadini turesi, che non può essere eclissato dall'inciviltà di una minoranza che decide di abbandonare la propria immondizia nelle nostre campagne o nelle strade di periferia.

La soluzione non è far finta che tutto vada bene, bensì provare a migliorare il servizio, oltre che stringere la maglia dei controlli con appositi impianti di videosorveglianza. Solo per fare un esempio, una pecca dell'attuale sistema porta a porta è l'assenza di un protocollo funzionante di monitoraggio delle utenze. Un accorgimento che, oltre a permettere di introdurre la cosiddetta tariffazione puntuale ("pago quanto produco"), consentirebbe di prendere atto dei "fantasmi" che abitano il nostro paese. Ci riferiamo ai casi di chi, pur risiedendo a Turi, non ha "perfezionato" la propria posizione tributaria e, dunque, non ha avuto accesso al kit per la raccolta "porta a porta".

 

Le lacune nelle politiche di prevenzione

Il dibattito che è nato sui social ha visto, tra i vari commenti, il confronto tra Antonello Palmisano e Graziano Gigantelli.

Il Segretario della sezione turese della Lega, ribadendo l'orgoglio per il risultato raggiunto, sottolinea che «in questi due anni, l’altra faccia della medaglia è sempre stata sotto gli occhi di tutti i turesi. Non è certo colpa di chi si è impegnato per il progetto della differenziata ma di chi sin dall’inizio non ha previsto politiche di prevenzione per evitare lo scempio che ha invaso le nostre strade periferiche». «Dovremmo avere maggiore coraggio - prosegue Gigantelli - ad investire i soldi pubblici in video sorveglianza anziché sperperarli, e non è la prima volta, per la raccolta straordinaria. Oppure impiegare denaro per aumentare i controlli sulle abitazioni esonerate al pagamento della Tari, con la speranza che i controlli siano seri...».

A stretto giro la replica di Antonello Palmisano, ex assessore all'Ambiente sotto la cui giunta è partito il servizio "porta a porta": «Mi perdonerai se non rispondo alla provocazione sulle mancate politiche di prevenzione, potrai verificare tu stesso quali azioni sono state intraprese informandoti presso gli uffici. Il Commissario conosce bene la "situazione rifiuti" giacché alcuni cittadini hanno già intrapreso iniziative di segnalazione, mappatura del territorio e persino bonifiche simboliche... Quando uno dice che a volte basta la buona volontà e nessun secondo fine».

 

Differenziare: libera scelta o dovere?

Un altro "contraddittorio a distanza" che ha impegnato l'ex assessore Palmisano è stato quello con Vito Giuseppe Zagaria, già responsabile del gruppo di lavoro Ambiente e Agricoltura di Fratelli d'Italia.

Zagaria ritiene il fenomeno dell'abbandono frutto dell'imposizione di un servizio, i cui vantaggi non sono stati adeguatamente spiegati. E a sostegno della sua tesi cita l'esempio di varie città dell'Emilia Romagna, dove la raccolta differenziata è stata presentata come un "servizio a valenza sociale" a cui aderire liberamente: «Proprio in Emilia Romagna hanno capito che con l'imposizione avrebbero avuto lo stesso risultato che abbiamo ottenuto noi, per questo in molte città emiliane si è lasciata la libera scelta ai cittadini. Chi per senso civico aderisce, riceve uno congruo sconto sulla tassazione. Chi non aderisce, non butta l'immondizia per strada, ma sono rimasti ancora i cassonetti come una volta. Anzi ti dirò di più, anche chi non differenzia può lasciare il sacchetto fuori la porta e viene ritirato ugualmente dagli addetti alla raccolta "porta porta"».

«Differenziare - ribatte Antonello Palmisano - non può e non deve essere una scelta ma una normale consuetudine ed un dovere per tutti i cittadini. Il problema delle discariche esiste ed anche se noi a Turi non lo vediamo, non vuol dire che non esista (il caso della discarica a Conversano insegna). Le discariche sono pericolose, dannose, velenose, non sostenibili nel tempo quindi non possiamo decidere se differenziare o meno, bisogna farlo e basta...».

L'assessore illustra poi le ragioni per cui "non è astuto paragonarsi a città del nord Italia". Innanzitutto, «i risultati che queste città ottengono con la raccolta di prossimità (cioè con i cassonetti) non riducono la quantità di indifferenziato e quindi, anche se quei territori sono puliti, bisogna chiedersi dove vanno a finire i rifiuti non differenziati (finiscono in discarica o negli inceneritori) e non credo sia un esempio da seguire. In secondo luogo, «al sud, mi spiace ammetterlo, non abbiamo ancora una sensibilità ambientale e sociale paragonabile a quella settentrionale (forse perché le ecomafie, il malaffare e le politiche accondiscendenti ci hanno indottrinato, per decenni, all'insensibilità, a pensare che un fazzoletto, un mozzicone, una tanica di fitofarmaco o un sacchetto abbandonato non sia poi un problema così grave e pericoloso) e quindi non possiamo affidarci al buon senso perché questo buon senso ancora non esiste».

In conclusione arriva l'appoggio a «tutti coloro che pensano che l'unica battaglia da intraprendere, nel futuro prossimo, deve essere quella contro gli abbandoni, attraverso sistemi di videosorveglianza, controlli incrociati e tolleranza zero».

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