Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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"Turi ha la pancia piena"

Vito Rossi

Vito Rossi tira le somme sulla stagione estiva e analizza i problemi irrisolti della nostra offerta turistica


Tutto esaurito a luglio e agosto, presenze record per la Sagra della Ciliegia e la Festa di Sant'Oronzo. Eppure il turismo a Turi continua a soffrire l'assenza di prospettive.

Con la chiusura della stagione estiva, siamo ritornati a parlare con Vito Rossi, presidente dell'Associazione B&B di Turi, per tirare le somme di uno dei settori, che assieme all'agricoltura, rappresenta il traino dell'economia del nostro paese.

Ai dati lusinghieri sull'afflusso turistico estivo, ormai consolidato, Rossi affianca un'analisi dei nodi irrisolti, da troppi anni. Primo fra tutti la mancanza della volontà di scommettere sul centro storico, inaugurando attività commerciali e piccoli locali di gastronomia tipica. Un passo indispensabile a "chiudere il cerchio", completando l'offerta turistica del cosiddetto "dormi e mangia".

La ragione secondo Vito Rossi è da ricercarsi nel fatto che "Turi ha la pancia piena": ha deciso di accontentarsi di quello che ha. E mentre i Comuni limitrofi utilizzano il poco che hanno per conquistare un posto nello scenario turistico regionale, Turi resta al palo, incapace di fare un passo per ottimizzare le sue potenzialità. Ad iniziare proprio dalla città vecchia, un gioiello che tutti ci riconoscono. «Solo noi - constata amaramente il presidente Rossi - non ce ne siamo accorti. Anzi siamo i primi a parlarne male, restituendo all'esterno un'immagine negativa del nostro paese che non aiuta nessuno».

 

Una stima di questa stagione estiva?

«Anche quest'anno il saldo è più che positivo. Basti pensare che, con 40 strutture presenti, nei mesi di luglio e agosto abbiamo dovuto bloccare le prenotazioni perché non c'erano più posti letto disponibili. Altro dato che fa riflettere è l'incredibile afflusso durante la Festa di Sant'Oronzo: abbiamo registrato oltre settantamila presente. Due elementi che confermano che per il periodo estivo esiste ormai un flusso consolidato di turisti che sceglie Turi come luogo in cui pernottare.

La vera sfida è quella di creare i presupposti per portare avanti questo trend positivo anche nel periodo invernale».

 

A tal proposito, come rete degli albergatori avete in mente progetti per spingere verso una destagionalizzazione del turismo?

« Le idee non mancano ma è necessario l'aiuto di tutti: è difficile realizzare un progetto comune per una realtà associativa che unisce solo 12 strutture su 40. Recentemente, nella Biblioteca di Ostuni ho assistito ad una conferenza, organizzata dal Consorzio Mediterrae, dove si è parlato proprio di questo aspetto. Si sono affrontati vari aspetti, tra cui quello dell'enogastronomia che, alla fine dei conti, è l'ingrediente base del turismo pugliese. Spunti e suggerimenti che potremmo tranquillamente fare nostri e applicare a Turi: abbiamo tutte le potenzialità per offrire al turista un'accoglienza più che soddisfacente, andrebbe solo messa la giusta cornice.

Tutti dicono che il nostro centro storico è meraviglio, solo noi non ce ne siamo accorti. Anzi siamo i primi a parlare male del nostro paese, restituendo all'esterno un'immagine negativa che non aiuta nessuno».

 

Un suo parere sul lavoro finora svolto dal Commissario?

«Ho parlato con il dott. Cantadori per poter adottare il Regolamento per il centro storico, un provvedimento già approvato dall'Amministrazione Coppi ma mai reso operativo.

Questo regolamento prevede, per i primi cinque anni, una serie di sgravi sulle tasse comunali per le attività che decidono di aprire nel centro storico. Benefici di cui finora nessuno ha potuto usufruire. Il Commissario si è impegnato ad interessarsi alla questione. Attendiamo».

 

Lei vive il centro storico quotidianamente. Esiste davvero un'emergenza sicurezza?

«Siamo ancora un'isola felice e l'attività di presidio dei Carabinieri funziona ottimamente da deterrente.

La nostra speranza è che sempre più attività decidano di scommettere sul centro storico. In questo modo si elimina definitivamente il rischio che le tante abitazioni, più o meno abbandonate, vengano occupate abusivamente, con tutto quello che ne consegue. Del resto, chi come me non ha ricevuto in eredità le case, poi trasformate in strutture ricettive, ci tiene che si conservi almeno il valore dell'acquisto e del successivo investimento per le opere di ristrutturazione.

 

Nell'ultima intervista ha lanciato l'appello alle attività ristorativa turesi ad interfacciarsi con la vostra rete dei B&B. Ci sono stati sviluppi?

«Assolutamente no. Da parte dei commercianti continua ad esserci una certa presunzione, nonostante siamo noi che pilotiamo i clienti ad andare in uno o nell'altro ristorante.

Oggi, fa male dirlo, continua ad essere trainante il sodalizio con Sammichele: se mandiamo i nostri clienti nelle macellerie sammicheline, mangiano bene e spendono poco, il che porta anche noi ad essere vincenti, perché la recensione che viene lasciata dal cliente non è basata solo sulla stanza ma soprattutto sulla parte enogastronomica».

 

Quali sono gli ostacoli che impediscono questa reciproca collaborazione?

«Temo che Turi sia un paese che "ha la pancia piena", si accontenta di quello che ha senza alcun interesse a migliorare e crescere.

Spesso si attribuiscono tutte le responsabilità alla politica. È bene ricordare che siamo noi a votare le Amministrazioni e, da vent'anni a questa parte, continuiamo a scegliere sempre le stesse persone. Non si è mai voluto accordare il ruolo di sindaco o assessore ad un vero imprenditore, qualcuno che si è costruito da solo e che sa come operare per cambiare le cose in meglio.

Altro aspetto è l'incapacità a creare un sistema tra le tante realtà associative: ognuno fa la sua sagra e la sua festa pur di mettersi la stelletta sul petto e dire "siamo i migliori". Stessa cosa vale nel settore ricettivo: abbiamo realizzato una sala colazione offrendo di condividerla con tutte le strutture del centro storico, finora hanno aderito solo tre soci.

Ancora, abbiamo proposto agli associati di avviare, con un modesto investimento, una trattoria, consapevoli che al turista che ci chiede dove possa consumare i nostri piatti tipici, non sappiamo cosa rispondere. Restiamo in attesa di una risposta».

Commenti  

 
Mino Miale
#6 Mino Miale 2018-10-11 09:13
Parlo di fatti veri anche se qualcuno storcerà il naso: un anno non molto lontano giunse un gruppo ArcheoClub di Puglia (era una Giornata FAI) e velocemente lo "portai" in alcune chiese aperte e alla Grotta; quattro passi in Centro storico e via, veloce, al Museo archeologico di Gioia del Colle -> Monte Sannace. Per il pranzo ? Ovviamente a Sammichele, ristorazione tipica e una visita al Museo della Civiltà contadina non si poteva far saltare, a chi di Cultura se ne ciba quotidianamente. Voglio dire a chi vorrà Fare l' Assessore alla cultura, Turi non conserva una Memoria storica da presentare, non ha uno straccio di museo che possa parlare dei nostri avi, del Lavoro. Di Agricoltura, di Artigianato, di Commercio. Eh... niente ... parliamo di ... Chiacchiere. Anzi nemmeno, perchè il nostro Carnevale storico stà meglio NASCOSTO, come l'eccezionale tomba di guerriero recuperata in Via vecchia Castellana !
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LGP
#5 LGP 2018-10-11 08:52
Ma se, in occasione della festa più importante di questo paese, il giorno della fiera, non c'era, all'ora di pranzo, un ristorante dove i "forestieri" di Turi si potevano ristorare, di cosa parlate?
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B.Elefante
#4 B.Elefante 2018-10-09 21:38
Vito Rossi dal di dentro,non può che fare osservazioni giuste,e acute pure. Quella di una sala colazione e ristorante tipico in comune per tutti gli ospiti in Turi, magari in funzione solo nei periodi di afflusso, è una cosa seria e significativa, perchè chi su internet sceglie dove alloggiare da importanza a questi aspetti. Anche se per il ristorante vedrei meglio una convenzione di reciproco interesse con uno già operante.
Quanto alla pancia piena è vero, ma non piena di soldi bensì piena di fatica, essendo Turi un paese altamente agricolo(di professionisti o di secondi mestieri) come Rutigliano, e con tantisimi cittadini privi di tempo e forza mentale per pensare ad altre attività, che, in effetti è chi ha tempo e... appetito a dover avviare.
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polemico
#3 polemico 2018-10-09 19:24
mi è capitato di trovarmi negli stand delle varie fiere e sagre, nei paesi più o meno vicini a Turi.Solo una volta,a Rutigliano, ho trovato un ristoratore di Turi.per il resto, zero.bisogna anche farsi conoscere al di fuori del nostro paese, ma qui la mentalità è troppo chiusa e dobbiamo ammetterlo.facciamoci conoscere,attiriamo gente di fuori senza vederli come invasori e magari, chissà...
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Monno
#2 Monno 2018-10-09 14:20
Tutto vero, ma a onor del vero bisogna aggiungere che se sono aumentati i turisti è stato anche perchè il Commissario ha fatto parlare di Turi a Isoradio per la festa della ciliegia, poi anche perchè ha fatto fare due pagine di pubblicità sulla Gazzetta del Mezzogiorno e ha mandato Turi piú volte sul tg3. Quindi ringraziamo.
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Mino Miale
#1 Mino Miale 2018-10-09 11:53
In piazza quindi all'ingresso di Via sedile abbiamo tutti notato una rosticceria, poi sempre in Via sedile una paninoteca e poi un piccolo bar: tutte attività di ristorazione che hanno chiuso VELOCEMENTE i battenti. Siamo sicuri che Turi possa definirsi Paese ospitale (nel senso turistico) e non un Paese dormitorio ? Dovremmo chiederlo alla Pro Loco, piuttosto, ai vari ex assessori alle politiche culturali, sportive e giovanili; non certo agli operatori (eccellenti) nel settore alberghiero. Qualcuno dimentica già la ricerca affannosa di ARMONIA tra la Pro Loco e le varie compagini comunali ? Quando Turi si ESPONEVA alla Fiera del Levante reggeva degnamente, comunque ! La gente si sposta sempre più per turismo culturale, religioso, eno-gastronomico, artistico... ma noi cosa avremo da proporre con Matera capitale della Cultura Europea 2019, oltre le Ciliegie, la faldacchea e se ci va bene le Percoche ? No, giusto x sapere, chi mi sà rispondere ? Grazie.
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