Domenica 21 Ottobre 2018
   
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Le strade di Turi cambiano nome. de Carolis: "Soddisfatto per metà"

don donato totire 1909-1991

Il ricercatore Stefano de Carolis: "Alcune denominazioni delle nuove strade nulla hanno a che fare con la nostra cultura e soprattutto con il nostro territorio"


Come vi avevamo anticipato, in questi giorni la toponomastica di Turi si sta rinnovando: le tante traverse e gli altrettanti vichi, anonimi e poco pratici, saranno sostituiti da intitolazioni a eventi e personaggi illustri della storia locale e nazionale.

Quasi quattro anni fa, quando la giunta Coppi propose l’idea, il turese Stefano de Carolis - Sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri, ricercatore e giornalista - fu uno tra quelli che diede il proprio contributo, segnalando nomi e luoghi meritevoli di essere ricordati.

«Il 'toponimo' - ci spiega de Carolis - è il nome proprio di un luogo geografico; la 'toponomastica' rientra nella categoria più vasta dell’onomastica, cioè lo studio del significato dell’origine di un nome proprio, sia esso di un luogo o di una persona, in quest’ultimo caso si parla di 'antroponomastica'.

L’analisi della toponomastica di un territorio avviene in primo luogo attraverso lo studio e il censimento di tutti i toponimi esistenti, consultando registri, planimetrie e attraverso lo studio dei toponimi storici, citati da fonti antiche, quali: catasti storici, atti notarili, archivi parrocchiali e comunali, con l’eventuale individuazione del loro significato e della loro origine. Mentre l'antroponomastica indaga i nomi propri, attribuiti alla cultura, alla persona e alla nascita, e ha la funzione di identificare un determinato individuo all’interno della collettività».

Fatte le necessarie premesse, entriamo nel merito dei nomi selezionati dall'ex Giunta Coppi ed approvati dalla Prefettura, ponendo qualche domanda al ricercatore turese, tirato in ballo ultimamente proprio per una delle strade proposte all'epoca: via Selvatetra.

 

Alla fine Turi avrà le sue "nuove strade". Soddisfatto dei risultati?

«Sono soddisfatto in parte, e non per simpatie o antipatie di sorta, ma per pura incoerenza, in quanto, a mio modesto parere, alcune denominazioni delle nuove strade, nulla hanno a che fare con la nostra cultura e soprattutto con il nostro territorio».

 

Tra i nomi delle vie che ha suggerito c'è anche via Selvatetra che ha lasciato perplessi alcuni cittadini. Può spiegarci il motivo della sua proposta?

«Nel 2014 venni contattato da Lavinia Orlando, vicesindaco di Turi, la quale mi invitò a proporre nomi da attribuire alle nuove strade. Contento di collaborare a questo progetto, proposi alcuni nomi di strade: via Moles da Girona, via Molino Gasparro, via Vito D’Addiego, via Don Donato Totire e via Selvatetra.

A proposito di quest’ultima ho ritenuto coerente proporla in quanto sino agli inizi del '900, a Turi strada Selvatetra era esistente (attuale via vecchia Casamassima). Tra l'altro vorrei ricordare ai meno informati che l’antico “toponimo” Selvatetra consisteva in un vasto e ricco bosco di proprietà del feudatario Venusio. Lo stesso si estendeva per circa 1000 ettari, partendo da Largo Pozzi verso il territorio di Casamassima. Il bosco di Selvatetra era fitto di vegetazione d’ogni genere e perlopiù era composto da macchia mediterranea, ed era popolato da una ricca selvaggina. Era denominato Selvatetra in quanto, essendo folto di vegetazione, i tratturi che lo attraversavano erano stretti e oscuri. Luogo ideale per le scorribande di malfattori e briganti».

 

Venendo ai personaggi della storia turese, quali nomi ha segnalato?

«Per quanto riguarda le persone legate alla storia del nostro paese, con convinzione ed estremo piacere, ho segnalato il compianto Don Donato Totire (1909-1991), sacerdote e insegnate turese, persona esemplare, che oltre alle sue nobili virtù di uomo e di prete, ha saputo proteggere e salvaguardare i beni culturali del nostro paese.

Ricordo che Don Donato (nella foto di apertura), in tempi dove non si era sensibili alla tutela dei beni culturali, era ispettore onorario della soprintendenza di Bari e, grazie alla sua tenacia e cultura, propose al Ministero della Pubblica Istruzione il vincolo architettonico della cappella di San Rocco, salvandola dall'ignoranza, dagli scempi e dal degrado.

Spero che quanto prima possa proporre ai futuri amministratori un altro illustre nome che tanto ha fatto per Turi e tanto ha dato alla cultura della nostra comunità: l’Arciprete Don Vito Ingellis (1922-2011)».

Commenti  

 
vito totire
#4 vito totire 2018-08-06 13:46
Devo ringraziare la redazione di Turi web per emozione che mi ha regalato con la foto di mio zio; don Donato per il paese ufficiale; Donatuccio per i familiari e gli amici; ho fatto io la prima proposta di intitolargli una strada; mentre è di mio fratello Gianfranco coadiuvato da sua moglie Marisa la bella mostra organizzata nel 2012 al centenario della nascita; la proposta della intitolazione fu approvata ma vedo che i tempi sono molto lunghi; ovviamente non sto ponendo problemi di primogenitura sulla proposta; ANZI DEVO RINGRAZIARE STEFANO DE CAROLIS DI AVERLA SOSTENUTA IN QUANTO LE PROPOSTE AVANZATE DAI FAMILIARI POSSONO ESSERE A VOLTE SOGGETTIVE , EMOTIVE E NON IMPARZIALI;
in questo caso il sostegno viene da fonte che ritengo anche autorevole sul piano culturale e scientifico ;
sono poi d'accordo con le altre ipotesi di De Carolis; il richiamo a "via Selvatetetra" ha il pregio di far tornare alla memoria quella che fu la realtà fisica ed ambientale dei secoli passati e potrebbe-come dire "psicologicamente" contribuire a sostenere progetti di rinaturalizzazione; uno fu avanzato dalla mia associazione in occasione della bonifica dell'amianto dalla ex-polveriera...
Sempre sulla lunghezza d'onda di Decarolis: perché non progettare la indicazione dei toponomi anche di campagna e le vecchie indicazioni viarie del centro abitato associandole alle nuove, con la formula "già via…", sapremmo molto di più della storia della comunità.
Ancora grazie alla redazione e a Stefano Decarolis.

Vito Totire
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Mino Miale
#3 Mino Miale 2018-08-02 15:55
Ecco... Fabio, abbandona il mondo spennellato dai nostri... presunti storiografi..! Scoprirai dopo i tanti xkè :-x
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B.Elefante
#2 B.Elefante 2018-08-01 18:41
Confermo. Negli atti notarili dell'ottocento la contrada "Difesa" veniva definita Selvatetra, ed era coperta da fitta macchia mediterranea, poi disboscata in buona parte e posta a coltivazione nel tempo da chi la rilevò dal marchese e/o suoi parenti. Il nome "Difesa" con cui poi la si prese a definire altro non è che l'appellativo generico con cui in ogni comune veniva indicato il territorio in appannaggio al feudatario locale, nome che credo derivi dal medesimo latino e che stava prima ancora nel medioevo a significare zona riservata e al contempo posta a fisica militare difesa del feudatario intorno al suo castello.
Infatti se si guarda la carte geografica in molti comuni si trovano indicati col termine "difesa" alcuni in punti del territorio extraurbano.
Siccome poi queste vaste zone erano appannaggio dei feudatari, erano le ultime ad essere poste a coltura e spesso su di esse si conservavano gli usi civici (pascolo, legnatico, acquatico) poi scomparsi, almeno da noi, parallelamente all'allargarsi della platea dei contadini proprietari autosufficienti.
Bravo Stefano, "carabiniere intellettuale" o meglio intellettuale-carabiniere.
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angelopalmisano
#1 angelopalmisano 2018-08-01 11:33
e don giovanni cipriani ?
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