Il Papa scrive ai detenuti del Carcere di Turi: “Continuate a pregare per me”

Papa Francesco con il pastorale di Turi

La lettera, scritta personalmente da Francesco, è giunta nei giorni scorsi a don Nicola D’Onghia


Straordinaria sorpresa domenica scorsa per i detenuti del penitenziario turese: Papa Francesco è giunto ad Ostia per celebrare la messa del Corpus Domini impugnando il pastorale da loro realizzato e consegnato al Pontefice per il tramite dell’arcivescovo mons. Pawłowski, durante la sua recente visita a Turi.

Il pastorale in legno d’ulivo, intagliato dai detenuti del carcere turese sotto la guida dell’agente penitenziario Giovanni Palmisano, ha colpito profondamente il Papa, che ha voluto, con una lettera scritta di suo pugno, ringraziare gli autori di questo dono. La lettera è giunta negli scorsi giorni a don Nicola D’Onghia, parroco di San Giovanni, nonché cappellano del carcere. Papa Francesco ha scritto di aver molto gradito il dono ricevuto perché ricco di significati simbolici: “Il bastone del pastore serve a recuperare le pecore cadute nel dirupo dove la mano non le può raggiungere, e l’ulivo è il simbolo di quella pace così necessaria a chi ha il cuore inquieto e cerca la salvezza nel perdono.” Inoltre, con le sue parole, ha abbracciato ognuno dei carcerati, incoraggiandoli: “La forza dirompente del Vangelo nessuno la può arrestare, nemmeno il carcere.” A tutti ha mandato la sua benedizione, chiedendo di pregare per sé.

Un gesto che ha commosso i carcerati e gli agenti, e che si aggiunge ai tanti doni di grazia che il Giubileo Oronziano sta recando alla comunità turese durante questo 2018.

A.G.

La lettera di Papa Francesco ai detenuti turesi