Sabato 20 Ottobre 2018
   
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Le belle 'Bigarreaux' si spaccano... E non finisce qui

Ciliegie spaccate

L'ondata di maltempo è destinata a proseguire anche nei prossimi giorni.
Si teme per le 'Ferrovie'


Le piogge che si sono abbattute sulle campagne turesi negli ultimi giorni hanno inverato l'incubo dei cerasicoltori: le ciliegie 'Bigarreaux' hanno iniziato a 'spaccarsi'. Se questo non bastasse a scurire il quadro di un'annata che era iniziata sotto rosee aspettative, secondo le previsioni meteorologiche, l'ondata di maltempo pare destinata a proseguire nelle prossime ore, rischiando di compromettere anche le 'Ferrovie", che per ora sono state risparmiate.

Inizia, dunque, la conta dei danni per i cerasicoltori che, da oggi, accanto alle operazioni di raccolta, affiancheranno quelle di selezione. Tutti le ciliegie 'spaccate', avendo come unico utilizzo la produzione di confetture, verranno scartate e, nella migliore delle ipotesi, 'regalate' ai grandi magazzini. Inutile dire che la perdita in termini economici per i produttori sarà non indifferente.

Eppure fino a martedì il panorama della stagione cerasicola raccontava una storia completamente diversa. Il prezzo di vendita delle Bigarreaux si era attestato intorno ai 3,50 euro, segnando un fisiologico calo rispetto agli 8 euro di partenza. Una cifra di tutto rispetto, dettata dalla quantità inferiore di questa varietà rispetto alla media degli ultimi anni.

 

'Ferrovia', produzione inferiore al 2017

Se l'andamento delle 'Bigarreaux' è ormai tristemente chiaro, l'attenzione si concentra ora sulla ciliegia 'Ferrovia', la varietà su cui cerasicoltori turesi ripongono le proprie speranze di guadagno.

"Parlando con gli agricoltori - racconta Vincenzo Petruzzi - molti dicono che la produzione è più scarsa dell'anno scorso. In verità è difficile parlare in termini assoluti: all'interno della stessa zona, ci sono ciliegeti in cui le gelate non hanno causato problemi e la produzioni risulta più che florida, altri che invece non sono stati risparmiati dalle avversità meteorologiche".

In linea di massima, possiamo rilevare che "le cosiddette 'zone calde', ovvero l'area verso Conversano, Casamassima e Rutigliano, hanno registrato una flessione rispetto alla stagione 2017. Situazione simile anche in parte delle 'zone fredde', come 'La Ninna' e via Gioia".

Ad ogni modo la minore quantità, a fronte di una qualità eccellente, non è detto che sia una condanna senza appello: come accaduto in questi ultimi giorni per le 'Bigarreaux', anche le 'Ferrovie' potrebbero vedere un importante aumento dei prezzi, proprio in ragione della minore disponibilità. Certo, buona parte della storia dell'annata 2018 la scriverà la clemenza del meteo ed il volume di ciliegie importate da Spagna e Turchia: se il mercato verrà invaso da enormi quantitativi di frutti esteri, sarà inevitabile che le contrattazioni subiscano una brusca frenata.

 

Vendita sul campo

Negli ultimi anni sta prendendo sempre più piede la prassi della "vendita sul campo" anche per le ciliegie. Un po' come accade per l'uva, il futuro raccolto dell'intero ciliegeto viene venduto ad una cifra forfettaria, mesi prima della raccolta.

"Abbiamo registrato - conferma Petruzzi - un aumento di questa pratica tra i piccoli produttori. La ragione è che il problema delle ciliegie è diventato quello della manodopera". Mentre prima familiari ed amici si riunivano per dare una mano nella raccolta, con le normative vigenti è diventato necessario assumere ed assicurare chiunque metta piede in un campo, con passaggi burocratici estremamente onerosi, soprattutto per chi non ha grandi appezzamenti di terra.

Si preferisce quindi vendere in blocco, a 2-3mila euro ad ettaro, lasciando al compratore tutti gli oneri connessi alla raccolta. Il compratore, a sua volta, è già organizzato con squadre fisse di braccianti, il cui costo d'impiego viene ammortizzato in ragione della quantità di ciliegeti acquistati.

 

Lavoratori stagionali, una risorsa

Con la raccolta delle ciliegie, Turi vive anche la delicata fase dell'arrivo dei lavoratori stagionali, per la maggior parte cittadini extracomunitari che sono, tuttavia, residenti in Italia da diversi anni. Mettendo per un momento da parte il dibattito su chi debba affrontare i costi dell'accoglienza, proviamo a capire le ragioni di questa "migrazione".

"Oggi la maggiora parte dei braccianti stagionali è albanese, rumena e marocchina. E sono sicuramente una risorsa per le nostre campagne: senza di loro non si potrebbero più raccogliere le ciliegie. È un falso mito - precisa Petruzzi - quello che tolgono lavoro, la realtà è che non ci sono più italiani disponibili a lavorare in campagna".

"L'imprenditore - aggiunge - è costretto a rivolgersi alla manodopera extracomunitaria, perché è l'unica presente. Bisogna spostarsi verso le zone di Mesagne e di Brindisi per trovare manodopera italiana, ma nel circondario di Turi non esiste più.

Mentre prima i ragazzi, appena finiva la scuola, si dedicavano alla raccolta delle ciliegie, anche solo per mettere da parte qualche soldo, ora non vengono più. Ci sono gli anziani, che hanno trascorso una vita a raccogliere le ciliegie ed ancora hanno voglia di farlo; tuttavia, certe volte, sei costretto a rifiutare perché, sempre in virtù delle nuove norme contro il caporalato, non puoi assumerli, visto che magari hanno già una pensione".

Commenti  

 
Realista
#1 Realista 2018-05-19 18:24
Scusate ma La Ciliegia di Turi non esiste più
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