I diritti dei braccianti per una economia migliore per tutti

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Cari concittadini e cari agricoltori,

da qualche anno a questa parte, nel nostro piccolo paese, arriva un gruppo nutrito di lavoratori stagionali per la raccolta delle ciliegie, attirati dalla possibilità di lavorare nelle campagne turesi per la raccolta. Sappiamo che i braccianti del posto non sono sufficienti numericamente rispetto alla necessità di impiego nelle campagne ed il fatto che ci siano pochi braccianti a Turi è dato da almeno tre processi: la migrazione interna al territorio nazionale (giovani e meno giovani che si spostano da Turi verso il centro-nord italiano) o all'estero, l'innalzamento dell'istruzione, seppur ancora basso, e l'aspirazione a trovare un lavoro qualificato e meglio retribuito ed infine un andamento demografico degli italiani stazionario. Se allarghiamo lo sguardo, ci accorgiamo che processi simili riguardano tutta l'Europa. Quindi il paese non è sufficiente a se stesso: ha bisogno ogni anno di manodopera a cui affidare la raccolta.

Questa situazione, che è diventata da alcuni anni palese a tutti, ci deve porre nell'ottica di capire la situazione, come una condizione strutturale e non emergenziale. La conseguenza è che possiamo e dobbiamo trattarla come tale, cominciando a ragionare non soltanto per questi due mesi, ma anche per l'anno successivo e molto probabilmente anche per gli anni che verranno.

Tale situazione può essere affrontata in diversi modi, quello che vorremmo noi si concretizza in tre punti: riconoscere l'uomo davanti a noi e non soltanto in noi stessi, riconoscere i diritti ed infine esprimere vicinanza e solidarietà a chi vive in condizione di povertà e ha bisogno di lavorare per vivere.

Franz Fanon in "Scritti politici" parlando dei nord africani presenti in Francia nella seconda metà del XX secolo, ha scritto di questo: non possiamo rivendicare l'uomo che è in noi se non siamo disposti a riconoscere l'uomo che è negli altri. Così il gesto di riconoscere l'uomo è un gesto che cancella ogni gabbia mentale razzista e vede, appunto, l'uomo. Un gesto che dovremmo praticare ogni giorno e che dovremmo fare anche con i lavoratori stagionali di origine marocchina che si affacceranno in paese. Un gesto che riconosce la loro condizione di essere stati migranti per aspirare ad una vita migliore in terre lontane, che riconosce loro di avere una famiglia, una dignità, dei bisogni e dei diritti.

Questi lavoratori stagionali sono lavoratori e anche loro hanno dei diritti definiti dai contratti collettivi nazionali. Sappiamo che gli agricoltori sono sotto il gioco di due fuochi: la produzione a basso costo del prodotto in altre aree del mondo, come la Turchia, e la speculazione dei grossisti e della GDO (grande distribuzione organizzata), come Conad, Coop, Auchan, Despar, ecc. Entrambi giocano per dare meno ad agricoltori e braccianti e massimizzare i profitti per sé. Ma questo impone un ragionamento più attento, una maggiore solidarietà con i braccianti che sono l'ultimo anello della produzione. Cioè, invece di subire la speculazione dell'alto e cercare di riprendersi un margine sui braccianti, stare insieme ai braccianti per rivendicare diritti per tutti.

Quindi è necessario che si riconoscano i diritti a questi lavoratori: non soltanto un contratto, ma anche i diritti regolati nel CPL (contratto provinciale di lavoro), in particolare l'art. 4 e art. 24, oltre che il art. 25. Questi definiscono che sono i datori di lavoro che devono assumersi l'onere di trovare una locazione per i lavoratori, e che per chi dorma in campagna, come i lavoratori stagionali, che si preveda loro un pasto idoneo o un indennizzo di 20 € giornalieri.

Il CPL di Bari definisce anche che le parti (lavoratori e agricoltori) si adoperino a sollecitare le amministrazioni locali nel trovare la migliore condizione per permanenza e condizioni sanitarie. Noi pensiamo che la migliore soluzione non sia il campo di accoglienza, ma un mutuo affitto, cioè un bando comunale a cui possono partecipare i turesi proprietari di case sfitte, da dare in locazione ai braccianti stagionali ad un prezzo calmierato. In questo modo questi lavoratori avrebbero un tetto sotto cui dormire e in cui poter vivere nel breve periodo che vengono a Turi per occuparsi della raccolta delle ciliegie.

Pensiamo che una economia che riconosca i diritti, soprattutto di chi ha meno, è una economia più florida, oltre che più giusta, poiché ci pone nell’ottica di vedere realmente chi specula sulla produzione delle ciliegie, così distribuendo la ricchezza su più persone, piuttosto che mantenerla nelle mani di poche.

COMITATO ANTIRAZZISTA WELCOME REFUGEES TURI