Martedì 25 Settembre 2018
   
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Bisogna investire nel Centro Storico

Vito Rossi

Vito Rossi: il turismo a Turi sconta l'assenza di una rete comune e di una ristorazione orientata alla gastronomia tipica


"Il vero turismo è solo enogastronomico: il 'turista tipo' che arriva a Turi appartiene alla classe media e ha come priorità quella di mangiar bene. Vuole, prima di tutto degustare i piatti tipici della nostra terra".

Vito Rossi, presidente dell'Associazione B&B di Turi, non usa giri di parole quando gli chiediamo di analizzare difetti e pregi del settore turistico del nostro Comune. Ed inizia sfatando il mito di un settore in apocalittica crisi: "I nostri B&B hanno clienti ogni giorno dell'anno. A differenza di altri luoghi come Monopoli, Polignano, che d'inverno sono costretti a chiudere per assenza di pernottamenti. Noi riusciamo a lavorare quasi tutto l’anno".

Un risultato ottenuto anche grazie alla flessibilità delle strutture turesi, che hanno la capacità di intercettare un'ampia gamma di ospiti: dagli invitati ai matrimoni, agli agenti di commercio della grande distribuzione, ai turisti che provengono da tutta Europa e anche ai turesi emigrati in Lussemburgo, Belgio e Germania che si godono, di tanto in tanto, un rientro e soggiorno nella loro terra natia. "Questi ultimi, specialmente se di seconda o terza generazione - racconta Rossi – non potendo più contare su di una sistemazione presso i propri congiunti, per il loro soggiorno in loco, scelgono le nostre strutture che sanno coniugare il massimo comfort ad un costo vantaggioso".

 

Al quinto giorno vanno via...

Accertato che il flusso di turisti è costante, Vito Rossi passa ad analizzare il primo limite del comparto turese: "I turisti ci sono. Ma il problema è che si trattengono, magari per soli tre - quattro giorni. Al quinto, pur potendo contare su belle residenze, eleganti e confortevoli, son quasi costretti ad andar via. L’offerta locale, per loro stessa ammissione, non è per niente allettante. Molti, rammaricandosene,vorrebbero soggiornare oltre a Turi ma lamentano la scarsità e la povertà dell’offerta. Le loro esigenze ci portano, in molte occasioni e nostro malgrado, a doverli indirizzare verso i paesi limitrofi. Nel nostro comune,infatti, mancano le trattorie tipiche o i ristoranti in grado di offrire soprattutto menù con piatti tipici della tradizione locale. Accade sempre che gli ospiti, appena sistemati, pongono, a chi ne cura la reception e li assiste, la fatidica domanda: “Dove possiamo mangiare bene, degustare i piatti della vostra cucina, del buon vino? E si tenga conto che loro intendono una ristorazione semplice ma forte della nostra specifica tradizione. Desiderano piatti e ricette, come noi diciamo, 'fatti in casa' o ristoranti che offrano le proprie prelibatezze preparate con prodotti tipici e della nostra terra".

"Basterebbe guardare - rimarca Rossi a conferma del ruolo fondamentale che la gastronomia riveste oggi nel settore - realtà a noi vicine, come Sammichele di Bari. Questi hanno costruito il proprio turismo sulle macellerie, pur avendo localmente a disposizione appena tre B&B.

Se fossimo più abili e capaci, noi turesi, essendo a soli sei kilometri di distanza da loro, potremmo attrarre anche parzialmente parte di quel flusso. Riflettiamo: è per lo meno singolare che a Turi pur potendo contare su ben oltre venti strutture ricettive, non abbiamo una sola macelleria attrezzata per servire a tavola della carne alla brace...".

 

Una concorrenza inutile e dannosa

Ma oltre alla carenza nel comparto della ristorazione vi è a monte una seconda e più dolente questione. Manchiamo, noi turesi tutti, della volontà e capacità di cooperare e agire insieme - uniti come operatori del settore turistico e del tempo libero. "Non un titolare di una pizzeria o di un ristorante di Turi, salvo una sola rarissima eccezione - confessa amaramente Rossi - in otto anni di attività, si è presentato spontaneamente per chiedere, dialogare, capire, per lasciare magari un suo bigliettino da visita. Per concordare, ad esempio, un pacchetto comune da proporre e mettere a disposizione dei turisti. Si gioca da soli, ognuno per proprio conto, in perfetta solitudine, magari facendosi pure una inutile e dannosa concorrenza".

"Stiamo ripetendo - aggiunge il presidente dell'Associazione B&B di Turi - lo stesso errore commesso anni fa per la zona artigianale: non c'è un dialogo tra gli addetti al settore, non si è capaci di sviluppare una necessaria sinergia, di creare tra le forze operanti nel settore un minimo di 'sistema'.

Certo si dà vita all’ apertura di un qualche nuovo ristorante o pizzeria, ma si sceglie di farlo in locali fuori dal centro storico. Perché l’ambizione magari è quella che devono poter contenere almeno cento posti a sedere. Senza rendersi conto che, in tal modo, si perde l'occasione di valorizzare il centro storico. Cosa questa, che tutti i paesi limitrofi hanno imparato a fare. E si rinuncia, cosa ancor più grave, ai benefici che sicuramente ne verrebbero dal meccanismo virtuoso dell'aggregazione spontanea. Ogni attività, si crede, debba essere distante l’una dall'altra e si finisce per isolarsi. Si diventa così poco appetibili per il turista, che è sempre in cerca di un luogo pieno di gente, vivo, animato. Aprire un locale l’uno accanto all'altro non vuol dire affatto penalizzarsi, ma al contrario: più si è vicini, più gente si riesce ad attrarre, più ci si garantisce e ci si avvantaggia reciprocamente".

 

Non si vive di eventi

"Non si può contare, per incentivare il turismo, su dei soli ed isolati eventi. Ad esempio, gli importanti appuntamenti come la Sagra della Ciliegia e la Festa Patronale, per quanto ottimamente organizzati e realizzati, da soli non possono soddisfare una domanda di turismo che sia duratura e larga. Sono appuntamenti importanti che certo permettono di avere, in un breve lasso di tempo, magari un picco di fatturato, ma lasciano il tempo che trovano. Realizzano, infatti, a volte due soli giorni di ricca festa, che, dopo il botto, vedono il paese per il resto dell'anno triste e silente.

Ci vuole, a parere del presidente dell’Associazione B. & B. Rossi, un minimo di continuità nel corso di tutto l’anno, in modo che gli eventi più importanti facciano da traino e siano in grado di “poter realizzare, nel centro storico, una vocata zona turistico-commerciale. Un centro storico dove si concentrino più locali possibili e dove le attività commerciali realizzino un’offerta appetibile al turismo. L’Amministrazione Comunale, dal canto suo, dovrebbe agire da sostegno, sviluppo e promozione, con apposite iniziative di detassazione e di incentivo, in una efficace coazione con gli imprenditori privati".

A Turi si può fare tutto

Nonostante i limiti fin qui evidenziati, Rossi e la categoria che rappresenta non ci stanno a far parte del coro dei disfattisti: "Possiamo vantare un centro storico bellissimo che incanta tutti i suoi visitatori. Abbiamo luoghi e siti di grande interesse storico e artistico. Possiamo far valere la tranquillità e vivibilità dei nostri luoghi che tutti apprezzano e invidiano. Le nostre tradizioni, la cultura e la capacità di accoglienza della nostra gente sono grandi risorse a cui possiamo largamente attingere. Non dobbiamo comprare e né inventarci nulla. Dobbiamo però essere capaci di saper vendere quel che abbiamo. Dobbiamo, di quanto ci è stato donato, farne nostro punto di forza".

"Basta - conclude Rossi - con la solita litania secondo cui a Turi non è possibile fare nulla. A Turi se vogliamo, se sappiamo, possiamo essere in grado di giocarci il nostro futuro, scommettendo e valorizzando il nostro territorio. Possiamo farcela credendo nel Turismo quale grande e rara opportunità, senza però improvvisare, con impegno ed energia".

Commenti  

 
gino
#3 gino 2018-05-03 11:08
ma perche' non vendiamo le ciliegie ognuno fuori la porta della propria abitazione, magari ognuno di noi facendo la promozione del prodotto o la promozione dello stesso come meglio crede?
finirebbero gli speculatori e anche le ciliege
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B.Elefante
#2 B.Elefante 2018-05-02 21:21
SUPERARE LA BARBARIE SPECULATIVA
L'analisi di Vito Rossi è del tutto e assolutamente condivisibile.
Da tempo ho espresso l'idea di una sagra della ciliegia permanente, cioè invece di una grossa occasione che finisce per attirare la gente principalmente per un cantante di grido, ponendosi in inutile e improduttiva concorrenza con analoghe iniziative di paesi vicini, attivare continui appuntamenti ogni sabato e domenica con vendita diretta delle ciliegie(occasione che poi potrebbe con tinuare ancora con altri frutti per tutta l'estate), e al contempo in tali occasioni attivare luoghi ove servire prodotti tipici locali, con stand molto più semplici e gratuiti per i produttori(di proprietà comunale o di una associazione seria e trasparente tipo la proloco) e ristoratori,
(questi ultimi ovviamente operanti anche in loro locali specifici), e non più a pagamento di diverse centinaia di euro da corrispondere a chi , senza alcun resoconto amministrativo e fiscale li affitta per somme talmente ridotte che non ha il coraggio di rendere note.
Per avviare un tale percorso finalizzato al benessere di tutti e non più al profitto di pochi mestieranti della politica e delle feste, e di cui quanto da me indicato è solo una delle possibile iniziative, occorre far croce con interventi comunali miranti solo a foraggiare speculatori e garantirsi palchi politico elettorali ; e poggiarsi invece sui diretti interessati come Vito Rossi, i produttori agricoli tutti, gli esercenti liberamente e gratuitamente partecipanti senza essere intimiditi, i giovani artisti.
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LGP
#1 LGP 2018-05-02 14:48
Come quando,qualche anno fa, mi è capitato di venire a Turi e il giorno della vigilia della festa patronale (S. Oronzo), per l'ora di pranzo,non ho trovato nessun ristorante aperto.
Dopo estenuante girovagare per la "città di Turi", per puro caso e dopo aver chiesto per favore, un ristorante ... mi ha aperto la porta.
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