Sabato 23 Giugno 2018
   
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Gelo e vento. Danni per le ciliegie?

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Vincenzo Petruzzi rassicura: "Si è avuta una fioritura che, ad oggi, ci permette di essere ottimisti"


Neve, gelate improvvise e per concludere intense raffiche di vento. A ridosso dell'inizio della stagione cerasicola ci si trova ad interrogarsi su quanto le condizioni meteorologiche avverse abbiano influito sulla buona riuscita del raccolto. Quel raccolto su cui i coltivatori turesi investono gran parte delle proprie risorse e speranze.

Seppur con la giusta dose di prudenza, Vincenzo Petruzzi, voce autorevole del comparto agricolo, pare ottimista e, nell'intervista che ci ha rilasciato, ci spiega che al momento non si sono registrati danni per la ciliegia Ferrovia, la principale varietà turese. Per un bilancio complessivo ed obiettivo, tuttavia, bisognerà attendere ancora un paio di settimane.

La conversazione si sposta poi sulle dinamiche del mercato globale, che inevitabilmente condiziona quello locale, e sulla possibilità del coltivatore di difendersi. Si apre così il capitolo delle cooperative, che "non sono nel DNA dei turesi" e, in passato, hanno "peccato di pigrizia" - e quello dell'agognato marchio DOP (Denominazione di Origine Protetta).

 

La neve e le conseguenti gelate hanno compromesso la stagione cerasicola?

"Le gelate hanno provocato qualche danno solo nelle zone dove era in atto la ripresa vegetativa, penso a quelle ai confini con Rutigliano e Conversano, e solo alle varietà precoci, come le Bigarreau. Per le varietà più tardive, come le ciliegie Ferrovie, al momento non si è verificato nessun problema. È ancora tutto da vedere".

 

È prematuro fare pronostici sul tipo di annata che ci aspetta?

"Certo, siamo ancora nella fase dell'impollinazione, quella più delicata. Possiamo dire che negli ultimi dieci giorni abbiamo avuto condizioni climatiche favorevoli: giornate asciutte che hanno consentito alle api di lavorare bene. Quindi si è avuta una fioritura che, ad oggi, ci permette di essere ottimisti".


E per quanto riguarda i prezzi?

"Anche in questo caso è troppo presto per sbilanciarsi. Sarà il quantitativo di prodotto che arriverà sul mercato a determinare il prezzo. E non possiamo più solo basare le stime sulla produzione locale, va fatto un discorso globale: le ciliegie arrivano dalla Spagna, dalla Turchia, dall'Ungheria e da vari paesi dell'Europa. Corrono voci che la produzione ortofrutticola della Spagna abbia avuto numerosi danni a causa del gelo, ma sono tutti elementi che andranno verificati. Chiaramente, più prodotto verrà immesso nel mercato, più basso sarà il prezzo che i nostri coltivatori riusciranno ad ottenere".


Il mercato locale, dunque, risente di quello globale. Costituire una cooperativa che unisca tutti i produttori potrebbe essere una soluzione per difendersi?

"Le cooperative sono state un esperimento più volte praticato ma sempre fallito. In parte perché c'è una questione di DNA: il turese non ha nei suoi cromosomi la mentalità cooperativistica, l'agricoltore raccoglie le sue ciliegie e le vende a chi offre il prezzo migliore in quel momento. In parte anche per colpa di chi le ha amministrate cinquanta anni fa, quando c'erano modi e tempi per poter emergere. Presi dalla pigrizia non si è saputo guardare in prospettiva.


In che senso?

"A Turi abbiamo avuto tre cooperative: quella olivicola e quella vinicola sono fallite. Resiste solo la cooperativa ortofrutticola, che fu costituita quando ancora non c'erano i commercianti. Nel momento in cui, però, i commercianti hanno iniziato ad esserci e a crescere, non si è avuta la lucidità per fare il salto di qualità: non ci si è attrezzati per la commercializzazione diretta del proprio prodotto, cercando di utilizzare i finanziamenti pubblici, a cui all'epoca si ebbe accesso, per innovare la filiera. Si è restati a Turi e ci si è accontentati. Nel frattempo i commercianti si sono strutturati, si sono imposti su qualsiasi logica cooperativistica ed oggi sono in grado di dettare legge, fare cartello ed imporre i prezzi delle ciliegie come quelli di tutti gli altri prodotti".


Si può porre rimedio a questa pigrizia del passato?

"Oggi è difficilissimo. I commercianti di ciliegie o di ortofrutta che abbiamo in zona sono così organizzati che non è più possibile competere. La ciliegia va raccolta, lavorata, conservata e venduta. Per fare questi passaggi sono necessarie strumentazioni ed infrastrutture costose. Tra l'altro i grandi magazzini non lavorano solo sulle ciliegie ma sull'intero comparto ortofrutticolo, andando incontro alle richieste della grande distribuzione, che ha bisogno di qualcuno che garantisca un quantitativo stabile di più prodotti. Non possiamo immaginare che la grande catena di supermercati stia dietro ad una cooperativa che per 20 giorni all'anno porta un solo prodotto. Infine, la cooperativa compra solo le ciliegie idonee, a differenza del grande commerciante che prende qualsiasi tipologia, perché poi sa in quale mercato piazzarla".


Cosa ne pensa della Denominazione di Origine Protetta per la nostra ciliegia Ferrovia?

"È solo una questione di prestigio. Si avrebbe un valore aggiunto se la vendita del prodotto DOP fosse controllata direttamente dai produttori, cosa che da noi non accadrà mai proprio perché non siamo organizzati per gestire l'intera filiera. In questo momento, anche avendo il marchio DOP, devo comunque conferire le ciliegie al grande commerciante, che non è detto debba riconoscermi un prezzo superiore.

Tra l'altro le ciliegie sono di per sé difficili da gestire: essendo un prodotto deperibile, appena raccolte vanno vendute; non si ha il tempo di immagazzinarle e introdurle sul mercato quando le condizioni sono favorevoli come può accadere per altri prodotti come il Parmigiano Reggiano o le mele Melinda.

Se il produttore di ciliegie vuole avere reddito si deve organizzare. Deve cambiare il suo modo di operare ottimizzando al massimo le operazioni di trattamento e quelle della raccolta, che è il capitolo che incide maggiormente, selezionando gli operai e mettendoli nelle condizioni di lavorare al meglio".


A proposito di trattamenti, quanto è praticato a Turi il cosiddetto "anticipo" e perché?

"L'anticipo a Turi è molto diffuso e la ragione non è solo quella di accelerare la produzione di qualche giorno. Il motivo principale è che questo trattamento spinge la pianta ad entrare più velocemente in vegetazione e a far fiorire contemporaneamente sia la varietà impollinatrice che quella che deve essere impollinata. Normalmente, infatti, le varietà che danno polline fioriscono un po' prima di quelle che devono ricevere il polline, come ad esempio la ciliegia Ferrovia. Con questo trattamento si crea un sincronismo tra le due varietà e si determina un aumento della quantità di produzione".

FD

Commenti  

 
B.Elefante
#1 B.Elefante 2018-04-10 20:43
La DOP non serve?
Se davvero non servisse ce l'avrebbero già data anzichè farci una guerra globale.
Sfugge a Vincenzo Petruzzi che per poter comemercializzare ciliegie DOP, come "Ferrovia di Turi" occorre che le forniture da immettere in mercato siano certificate da un organismo, scelto da noi...., e quindi che il commerciante(operante in Turi e in nessun altro luogo) abbia le fatture di acquisto di quelle ciliegie da noi produttori. Noi che vedremmo indiscutibilmente riconosciuto il valore delle ciliegie ferrovia locali: assaggiate e riconosciute dal consumatore, da lui richieste alla distribuzione, e dalla distribuzione al commerciante, e dal commerciante reperibili solo da noi a Turi!
Le DOP fasulle i governanti(piddimi, o leghisti che siano) le danno a sindacati agricoli e false cooperative quando servono a ingrassare parassiti e affamare ulteriormente i produttori. Ma quando si accorgono che ci sono produttori veri con prodotto veramente di qualità e soprattutto con idee chiare e messe nero su bianco a propria difesa, allora si coalizzano tutti contro questi produttori "malati di testa" che vogliono guastargli l'ordine.
Ultimni arrivati nell'accozzaglia parassitaria di casta i falsi penatastellati che parlano in un modo e agiscono al contrario...!
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