Domenica 22 Ottobre 2017
   
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Annalisa Rossi direttrice dell’Archivio di Stato a Genova

Annalisa Rossi

La nostra concittadina turese Annalisa Rossi dirigerà l’Archivio di Stato a Genova. Alla Rossi è stato conferito il prestigioso incarico di direttore.

 

Congratulazioni per il suo nuovo incarico. Un orgoglio per Turi. Quali saranno le sue mansioni?

“Grazie per le congratulazioni e per l'attenzione che mi riservate. Dal 17 luglio sono Direttore dell'Archivio di Stato di Genova: sono in ruolo con qualifica dirigenziale per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo (MIBACT). Il ruolo prevede la responsabilità della conservazione del patrimonio documentale conservato presso l'Istituto, la promozione della conoscenza dello stesso presso gli studiosi e presso ciascun cittadino, italiano o estero, che desideri avervi accesso (quindi obblighi di apertura al pubblico e di assistenza e accompagnamento alla consultazione, a più livelli di 'expertise', dello stesso), la valorizzazione del patrimonio stesso (quest'ultima va dalla spinta a tutte le iniziative di studio, digitalizzazione, produzione di strumenti di corredo e di studi specialistici ad hoc alla promozione e organizzazione di eventi istituzionali e interistituzionali capaci di proporre al territorio l'Istituto e il suo patrimonio non come una roccaforte chiusa della memoria, ma come fucina di quella identità collettiva che solo la narrazione storica, correttamente fondata, può strutturare stabilmente e corroborare”.

 

Quali gli obiettivi da raggiungere?

“Gli obiettivi attengono alla missione istituzionale degli Istituti di conservazione, ai quali ho fatto cenno nella risposta precedente. Personalmente, tengo molto ad avvicinare il pubblico dei 'non addetti' ai luoghi della memoria e alla sedimentazione documentale della stessa. Per fare questo, l'archivio deve essere in grado di 'scendere in piazza', di stare tra la gente, di vivere tra le persone e con le persone. Questo non significa certo trascurare il pubblico degli studiosi, anzi! Personalmente, ritengo che la cultura abbia bisogno di diffondersi per essere generativa di significati sociali reali: un saggio accademico, insomma, deve avere i necessari contrassegni di scientificità e, nel contempo, deve trovare i canali e i mezzi per fare in modo che certi contenuti, adeguatamente mediati, ma pur sempre rigorosi nella loro validità scientifica, arrivino al pubblico dei 'non addetti ai lavori'. Mi piacerebbe riuscire a produrre risultati interessanti lungo questa direttiva di senso”.

 

Come arriva questo importante successo?

“Questo risultato è figlio di anni, decenni direi, di 'lacrime e sangue', di sacrifici di ogni genere, di investimenti di risorse, energie, tempo, di vita insomma. La nomina e il conseguente incarico rivengono dal superamento di un concorso del 2007: avevo 33 anni, avevo già nel curriculum 7 anni di insegnamento di Lettere al Liceo (di Rutigliano e Mola di Bari  - ora sono due scuole diverse) ed ero appena passata, a fronte di una selezione, a lavorare presso l'amministrazione scolastica regionale (Ufficio Scolastico Regionale, dove ho speso 10 anni della mia attività lavorativa, 3 presso l'Ufficio Territoriale di Bari - ex Provveditorato agli Studi, 7 presso la Direzione Generale), con compiti di coordinamento delle scuole del territorio regionale su varie aree, con particolare riferimento all'integrazione scolastica e all'inclusione, alla valutazione (dalla valutazione dell'apprendimento alla valutazione di sistema), alla documentazione e ricerca educativa, alla comunicazione istituzionale. Tuttavia, nel cuore, sempre un fuoco acceso: il primo amore per la ricerca e lo studio delle fonti manoscritte, latine e greche. Mi sono laureata in Lettere antiche, con orientamento filologico,nel 1996 e, a seguire, ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Fonti scritte dell'Antichità e del Medioevo, oltre a numerosi percorsi di perfezionamento, di specializzazione  di ricerca, in Italia, in Europa, negli USA, tra cui anche l'Archivio Segreto Vaticano e la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica dell'Archivio di Stato di Bari. L'esperienza nella scuola ha aggiunto interessi e aperto nuovi spazi, certo, ma non ho mai abbandonato gli interessi originari per lo studio e la ricerca, continuando a pubblicare contributi (saggi i riviste scientifiche e miscellanee, monografie, contributi a congressi scientifici nazionali e internazionali, ecc.). Nel contempo, a seguito di eventi che sarebbe troppo lungo rammentare in questa sede, ho insegnato per 10 anni Paleografia Latina (la mia disciplina di elezione, "la scienza delle scritture antiche" attestate nelle fonti scritte dall'età antica all'età moderna) presso la Scuola di Achivistica, Paleografia e Diplomatica dell'Archivio di Stato di Bari: se il giorno in cui l'allora Direttore dell'Archivio di Stato di Bari, dott. Giuseppe Dibenedetto (che è la sola persona che mi sento di ringraziare oggi, da questa posizione, per aver sempre creduto in me senza farsi condizionare dalle logiche perverse dell'Accademia - nelle quali io non potevo rientrare, non essendo blasonata -  e per avermi stimolata a cogliere opportunità che neanche conoscevo), mi chiamò per chiedermi se volevo assumere l'insegnamento di Paleografia presso la Scuola non avessi avuto il coraggio di accettare, prendendomi la responsabilità di ' rompere' con un percorso e un contesto accademici che tanto mi avevano dato dal punto di vista culturale e scientifico e altrettanto non mi avevano fatto crescere dal punto di vista professionale, oggi non sarei qui a raccontarvi questa storia! Lacrime e sangue dicevo dapprima: il mio percorso, dalla scuola in poi, è stato sempre ad ostacoli e, senza falsa modestia, posso affermare, ormai, che devo solo alla mia caparbietà e alla mia forza personale e al sostegno della mia famiglia (che non è mancato neanche quando per la famiglia sono venuti tempi difficili) il risultato. Ci sono dei bivi ai quali devi scegliere da che parte vuoi stare: la via dello sguardo fiero è spesso quella più difficile, ma, se non soccombi durante la navigazione, o alle Indie o in America arrivi (mi si perdoni il riferimento a Colombo, obbligato, direi!)”.

 

Quando parliamo di Archivio di Stato pensiamo anche a tanti segreti o documenti non pubblici. Quali curiosità e documenti importanti ci sono a Genova? 

“Genova conserva gli autografi e le mappe di Cristoforo Colombo; gli archivi notarili più antichi al mondo (il notariato è nato qui), tutta la storia del Banco di S. Giorgio (la banca più antica del mondo) - digitalizzata e accessibile da un link sul nostro sito; gli originali dei trattati di politica internazionale fra le potenze europee dal medioevo in poi, gli authentica degli imperatori bizantini...e molto altro per un totale di più di 30 km lineari di documenti (senza considerare quelli non ancora schedati, i depositi, le sedi distaccate di Campi e del Palazzetto 'Criminale') nella sola sede monumentale del Complesso di S. Ignazio, che si trova sulla collina di Carignano, che sovrasta il centro, già sede quattrocentesca della famiglia patrizia dei De Franceschi, nella cui villa 'di campagna' è alloggiato attualmente, poi intrecciato con l'adiacente, e successiva , residenza della famiglia dei Fieschi (un altra famiglia nota del patriziato genovese) e poi sede del complesso gesuitico di S. Ignazio (la chiesa, sconsacrata, del complesso è adesso la nostra monumentale ed elegantissima sala convegni!)”.

Il Conservatorio è un altro importante incarico. Cosa può dirci? 

“La nomina come membro esperto MIUR nel CdA del Conservatorio di Monopoli, nel 2015 e, quindi, come Vicepresidente, nel 2016, è un altro frutto della mia spericolata capacità di andarmi a buttare in sfide sempre nuove. L'ho ottenuta partecipando a una selezione nazionale di esperti, bandita dal settore AFAM del MIUR e, superatala, entrando nella rosa di nominativi tra i quali i Ministri (uso il plurale per via dei cambi) individuano i destinatari di incarico presso le varie Istituzioni AFAM. Anche in questo caso, la chiamata di verifica della disponibilità a essere nominata, ricevuta dal Gabinetto del Ministro nella primavera del 2015, mi colse di sorpresa! "vola solo chi osa farlo" dice il gatto Zorba in un passo di 'Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare" di Sepulveda: è proprio così! Anche in questo Paese funestato dalle logiche clientelari è possibile crescere professionalmente senza scendere a compromessi e senza invocare l'aiuto di questo o di quell'altro! SI PUO' FARE! Basta essere disposti a studiare, tantissimo e senza sosta, a fare tutte le esperienze culturali e professionali, a rideterminarsi continuamente, a non avere paura, a mettersi in gioco e a sbattere le porte, anche quelle delle stanze importanti, quando al di là di esse la dignità personale, i valori etici e il profilo culturale e professionale sono offesi o umiliati! SI PUO' FARE se le spalle sono larghe e se si è disposti a sacrificare tempo e danari di giovanili sollazzi a costruirsi e a migliorarsi. Mi piacerebbe che la mia esperienza e il mio percorso fossero una testimonianza positiva per i giovani ragazzi: perché non si perdano davanti a un 'no' e perché non si facciano circuire dai 'sì, se..'. Grinta, forza, determinazione e tanto, tantissimo studio: le competenze sono la sola forza!”

 

Parliamo di Turi che sarà sempre più lontana. Come ce lo descrive dal punto di vista sociale, culturale, economico?

“Vengo da un lungo e complesso percorso di esperienze internazionali: Turi è sempre stata 'lontana' fisicamente, eppure questo non mi ha impedito, in alcuni periodi, di spendermi per il territorio con l'attività di diverse associazioni di promozione culturale e turistica. La distanza fisica non significa distanza affettiva!

Descriverla sarebbe lungo e complesso e in ogni caso ritengo che la nostra comunità non abbia bisogno di giudizi categorizzanti.

In generale, se devo individuarne una caratteristica negativa, di certo l'autoreferenzialità: spesso si scambia la promozione dell'identità territoriale e la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale, sociale, antropologico (con tutto il suo portato di credenze, tradizioni, prassi, ecc.) con la difesa a oltranza di un passato non sempre glorioso, con l'etica del 'si è sempre fatto così', con l'apologia del campanile a ogni costo, anche quando il campanile è indifendibile o la difesa stessa diventa un deterrente per lo sviluppo! Le risorse (umane, professionali, naturali, sociali, materiali, ecc.) del nostro territorio e della nostra comunità vanno riconosciute e capitalizzate senza il timore di aprirsi e di confrontarsi, senza il timore di cambiare: restare nella 'zona di confort' non genera cambiamento e senza cambiamento non si produce innovazione!

Se devo individuarne una caratteristica positiva, di certo la ricchezza, da ogni punto di vista. Il potenziale è alto: occorrerebbe transitare, aristotelicamente, dalla potenza all'atto”.

 

Come valuta l'attuale amministrazione e il sistema politico locale? 

“Non credo che un incarico, per quanto prestigioso, abiliti a giudizi aprioristici e generici.

Mi piacerebbe che la politica in generale, a partire da quella nazionale, e, quindi, tantopiù quella locale, avesse una visione: per essere amministratori pubblici, politici e classe dirigente, occorre, a mio parere, oggi più che mai una visione che si nutra dei valori del servizio pubblico, ormai smarriti e sfilacciati nelle pieghe di una 
Cosa pubblica non più percepita come propria dalla comunità nazionale e dalle comunità locali. Bisogna ripartire dalla coesione, che etimologicamente, significa 'adesione - con/ connessione - con". Occorre, a mio parere, ai vari livelli, una visione che riparta dalla persona tra le persone e dal suo bisogno di sentirsi riconosciuta nelle relazioni, da quelle 1 a 1, a quella 1 a molti, a quelle con le Istituzioni. In questa direzione, la costruzione quotidiana di una cultura, ovvero di una 'esperienza interna della bellezza' può salvarci. Credo che questa sia la via, anche per chi si occupa di finanza, tantopiù in sistemi complessi e globali come quelli che ci troviamo ad abitare e a governare.

Un grazie particolare a mio padre (che non c'è più da 12 anni) e mia madre (che si arrabbierà moltissimo per questa citazione pubblica!): pilastro autentico della mia vita! Senza di loro, nulla sarebbe stato possibile; senza di lei, nulla lo sarebbe ancora”.

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