Giovedì 19 Ottobre 2017
   
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Carceri, le promesse non mantenute della Regione

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Ogni tanto il Consiglio Regionale della Puglia vota degli ordini del giorno con cui si impegna a mettere in campo iniziative che interessano il sistema penitenziario pugliese, che soffre di un drammatico sovraffollamento di detenuti, tra i più alti della nazione (3500 presenze a fronte di 2400 posti disponibili), a cui si contrappone la carenza di poliziotti penitenziari di almeno 500 unità

Iniziative ed impegni che nulla possono di fronte alla politica penitenziaria nazionale, vedi sfollamento od interventi normativi che sono di competenza del governo nazionale. 

Quando poi la Regione Puglia è stata investita per cose serie e concrete come la costruzione di un nuovo "penitenziario modello" a Bari, per cui erano stati stanziati 45 milioni di Euro, abbiamo avuto l’ex governatore Vendola che si è fermamente e fieramente  opposto, nonostante il parere favorevole del presidente della provincia e del sindaco della città di Bari Emiliano.

Detto ciò la Regione Puglia ha competenza sui penitenziari pugliesi per alcune questioni tra cui la sanità ed i trasporti.

Per quanto riguarda i trasporti, il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, maggior sindacato di categoria, grazie all’interessamento del Movimento 5 Stelle, nei mesi scorsi  fu ascoltato dall’apposita commissione regionale al fine di prevedere l’apertura di un posto fisso presso l’aeroporto di Bari, considerato il flusso di traduzioni aeree con i detenuti che vengono poi smistati nelle carceri della Puglia e della Basilicata.

Da anni sia l’amministrazione penitenziaria che la prefettura di Bari per motivi di sicurezza hanno chiesto ai Dirigenti di Aeroporti di Puglia un piccolo spazio attrezzato per custodire i detenuti in arrivo o in partenza, che negli anni sono aumentati a dismisura.

Che la richiesta si corretta ed importante lo si rileva da un intervento del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che, negli anni scorsi, invitò i dirigenti degli aeroporti di Puglia a trovare lo spazio richiesto.

Nonostante ciò i dirigenti hanno sempre negato tale spazio con motivazioni non corrette, a partire dal numero degli aeroporti che sul territorio nazionale prevedono un posto fisso per la polizia penitenziaria, poiché, secondo loro, sarebbero quasi inesistenti, mentre il SAPPE ha affermato invece che ve ne sono molti (Lamezia Terme, Napoli, Bologna, Roma, Milano Linate, Malpensa, Palermo, Catania, Venezia, Treviso), più altri autorizzati ma non operanti. 

Nonostante ciò la commissione regionale prendendo per buoni i dati dei loro dipendenti ha chiuso la vicenda, non tenendo in considerazione le argomentazioni del SAPPE, dell’amministrazione penitenziaria, degli organi di governo che si interessano di sicurezza.

Quella sicurezza che si è molto attenuata da quando la cura dei detenuti è passata dall’amministrazione penitenziaria a quella regionale.

Infatti da allora sono esplosi i ricoveri e le visite specialistiche presso le strutture ospedaliere da parte di  centinaia di detenuti anche pericolosissimi, che giornalmente escono dalle carceri per patologie che potrebbero essere ben curate in carcere.

In questo caso abbiamo chiesto più volte al Presidente della commissione sanità consigliere Romano di essere ascoltati per affrontare la criticità sanitaria e per proporre dei rimedi, ma inutilmente.

Il consigliere Romano ci ha sempre promesso la convocazione che non è mai arrivata, nonostante la delicatezza e la complessità della problematica.

Eppure se la Regione Puglia lo volesse qualcosa si potrebbe fare da subito, poiché a Lecce è stato firmato un protocollo tra la Dirigente Generale dott.ssa Melli e il Dirigente del Carcere dott.ssa Russo che viene incontro alle esigenze di coniugare una migliore assistenza sanitaria ai detenuti, con i problemi di sicurezza inerenti l’uscita dei detenuti dal carcere per essere accompagnati presso le strutture ospedaliere.

Bastava estendere il protocollo firmato a Lecce alle altre ASL della Regione; questo avremo voluto dire al consigliere Romano e che vogliamo ora chiedere al Presidente Emiliano.

Se invece di prendere posizioni di facciata, che nulla possono produrre, ci si sforzasse di raccogliere i suggerimenti degli addetti ai lavori, si farebbe un servizio migliore alla comunità e si tutelerebbe meglio il bene e la sicurezza pubblica.

Il Segretario Nazionale

FEDERICO PILAGATTI

Commenti  

 
vito totire
#1 vito totire 2017-07-03 21:50
Argomento difficile , quindi meglio affrontarlo che rimuoverlo; quando ci si confronta su un tema difficile,sui rimedi, non tutti sono d'accordo; a me piace una società col più basso tasso di carcerazione possibile ma questo obiettivo non si raggiunge con le dichiarazioni di principio non seguite dai fatti; consiglio a tutti di leggere "La salute disuguale" di M. Marmot che descrive le enormi differenze dei tassi di carcerazione (a calare) tra USA, Gb e Islanda...Come raggiungere i tassi islandesi? Marmot argomenta come una società più equa "produce" più salute, più coesione, meno criminalità; ma se la classe politica non ha intenzione di perseguire questi obiettivi è disonesto scaricare gli effetti sulle persone detenute e sui lavoratori penitenziari; se il territorio pugliese "deve" carcerare 3500 persone lo stato deve garantire 3500 spazi adeguati per esseri umani (gli studi di prossemica peraltro indicano che la carenza di spazio può incentivare la aggressività); se la stima delle unità di personale necessario è di 500 persone in più rispetto alle attuali, non garantire questo standard significa scaricare "illegalmente" fatica fisica e mentale sui lavoratori penitenziari come , peraltro, e purtroppo, vediamo in termini di sofferenza e reazioni da distress;
a me è capitato come ispettore del lavoro di intervenire su un eccesso di straordinari dei macchinisti delle ferrovie(con buoni risultati attraverso una disposizione vincolante indirizzata al datore di lavoro); perché i lavoratori penitenziari invece non devono poter contare su un organo ispettivo autonomo dal ministero di grazia e giustizia?
Sono lavoratori di serie B? Per me no, per i governi degli ultimi decenni, invece, evidentemente si; CHE QUESTO SIA IL MOMENTO BUONO PER DISCUTERE DI UNA VERA ED EQUA RIFORMA?
Parliamone.

Vito Totire,
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