Venerdì 15 Dicembre 2017
   
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La debolezza degli agricoltori e la speculazione sulle ciliegie

ciliegie.corriere

La produzione delle ciliegie a Turi ha un volume quantitativo che supera le 100 mila tonnellate, e nella sua raccolta, selezione e vendita sono impegnate qualche migliaia di persone. Ogni anno le campagne sono brulicanti di braccianti e coltivatori diretti che per sei o otto ore, mattina e pomeriggio, sono impegnati nella raccolta del frutto. L'impegno per la coltura della ciliegia dura tutto l'anno.

Il frutto, in particolare la varietà Ferrovia, sembra essere molto sensibile alle condizioni climatiche, oltre che particolarmente prelibata per le sue qualità organolettiche così da avere un valore nel mercato superiore alle altre varietà. Probabilmente è quest'ultima la causa che spinge gli agricoltori locali a predigerne la produzione rispetto al totale.

Ma se la ciliegia, nei mercati locali e internazionali, ha un valore di vendita molto alto, quasi ogni anno sembra che si presenti un malcontento generale da parte dei produttori, resi insoddisfatti dalla loro raccolta. Il malcontento sarebbe incentrato non sulle variazioni climatiche, bensì sul prezzo all'acquisto fissato dai grossisti e mediatori e si parla di speculazione.

Perché i coltivatori hanno un guadagno sempre più marginale sulla loro produzione? Chi è che compie una speculazione sulla produzione della ciliegia? Quali sono le condizione che sono cambiate?

Bisogna partire da alcuni dati. Settimane fa, quando la raccolta della Bigarreaux si stava esaurendo, procedeva quella della Giorgia ed era appena cominciata la raccolta della Ferrovia, il prezzo dell'acquisto da parte dei grossisti per la prima, la Bigarreaux, era di 1 €/kg mentre le rivendevano a 3,5 €/kg. Come mai uno scarto così alto? La risposta de La Pernice, gli unici dei grossisti a rispondere alle nostre domande, è stata che il vento, avendole danneggiate, ha costretto ad una selezione massiccia, con un forte scarto; inoltre la produzione è stata abbondante, da avere un surplus, facendo lievitare il prezzo a ribbasso. In ultimo il danneggiamento del frutto ha portato ad un ritiro degli stock di vendita alle aziende di distribuzione, poiché arrivavano – riferiscono - marce e quindi invendibili.

Ma se i danni del vento basterebbero a spiegare il prezzo basso della Bigarreaux, non è così per le altre due qualità, la Giorgia e la Ferrovia, che non hanno subito danni. Queste sono state acquistate dai grossisti rispettivamente, la Giorgia a 2 €/kg e la Ferrovia, prima a 4 €/kg e poi a 2 €/kg, ed in questi giorni a 1,5€/kg mentre venivano rivendute a 3,5/4 € il kg la prima e fino a 6 €/kg la seconda.

Per capire come sia possibile questo scarto tra acquisto e vendita abbiamo bisogno di fare un passo indietro e cercare di osservare l'intera filiera produttiva dall'alto, così da scoprire chi siano tutti gli attori attivi nel processo, dalla produzione al consumo.

Alla base della nostra piramide ci sono la moltitudine di braccianti che offrono la loro forza lavoro per la raccolta, compresi i trattoristi, e tutti i lavoratori impegnati nella produzione. Subito dopo ci sono gli agricoltori, che nel lavoro di tutto l'anno, svolgono il lavoro più importante, quello che permetterà che il frutto cresca numeroso fra gli alberi. Sugli agricoltori ci sono da dire un paio di cose. Gli agricoltori turesi, come ci ha fatto notare il tecnico agronomo Nico Catalano, sono molto frammentati e quindi deboli nelle trattative. Essendo interessati da una piccola produzione, ciascuno di loro vende indipendemente dal prezzo fin tanto che conviene raccogliere. Se ci fosse stato il latifondo o una cooperativa che consorziasse gli agricoltori, questi avrebbero più potere di vendita, negoziando il prezzo del prodotto. Inoltre, ulteriore fattore di debolezza, una parte degli agricoltori non sono impegnati nel lavoro della campagna full time (a tempo pieno), cioè sono coltivatori con un altro impiego. Se da una parte questo implica una loro maggiore sicurezza nell'avere un reddito stabile e meno incerto come quello derivante dall'agricoltura, dall'altra li fa essere meno attenti alle soluzioni da approntare alle difficoltà del mercato, della speculazione o delle innovazioni di raccolta, produzione e vendita. Quello che si verifica a Turi è che si predilige l'attegiamento del "pic, maledit e subt" (poco, maledetto e subito), piuttosto che una visione più lungimirante.

Inoltre nella produzione di ciliegie non ci sono i soli coltivatori turesi o italiani, ma anche grossi produttori turchi, che immettono sul mercato una ciliegia, di qualità inferiore, ma altamente concorrenziale considerati i costi bassissimi della forza lavoro.

In questa condizione di debolezza, i sei grossisti che lavorano sul territorio, hanno gioco facile, negoziando il prezzo della ciliegia non con gli agricoltori ma con la Grande Distribuzione Organizzata (GDO come Auchan, EuroSpin, Conad, etc.). Nella nostra piramide, i grossisti sarebbero immediatamente dopo gli agricoltori, con il lavoro di selezione, confezionamento e trasporto del prodotto ed in alto la GDO che possono apportare qualsiasi prezzo fintanto che c'è domanda.

A questa speculazione, mediamente più di tre volte il prezzo minimo della ciliegia, gli agricoltori dovrebbero cominciare a discutere su come arginarla, cominciando prima di tutto a mettersi insieme e rendersi conto che una economia che rispetta i diritti è una economia più stabile e vivace, che si può definire un prezzo minimo di acquisto ma questo passa dall'incremento della propria forza contrattuale, prima di tutto con i grossisti, su cui non sappiamo se facciano cartello, ma sappiamo che non gli serve farlo. Il miglioramento dell'economia locale passa attraverso una economia che sul territorio, non soltanto turese, ma prima di tutto meridionale, accorci la filiera da produttore a consumatore, così da rendere più vantaggioso l'acquisto per i cosumatori e più redditizia la vendita degli agricoltori.

Commenti  

 
B.Elefante
#1 B.Elefante 2017-06-11 16:57
Centomila quintali, magari 150 mila,fra raccolte e non raccolte....; non centomila tonnellate.
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