Sabato 21 Ottobre 2017
   
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I braccianti marocchini e le vite nelle campagne

Braccianti nei campi di pomodoro (fonte GuidaSicilia.it)

Siamo stati al piccolo accampamento di fortuna eretto nei pressi del cimitero di Turi dai migranti,  arrivati da tutta Italia per venire a lavorare nelle campagne turesi durante la raccolta delle ciliege. Dalle immagini dei primi giorni l'effetto è molto diverso: ci sono molte più tende da campeggio, macchine che fungono anche da giaciglio e incerate che diventano coperture per la notte. Il bagno resta molto usato, ma c'è soltanto un wc. La protezione civile e il Comune hanno finalmente installato quattro tende, ma non ci sono i materassi e i migranti dormono per terra; sono state portati i conteiner con le docce, ma non c'è l'acqua calda.

Mentre passiamo e ci avviciniamo a qualche extracomunitario, i più si stanno riposando seduti sul muretto o nelle loro "abitazioni", mentre altri si lavano o chi può parla al telefono. É un aggregato molto vivace di lavoratori che cerca di vivere dignitosamente con il lavoro e che conosce già l'Italia, ma restano comunque molto lontani dalla propria terra. Le loro dimore sono molto distanti da quella che può essere la nostra idea di casa, come per loro. Ci avviciniamo per fare loro qualche domanda, così parlo con A. che ci fa fare un giro dell'accampamento e ci spiega la situazione, con M. e due suoi amici, ed infine con un giovane poco più che diciottenne e T., marocchino che viene dalla Calabria.
È cominciato il Ramadam e dopo una giornata di lavoro ogni bracciante di religione islamica non tocca cibo e acqua fino al tramonto del sole, perchè è il periodo di purificazione. M. è steso su uno stuoino a riposarsi al fresco e risponde felice alle nostre domande. La prima cosa che ci dice è che lui lavora con un regolare contratto, e come lui anche gli altri; prende quaranta euro a giornata. Gli chiedo se ci siano o meno caporali e lui non sa cosa siano. Quando l'abbiamo chiesto ad A., il giorno prima, lui mi ha risposto che a Turi non ci sono caporali, sapendo bene cosa siano in quanto sarebbe a conoscenza della loro presenza in altre campagne pugliesi. Tutti mi hanno risposto le stesse cose: hanno un contratto, non hanno problemi con i padroni e il rapporto che hanno è come con qualunque altro; qualcuno è simpatico e qualcun'altro no. Il giovane che ho incontrato il terzo giorno, con piglio vivace, dopo esserci chiariti su cosa sia il caporalato, mi dice che non c'è sfruttamento, che al massimo i coltivatori gli chiedono di restare qualche minuto in più, ma come farebbe chiunque, e a loro la cosa non dispiace. La maggiorparte di loro non avevano avuto in precedenza alcun contatto con i padroni, ma li hanno incontrati in piazza e nel loro rapporto, mi ha specificato A., non ci sono stati mediatori. M. mi aggiunge che qualcuno di loro, degli agricoltori turesi, è anche venuto nel campo a prendere contatto direttamente con i lavoratori.

La maggiorparte dei migranti sono del Maghreb, marocchini, e in questo viaggio per la Puglia, mi racconta T. li ha seguiti qualche senegalese invitato dagli stessi che sono venuti dalla Calabria. Risiedono in Italia da svariati anni, alcuni addiritura da venti. T., uno di questi, vive a Cosenza dove ha una casa in affitto.

Continuo a parlare con M. Che mi racconta dei suoi figli in Marocco e con il suo lavoro tutte le stagioni per le molte campagne in Italia, manda loro dei soldi a casa. É a tutti gli effetti un contadino, un bracciante agricolo. T. invece, mi dice che lui sa fare molte cose e quando racconta il suo punto di vista e la sua condizione, con esattezza ci svela un mondo a noi non troppo distante: <<faccio anche la potatura. Bisogna saper fare tutto, se no come campi, mica puoi rubare>>.

Commenti  

 
B.Elefante
#1 B.Elefante 2017-06-11 17:10
IL VERO CAPORALATO
Finalmente uno che ha constatato in modo direttO e documentato quello che era fin troppo facile dedurre già dal fatto che queste persone qui ci vengono in ordine sparso: cioè il fatto che non esistono caporali relativamente a questi lavoratori stranieri.
Amministratori di falsa sinistra e populisti di destra paraleghista dovrebbero occuparsi( se ne hanno il coraggio) dei veri caporali quelli che operano da sempre qui da noi presso le più grosse aziende, che si fanno pagare in soldi o altro per chiamare al lavoro , praticando vere e proprie estorsioni. Estorsioni alla pari di quelle di chi fa il prezzo a piacimento dopo aver svuotato le ciliegie e reso impossibile la loro ripresa da parte del produttore taglieggiato.
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