Martedì 12 Dicembre 2017
   
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La polemica sulle ong e le vite in mare

Medici senza frontiere

In questi giorni su i giornali e le televisioni nazionali è imperversata la polemica sulle ONG (organizzazioni non governative) operanti nel Mediterraneo centrale, a largo delle coste libiche. La polemica è partita da due fuochi di diversa natura: il rapporto interno di Frontex e le dichiarazioni pubbliche del procuratore capo di Catania, Carmelo Zuccaro.

Fuochi di diversa natura che hanno portato a notevoli strumentalizzazioni, risposte delle ONG e solidarietà a quest'ultime da un vasto mondo della società e del mondo cattolico. Se la prima fonte è stata ripresa principalemente dal Blog di Beppe Grillo per travisarla, le dichiarazioni del magistrato hanno avuto un effetto spropositato e un tono di accusa, anche se come lo stesso Zuccaro ha espresso sono prive di prove. Scrivendo su di esso, il quotidiano il Manifesto nella prima pagina del 28 Aprile, ha titolato «Procurato allarme», chiarendo che le dichiarazioni sono personali: «A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti. So di contatti. Un traffico che oggi sta fruttando quanto quello della droga. Forse la cosa potrebbe essere più inquietante. Si perseguono da parte di alcune Ong finalità diverse: destabilizzare l’economia italiana per trarne dei vantaggi».

Se non ci sono prove per sostenere queste accuse, anche per il primo grado di giudizio, non solo sarebbero personali ma avrebbero l'effetto di inquinare il dibattito pubblico sulle politiche di accoglienza e soccorso, portando una logica del sospetto nei confronti delle ONG.

Ad oggi l'indagine che il magistrato sta portando avanti non ha capi di imputazione, né indagati; è solo conoscitiva, ma è appena iniziata e non ha prodotto nessun giudizio. La dichiarazione sarebbe così "fuori dall'ordinamento", come ha dichiarato il presidente del Senato Pietro Grasso, ex magistrato. Quest'ultimo recatosi a Palermo la settimana scorsa si è espresso con queste parole sul caso: «Bisogna parlare delle indagini quando sono concluse non quando sono in corso».

Le dichiarazioni di Zuccaro sono state poi riprese principalmente dal Movimento Cinque Stelle, Fratelli d'Italia e Lega Nord per attaccare le stesse organizzazioni che stanno operando nel mar Mediterrano. In particolare sul caso si è espresso il vice presidente della Camera del M5S, Luigi Di Maio, il quale si è dichiarato contrario ad un atteggiamento ipocrita nei confronti delle ONG, volendo disvelare una presunta opacità che c'è sull'impegno delle stesse, finendo per chiamarle "taxi del mare", come ha scritto il Blog di Beppe Grillo.

Cosa è Frontex?

Frontex è un'agenzia per la gestione della cooperazione internazionale alle frontiere esterne degli Stati membri dell’Unione europea. In particolare coordina la cooperazione fra gli Stati membri in materia di gestione e controllo delle frontiere esterne, fornisce assistenza nella formazione professionale delle guardie in servizio, nei controlli, nei pattugliamenti e nella vigilanza (non esistono, insomma, agenti del Frontex).

Cosa dice il rapporto di Frontex?

Il quotidiano inglese Financial Times ha pubblicato il rapporto interno dell'agenzia Frontex, nel quale la stessa critica le ONG di fungere da pull factor (fattore di attrazione) nei confronti dei migranti che partirebbero dalle coste libiche, così da incentivarne i flussi. Ma come ha fatto notare il sito di informazione indipendente Dinamopress, nello stesso rapporto l'osservazione viene rivolta anche alla Guardia Costiera italiana e a tutti gli attori operanti nel Mediterraneo centrale, rilevando l'insufficienza delle politiche di soccorso dall'unione europea sulle coste libiche; ed inoltre le ONG non verrebbero mai chiamate "taxi del mare".

Cosa sono le ONG e di cosa si sta parlando?

Sullo stesso sito con esplicito e lapidario titolo nei confronti del vice presidente della Camera, "l'infame", l'intellettuale Bifo Berardi scrive: «Secondo gli organismi preposti al lugubre conteggio, nel corso dell’anno 2016 sono annegati nel mare mediterraneo 6.000 migranti, in fuga dalla guerra in Siria o da Boko Haram o dalle torture nei campi di concentramento che prima gestiva Gheddafi adesso qualcun altro non sappiamo bene chi».

Quello di cui si sta parlando è la possibilità di salvare o meno i migranti nel loro spostamento verso "una terra di speranza", come ci racconta un migrante in Italia, nel tentativo di raggiungere le coste di Malta o del nostro Paese. L'impegno delle Ong sarebbe proprio quello di soccorrere le navi a rischio o in pieno naufragio, quando già sono partite dalla Libia. Infatti, esse pattugliano più di seicento chilometri quadrati di costa dalle dodici miglia marine. La loro presenza così vicina alla Libia li permette di essere più velocemente nel punto del naufragio, a differenza della Guardia Costiera italiana, che stazionando a largo delle coste maltesi impiega dieci ore per raggiungere il punto.

Ma nonostante siano diverse le ONG impegnate da alcuni anni in questa operazione (Medici senza frontiere, Proactiva open arms, Sos Méditerranée, Moas, Save the children, Jugend Rettet, Sea watch, Sea eye e Life boat), i morti in mare sono ancora molti. Ciò che le stesse riportano è che il loro è un dovere dettato dal diritto del mare e dal diritto internazionale, il quale li pone a soccorrere i naufraghi e a portarli in un porto sicuro, non solo il più vicino ma anche il più sicuro dal punto di vista dei diritti dei rifugiati, quindi l'Italia e non certo la Tunisia.

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