Lunedì 23 Ottobre 2017
   
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La vergogna di Borgo Mezzanone

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Il giorno di Pasquetta, la nostra delegazione di Sinistra Italiana di Turi (composta tra gli altri dal consigliere Vito Notarnicola), ha aderito alla marcia contro il caporalato insieme a tante altre associazioni, volontari (da Amnesty International ed Emergency alla Fondazione Migrantes e Aiab)  semplici cittadini (300 a quanto pare o poco più) e a Rifondazione Comunista di Turi (presente anche il vicesindaco Lavinia Orlando). Ci siamo recati presso il “Ghetto dei Bulgari” , baraccopoli abitata da circa 250-300 braccianti a Borgo Mezzanone, uno dei principali simboli del caporalato, dove qualche mese fa, un ragazzo di venti anni ha perso la vita per un violento incendio causato da una stufa mal funzionante.

Grazie a salari da sfruttamento (a volte 30 euro per 10/12 ore di lavoro) e grazie all’aiuto dei cosiddetti “caporali”, gli imprenditori possono produrre a prezzi competitivi sul mercato, la popolazione può risparmiare, mentre i lavoratori trovano in qualche modo una possibilità di sopravvivenza; anzi, spesso per i giovani che non parlano l’italiano il caporale diventa l’unica alternativa ad un sistema italiano incapace di garantire una degna accoglienza. È la commistione di tutti questi elementi che da vita a una società parallela che vive secondo regole proprie, diverse da quelle che reggono la società civile e che garantiscono a tutti il diritto alla dignità o a volte anche solo di vivere.

Il corteo ha percorso circa otto chilometri prima di arrivare in una strada dove non c’era nulla né a destra né a sinistra, solo sterminati campi di grano, carciofi e asparagi con qualche macchina di passaggio con il conducente che ti guarda male e a volte brontola anche per questo corteo che turba il silenzio di quei posti. Si perché quello che ti entra dentro durante il tragitto, oltre al vento freddo, è la sensazione di isolamento che ti entra nelle ossa.

Arrivati al ghetto si riesce a comprendere che isolamento, caporalato e ghetti sono le tre sorelle che governano questi luoghi, novelle moire che giocano col destino di questa umanità di scarto.

Tra baracche ammucchiate l’una accanto all’altra, ci sono molte grandi latrine che spezzano la monotonia dei rifiuti sparsi qua e là all’interno del campo; l’amianto è presente e lo si vede ad occhio nudo. La marcia si è conclusa con la richiesta di istituire un tavolo regionale per dare vita ad un presidio nazionale contro il caporalato.

Alla marcia era anche presente, a titolo personale, il segretario generale Spi Cgil Puglia, Gianni Forte. La sua presenza mette ancor più risalto alla sensazione che hanno avuto un po' tutti: A Borgo Mezzanone c’erano solo sparute delegazioni locali (tra cui anche le nostre). Dove sono i dirigenti dei partiti? Dove sono le rappresentanze sindacali e di categoria? Ci sarebbe piaciuto, per una volta, sentire maggiormente la loro presenza e magari camminare insieme a loro. Poco importa; Marco Omizzolo, Leonardo Palmisano, Stefano Catone e Giulio Cavalli, intellettuali impegnati da anni sul tema hanno fatto comunque sentire la voce di chi non accetta questo sistema mafioso e vuole sradicarlo fin dalle radici. È questa la buona politica, la partecipazione alle decisioni che riguardano la collettività. La Marcia contro il Caporalato è stato un momento importante di un impegno politico più vicino ai cittadini. Da parte nostra è solo l’inizio. Ci auguriamo che anche chi è mancato oggi possa riflettere ed essere coinvolto più direttamente nelle battaglie politiche.

Sinistra Italiana di Turi

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