Martedì 12 Dicembre 2017
   
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Scoppia il freddo improvviso. Danni per le ciliegie?

Vincenzo Petruzzi alla Sagra della Ciliegia del 2010

Temperature in altura prossime allo zero, forte vento di maestrale e onde alte che prendono a schiaffi la scogliera, quasi a voler sbeffeggiare la primavera ormai inoltrata. Come se fosse uno scherzo della natura. Sarebbero in realtà gli effetti dell’uomo che ha scherzato un po’ troppo con la natura, e questa poi si scatena. Ma questo argomento merita una trattazione a parte.

Parliamo invece di questa improvvisa corrente di aria fredda, che ha impanato di nevischio persino il Subappenino dauno.

Naturalmente il primo pensiero è rivolto alle ciliegie di Turi. Per questo abbiamo bisogno di una voce autorevole, quella di Vincenzo Petruzzi, che nell’intervista a seguire, rassicura i turesi: “Questo maltempo improvviso non farà danni”. E ci spiega le motivazioni, anticipando i risultati di questa annata cerasicola. E non solo.

L’intervista-conversazione prende una piega quasi romantica a un certo punto, quando Vincenzo Petruzzi deve necessariamente illustrarci il processo di fioritura e di formazione della ciliegia, per spiegare i fattori esogeni che possono incidere o meno nella maturazione del frutto.

Vincenzo Petruzzi, come la mettiamo con questo freddo improvviso? C’è da preoccuparsi?

“Ma no. Non crea problemi perché siamo già nella fase inoltrata della allegagione e la ciliegia ormai si è formata. I veri nemici del frutto sono la grandine e la pioggia torrenziale. Se fossimo vicini alla fase della maturazione certo, a quel punto anche il freddo farebbe danni. Dobbiamo augurarci che questo freddo, ma anche la grandine e la pioggia forte, non capitino tra 15 giorni. Ora però siamo in una fase tranquilla, la maturazione ha bisogno ancora di un po’ di tempo”.

 

E se fosse accaduto un mese fa?

“Beh sì, perché la fase più delicata è quella della fioritura e appunto della allegagione (che abbiamo superato), ossia l’impollinazione e la formazione della ciliegia…”.


Come l’embrione quando comincia a formarsi e che è la parte più delicata…

“Esatto, proprio così. Ma in questa fase, ripeto, possiamo stare tranquilli”.

Che stagione cerasicola prevede?

“A livello di produzione si può già intuire che sarà una stagione che definiamo a macchia di leopardo: ci sono zone ricche di ciliegie e altre invece vuote. La Bigarreaut è la varietà precoce e la trovi un po’ dappertutto. Mentre per la Ferrovia si prevedono zone vuote. Nel complesso non sarà un’annata piena come quella di due anni fa, nel 2015, che fu eccezionale, e le ciliegie erano dappertutto. Quest’anno tuttavia andrà meglio dello scorso anno (che non ce n’erano), ma ripeto, sarà a zone”.

Questa macchia di leopardo da cosa dipende?

“Da quando sono fiorite, poiché le ciliegie non fioriscono tutte nello stesso giorno. Diciamo che tra una contrada e l’altra, nella stessa campagna turese, ci possono essere persino dieci giorni di differenza. L’impollinazione dura circa due giorni, e se in quei due giorni il tempo non è stato favorevole e non c’è stata l’ape che ha lavorato, allora in quella determinata zona non ci saranno ciliegie abbondanti”.

L’ape è un insetto fondamentale…

“Certo! Soprattutto per la ciliegia Ferrovia. Mentre le altre varietà immesse sul mercato sono autofertili e non hanno bisogno del polline di altre varietà, la Ferrovia ha invece bisogno del polline di altre varietà. È come nel concepimento umano: due giorni massimo, poi anche se fecondi la donna non resta incinta… la ciliegia è proprio così… se in quei due giorni la Ferrovia ha condizioni climatiche favorevoli e c’è l’ape che sposta il polline da un fiore all’altro, allora il concepimento andrà a buon fine… altrimenti, niente! (sospira Petruzzi, come a dire “c’ha ma fa!”).”

 

Lei ci restituisce un’immagine molto romantica, ci racconta l’affascinante processo della maturazione dei frutti come quello di un concepimento umano. La natura ci somiglia…

“È proprio così”.

Che prezzi possiamo prevedere?

“I prezzi delle ciliegie sono strettamente legati alla produzione della frutta di quel periodo, ma non solo a Turi, bensì nel contesto globalizzato in cui ci troviamo. Dalle notizie che possiedo, so che la Spagna quest’anno ha una buona produzione di frutta, come penso anche la Turchia. Quindi immagino che non avremo prezzi elevati, come accade quando non c’è frutta sui mercati e nelle aziende. Invece avremo frutta dappertutto: più quantità e più il prezzo cala, che non è positivo per noi e per i nostri produttori.
Anche la produzione di albicocche ed di fragole vive un’annata straordinaria”.

Ogni anno si torna sulla stessa polemica, ma allora si può sapere come si diventa competitivi?

“Noi come Italia non saremo mai competitivi, siamo destinati a sopravvivere, perché abbiamo un costo della manodopera elevato, un costo dell’acqua alto, un costo produzione complessivo elevatissimo, e non solo per le ciliegie. Noi non possiamo utilizzare prodotti e farmaci che da noi non sono consentiti. Certo, produciamo prodotti di qualità e di grande salubrità, è vero, ma le regole non sono uguali per tutti i concorrenti, come quelle delle etichettature che proprio da oggi saranno obbligatorie per i prodotti caseari. Di fatto i controlli sono blandi. E siamo penalizzati da paesi come la Turichia e il Marocco, che schiavizzano i contadini pagandoli 5 euro al giorno e lavorano 12 ore, senza visite mediche e niente. A noi un contadino costa 60 euro alla giornata. La Spagna non ha burocrazia, mentre a noi la burocrazia ci fa perdere giornate lavorative, e come imprenditori ci fa aumentare i costi degli operai. In Spagna investono e ingrandiscono le aziende, qui invece se parli coi produttori ti diranno che vogliono chiudere, perché restano piccoli e non possono espandersi per poter essere competitivi nel mercato globalizzato”.


Non c’è soluzione?

“No. Non solo nel campo agricolo, è anche in quello industriale, tanto è vero che le fabbriche, sia fisiche che legali, si delocalizzano in Polonia o all’estero. E perdiamo pure il gettito fiscale ai danni dello Stato. Sembra un meccanismo irreversibile”.

Ma il governo nazionale può intervenire o no?

“Certo, ma non è mai intervenuto e non interviene. Il problema è essenzialmente politico. Ad esempio con la legge sul caporalato ci hanno creato ostacoli. Io non sono contrario alla legge, per carità nessuno deve schiavizzare i lavoratori, i diritti sono sacrosanti, ma la legge è fatta male e complica dal punto di vista burocratico. Già siamo svantaggiati rispetto a Spagna, Turchia, Unghieria dove si producono tante ciliegie, così è la fine. Non riusciamo ad avere reddito da investire negli anni successivi”.

La mandorla può sostituire la ciliegia?

“Non esageriamo. È una alternativa che comporta meno manodopera e di conseguenza meno burocrazia, con potatura e raccolta meccanica”.


Sta crescendo molto…

“Cresce perché la frutta in guscio è tanto richiesta sul mercato, soprattutto per i benefici sulla salute alimentare. Ma i vantaggi sono altri: per raccogliere 1 ettaro di ciliegia hai bisogno di 150 giornate, per 1 ettaro di mandorle hai bisogno di 10 giornate. E il costo della manodopera la nostra piaga, e per questo la mandorla conviene.

Inoltre la mandorla non spacca, non hai problemi climatici, ha bisogno di poca acqua, non necessita di trattamenti (si può fare tranquillamente in biologico e i vermi non attaccano), e soprattutto, ripeto, richiede molta meno manodopera.

Inoltre gli alberi si mettono stretti e hai una produzione superiore. È una buona alternativa.

Invece le ciliegie le devi raccogliere una a una, e dobbiamo pure adattarci agli extracomunitari che ne raccolgono poche e le raccolgono male”.

La mandorla crescerà?

“Crescerà ancora”.

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