Martedì 17 Ottobre 2017
   
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Il carcere di Turi è poco sicuro

Carcere di Turi

Porta la data dello scorso 29 marzo la lettera sottoscritta dal Vice Segretario Regionale Vito Moretti, del Coordinamento Sindacale Penitenziario di Puglia. La comunicazione elenca in maniera puntuale le moltissime "pecche" della casa circondariale di Turi, problemi che si riscontrano da anni sia a livello strutturale che a livello di sicurezza, sulla cui risoluzione i vertici competenti non sono mai adeguatamente intervenuti.

Carenze strutturali.  Non serve certo un sopralluogo con tecnici ed esperti per riscontrare che il carcere è in uno stato di allerta in primis per quanto riguarda la struttura. Come si legge nella lettera, le pareti necessitano di un'urgente tinteggiatura, l'arredamento risulta completamente usurato e distrutto. Ma lo stato di degrado è così avanzato da non applicare neppure le più elementari norme di igiene: le finestre infatti sono piene di escrementi di volatili che continuano a nidificare sui cornicioni, generando un odore a dir poco nauseabondo.

Scarsa sicurezza. La nota del sindacalista Moretti contesta inoltre la scarsissima sicurezza, che in una struttura di quel genere dovrebbe essere la priorità, relativa in particolare alla prima e alla seconda sezione detentiva. I problemi maggiori sembrano essere due: la mancanza dei cancelli di sbarramento che isolino i poliziotti penitenziari dai detenuti e la  questione del locale docce che nella prima sezione non funziona. Per questa ragione, la mattina e il pomeriggio, gruppi di detenuti della prima sezione devono attraversare un corridoio per poter fare la doccia presso il locale adibito della seconda sezione. Un rischio quotidiano davvero troppo grande.

Non mancano difficoltà anche in merito alle operazioni di sorveglianza a causa della mancanza di personale, circostanza che costringe  gli agenti in turno a a diventare "sentinelle tuttofare". Si legge infatti nel testo della lettera: «la sentinella deve espletare servizio, in quattro o cinque postazioni lavorative contemporaneamente che qui vi elenco: 1) garitta 1; 2) garitta 2; 3) garitta 3; 4) passeggio detenuti [...]; 5) vigilanza del campo sportivo".

Videosorveglianza. In ultimo, viene sottolineto che il servizio di videosorveglianza notturno non sostituisce certo delle vere sentinelle: «La videosorveglianza non risolve affatto la mancanza di personale, quindi sarebbe opportuno e/o preferibile che gli addetti alle sezioni detentive rimangano nelle loro postazioni lavorative fisse; meglio avere un agente sul piano che un servizio di ronda (l’agente sul piano riesce a percepire il minimo rumore, soprattutto una chiamata notturna in caso di malore [...]».

Ciò che davvero serve, dunque, è un incremento di personale all'interno della struttura.  La comunicazione ufficiale del dott. Moretti pone l'accento su una realtà drammatica e che riguarda non solo Turi ma un po' tutta l'Italia: dal sud al nord, la mancanza del personale penitenziario si configura come una grande e grave emergenza di cui si parla sempre troppo poco.

Commenti  

 
vito totire
#1 vito totire 2017-04-11 14:06
Ritengo utile raccogliere l'appello lanciato(o mi pare meglio dire reiterato) dal coordinamento sindacale penitenziario; mi occupo di carceri nell'ambito di una associazione che monitorizza alcune situazioni locali attraverso la lettura critica dei rapporti semestrali della Ausl; intanto dunque mi chiedo cosa dice l'ultimo rapporto semestrale sul carcere di Turi e quali interventi esso proponga; qualche volta a rinforzare alcuni rapporti è intervenuto, legittimamente il sindaco in qualità di autorità sanitaria locale; NON VEDO PERCHE' NON POSSA FARLO ANCHE IL SINDACO DI TURI AMMESSO CHE IL RAPPORTO LO ABBIA LETTO;
il documento del coordinamento è importante:
1) anzitutto non pone solo problemi che riguardino i lavoratori ma anche le persone detenute; infatti il documento fa riferimento ai rischi del mancato o tardivo soccorso;questo richiamo è meritevole di encomio per i lavoratori che peraltro ambiscono a non occuparsi solo di "custodia" ma anche di reinserimento (come chiede la Costituzione); 2) il documento ripropone la vexata questio del sovraccarico di lavoro (insostenibile e potenzialmente patogeno per gli agenti);da lunghi anni suggeriamo ai lavoratori di questo comparto di fare propria una nostra proposta: che la condizione di lavoro venga collocata sotto la vigilanza della Ausl con i relativi poteri di disposizione e prescrizione dei servizi territoriali di medicina del lavoro; è l'unica strada perché al superlavoro, al distress e ai rischi subìti venga data una risposta adeguata;
è doveroso parlarne in generale perché gli agenti vanno sottratti alla "logica" di essere lavoratori di serie b; poi che questo appello appello riguardi il carcere dove furono rinchiusi gramsci, Pertini, Lisa ed altri ci deve far riflettere: per essere coerenti con la Costituzione e per far diventare gli agenti operatori del reinserimento e non della mera "custodia" occorre che vengano garantite condizioni "umane" ; viceversa il disagio lavorativo complica i problemi e le relazioni;
grazie al Coordinamento di aver buttato il (l'ennesimo!) sasso nello stagno.

dr.Vito Totire
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