Lunedì 23 Ottobre 2017
   
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Olive, ciliegie e uva da tavola: agricoltura turese piegata dal clima

Antonello Palmisano

 

Il bilancio dell'Assessore Antonello Palmisano


Il periodo che va da metà ottobre alla prima metà di dicembre è tradizionalmente dedicato – almeno in Puglia – alla raccolta delle olive. Quest'anno tuttavia, sin dalle prime settimane, è stato chiaro a tutti, agricoltori e produttori, che l'annata non sarebbe andata per nulla bene. Affrontiamo l'argomento con l'Assessore all'Agricoltura Antonello Palmisano.

Assessore, può già fare un primo bilancio su come è andata la raccolta delle olive?
«L'annata è andata un po' così a causa del clima che ha influenzato negativamente un po' tutte le colture, l'ulivo è solo l'ultimo in ordine di arrivo dopo le ciliegie e l'uva da tavola. L'annata è stata particolarmente piovosa e questo, per quanto riguarda l'ulivo, ha prodotto una caduta prematura delle olive e piccoli episodi di mosca. La qualità non è stata quindi eccellente come l'anno scorso, così come anche la quantità. È un'annata non so se da dimenticare o da ricordare, in modo da attuare degli interventi per l'anno prossimo».

A quali interventi si riferisce?
«Gli interventi possono essere fatti a più livelli: possono essere fatti a livello di politiche agricole, comunitarie, nazionali, regionali fino ad arrivare a noi».

Per quanto concerne la realtà locale cosa sarà fatto dall'anno prossimo per evitare che si ricrei questa situazione?
«Quest'anno, come anche lo scorso, ci siamo mossi con la richiesta di calamità, ma in realtà il problema è sempre quello, cioè la Legge che non ci permette di chiedere calamità qualora l'evento climatico sia la pioggia, perché la pioggia è un fenomeno assicurabile. Si sta cercando di agire con le politiche nazionali, in collaborazione con alcuni Comuni come Mola e Noicattaro, per intervenire sul Decreto Legislativo n.102 del 29 marzo 2004: questo è un livello di intervento politico su cui muoversi. Stiamo poi cercando, attraverso l'approvazione del Documento Programmatico sulle Calamità, con i Comuni limitrofi di programmare una serie di interventi di sostegno per fronteggiare tutti quegli eventi climatici che hanno messo in ginocchio l'agricoltura del territorio. Un altro tipo di intervento sono le protezioni contro la pioggia, c'è da dire tuttavia che è una procedura fattibile ma costosa e che spesso non porta a grandi risultati; lo stesso discorso vale per le grandini. Bisogna quindi cercare una soluzione, pensare, studiare a tutti i livelli. Occorre coinvolgere tutti, la parte politica, i tecnici, le Università ma anche e sopratutto le aziende agricole medie e grandi che devono fare studi a riguardo, ricerche riguardanti piante o frutti resistenti a questi nuovi climi che non sono più eventi straordinari. A causa della frequenza con cui questi eventi si ripetano, a me personalmente cominciano più a non sembrare eventi straordinari: possono diventare prevedibili. È passata la fase in cui il clima sta cambiando: il clima è già cambiato e bisogna organizzarsi di conseguenza. È inutile fare braccio di ferro con la Natura, tanto vale prevenire. Coloro che hanno i mezzi, a livello nazionale, ci dovrebbero aiutare a capire: noi ci muoveremo a riguardo con la Regione Puglia. Dall'altro lato, da parte di aziende agricole e produttori, ci deve essere la capacità di accettare questa nuova realtà e di sapersi adeguare».

Una crisi importante, sopratutto considerando il carattere prettamente agricolo del nostro territorio. Occorre fare dunque qualcosa al più presto per salvaguardare un'agricoltura che è per noi identità oltre che fondamentale base per la nostra economia.

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