Sabato 21 Ottobre 2017
   
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A Turi c’è un carcere. Qualcuno se n’è accorto!

 

Il Vescovo e le autorità all'uscita dal carcere


Visita del nuovo vescovo Favale in occasione del Giubileo dei Carcerati
Che fine fanno i detenuti una volta fuori?


Il Giubileo della Misericordia si conclude con il Giubileo dei Carcerati. “Non chiamiamoli così! Questa parola è troppo dura, sono amici, fratelli, sono il nostro prossimo”. Queste le parole, tra le altre, che il Vescovo Giuseppe Favale della nostra diocesi di Conversano-Monopoli ha pronunciato durante l’omelia della celebrazione tenutasi sabato 5 Novembre 2016, presso la Casa Circondariale di Turi.

Il Giubileo dei Detenuti si è svolto attraverso una serie di attività organizzate dalla Pastorale giovanile della diocesi, l’esperienza al carcere è stata vissuta da 16 giovani accompagnati da don Nicola D’Onghia e don Stefano Mazzarisi, nei giorni 4-5-6 Novembre 2016.

Non a caso l’esperienza è stata così intitolata: “Non m’interessa il motivo, ma l’obiettivo”. Non si vuole giudicare, processare o rimuginare il passato. La Misericordia di questo Giubileo appena concluso, al contrario, ci lascia gettando uno sguardo sul futuro, oltre queste fredde mura che in questo tempo di redenzione fanno da nastro isolante col mondo verso la propria coscienza. “Vivete questo tempo come occasione di rinascita” – ha esortato Favale, accompagnato da tutti i parroci di Turi, durante la messa celebrata nella cappella in carcere, dopo aver incontrato i detenuti. “Voglio chiamarvi amici – ha concluso – miei cari, scegliamo la luce, abbandoniamo le tenebre, solo Dio ha senso, e così il passato nella Sua luce viene distrutto. Prego il Signore affinché la vostra vita possa rifiorire, una volta fuori da queste mura”.

 

L’appello di un detenuto

Sono state numerose le attività organizzate dai volontari in questi tre giorni. Avremo ancora modo, nei prossimi giorni, di riflettere su questo Giubileo dei Detenuti. Questa settimana vogliamo dedicare un plauso ai volontari, grazie ai quali finalmente i riflettori si sono accesi dentro queste possenti e impermeabili pietre antiche di quello che resta di un ex convento. Il carcere è come un cuore che pulsa al centro di Turi, eppure sembra indifferente al restante tessuto sociale e culturale del paese.

Se non fosse stato per i volontari, gli educatori e i parroci di Turi, noi giornalisti non avremmo potuto raccogliere il ‘grido’ di speranza, nonché l’appello lanciato da un detenuto a fine celebrazione eucaristica: “Caro vescovo, noi le chiediamo di pregare per noi affinché, una volta fuori, la società civile non ci emargini, ma ci accolga”.

 

E dopo il carcere?

Di conseguenza un grande punto di domanda incombe e deve interrogare tutta la comunità: cosa accade una volta fuori? Il carcere di Turi accoglie oltre 140 detenuti provenienti da ogni angolo della provincia di Bari ed è la destinazione terminale nello sconto della pena, perciò il clima che si respira all’interno delle celle è relativamente tranquillo. Ma, una volta fuori? I capiclan e sodali son lì che aspettano e cercano ‘manovalanza’ peraltro già formata! Sono come avvoltoi o pescecane, i cosiddetti ‘pesci grossi’ che spesso approfittano dei ‘pesci piccoli’ che cinicamente, ai loro occhi, non hanno ormai più nulla da perdere. Invece i pesci piccoli possono ancora farcela, possono rinascere a nuova vita. È dovere, oltre che convenienza per tutti (a chi giova una società che favorisce la criminalità?), fare in modo che questi pesci piccoli non affoghino in un “bicchiere” e tornino liberi di nuotare, come delfini nel “mare della vita”.

Il Vescovo e le autorità all'uscita dal carcere

Commenti  

 
vito totire
#1 vito totire 2016-11-20 21:07
Importantissimo il Giubileo delle persone; la associazione di cui sono presidente, il circolo "Chico" Mendes ha aderito a livello nazionale e non posso che essere contento di una attenzione al tema anche a Turi, da parte della Chiesa e del volontariato;abbiamo tutti un punto di vista in comune, considerato che siamo contrari alla pena di morte: che la detenzione in Italia risponda al dettato della Costituzione repubblicana e che i percorsi utili alla risocializzazione della persona non siano lesivi della dignità umana e con comportino vessazioni ed umiliazioni per nessuno.Ci sarebbe tanto da dire e ci sarebbero tante energie da mettere in movimento.Mi piacerebbe entrare in contatto con le persone che fanno volontariato a Turi, per uno scambio di opinioni e per progetti di collaborazione.Non è proprio esatto che solo adesso qualcuno si è accorto del carcere di Turi, e vero che bisogna lavorare di più per alleviare le sofferenze delle persone detenute e degli stessi(trascurati) lavoratori del carcere; ringrazio ovviamente Turi web per aver dato voce a chi troppo spesso è privato di questo diritto.

Vito Totire

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