Lunedì 23 Ottobre 2017
   
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Serve un’azienda di trasformazione per le ciliegie

Incontro con Mons.Giuseppe Magrin Presidente Confederazione Internazionale Unione Apostolica del Clero Vaticano


Mediterrae: Stiamo lavorando per portare in zona, non a Turi,
un’azienda di trasformazione di prodotti agricoli


L’agricoltura è cambiata ed ha subito una profonda involuzione a Turi. La mancata interazione tra agricoltura, società ed ambiente ha impedito al mondo agricolo turese di impostare un nuovo modello di agricoltura basata sulla diversificazione, soprattutto, a causa degli effetti climatici che da qualche anno stanno destabilizzando i mercati. L’agricoltura ormai non può basarsi solo sulla garanzia del prodotto verso il consumatore finale e sulla sua provenienza geografica per fare reddito. Né, tantomeno, la stupidità e l’ignoranza possono continuare a farla da padrone su chiacchiere che vengono dette dai politici e chiacchiere da strada.

A Turi il tempo si è fermato all’epoca dei “vassalli e dei servi della gleba”. Qui le imprese agricole sono lontane anni luce sull’evoluzione delle attività complementari della agricoltura, chi di voi conosce il deepening, l’attività che rappresenta un’estensione dell’attività agricola vera e propria, o broadening, le attività che vanno oltre quella agricola (esempio agriturismi e strutture didattiche o controterzismo e negozi rurali). Agli agricoltori dunque una serie di possibilità da scegliere per la sopravvivenza e l’evoluzione, da sovrapporre alla forca sui prezzi e alla monologazione culturale (i chiacchier).

Serve la diversificazione in agricoltura, servono sul territorio aziende medio-grandi per la trasformazione dei prodotti agricoli, per garantire al tessuto produttivo un reddito certo e costante in presenza di calamità naturali. Se non ve ne siete accorti il ruolo dell’agricoltore non è più quello della produzione di beni di prima necessità, ossia, l’atto fisico di andare in campagna e raccogliere le ciliegie, ma quello della diversificazione e della multifunzionalità. Questo concetto riguarda la capacità che ha il settore agricolo di produrre beni e servizi e garantire entrate diverse. In altre zone d’Italia, le aziende agricole, si sono trasformate con l’aumento delle diverse qualità e nascita in loco di aziende di trasformazione per abbassare i costi di produzione e con l’innovazione che ha migliorato la produzione. Ad esempio nuove tecniche di innesto degli alberi: in Calabria esistono aziende con alberi di ciliegio piccoli e larghi che fanno risparmiare tempo nella raccolta, si possono coprire facilmente con i teloni e con piccole scale il raccolto è assicurato, a differenza di queste zone dove gli alberi raggiungono altezze importanti e alle prime intemperie il raccolto viene distrutto.

Noi come struttura siamo in contatto con importanti aziende del nord per cercare di delocalizzare in zona, non a Turi, un ramo d’azienda od una unità produttiva usufruendo delle tante agevolazioni a fondo perduto stanziate per la Puglia. Non si ha voglia e tempo da perdere per un paese che privilegia gli incapaci e gli inetti, che antepone le chiacchiere alla conoscenza ed al sapere, e va ancora dietro alle chimere!

Natalino Ventrella

Commenti  

 
fattore k
#1 fattore k 2016-06-12 01:32
Guarda, é altrettanto importante che il prodotto finito sia di alta qualità. O si fa così e si crea un prodotto di nicchia per chi vuole un prodotto che rispetti i canoni di genuinità oppure non c'è speranza di far concorrenza ai grandi. Men che meno con una ciliegia così distintiva come la ferrovia. Ci prego di non massificare e sfigurare il risultato.
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