Domenica 22 Ottobre 2017
   
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Xylella. La replica del Consorzio Mediterrae alla risposta dell'Unione Europea

Il Vice Presidente Corte Costituzionale prof. Paolo Maddalena e l'economista Davide Stirelli

 

Sig. Presidente della Comunità Europea N.H. il Dr. Jean Claude Junker,
Sig. Presidente del Consiglio Italiano On. Matteo Renzi,
Sig. Ministro delle Politiche Agricole On. Maurizio Martina.

A seguito di quanto rappresentato nell’interpello di questo Consorzio Mediterrae, di cui al riferimento a., ed a seguito della nota interlocutoria pervenuta da parte della S.V. Ill.ma con il nota a riferimento b., con la presente per riscontrare la Vs. nota a riferimento c., Ares (2016) 2009068 del 24.04.2016, a firma del Sig. Bernard Van Goethem, da Lei incaricato.

Per motivi di opportunità, riassumiamo per punti quanto evidenziato e/o chiesto dall’Adv. Ventrella nella sua nota del 08.02.2016, alla S.V.Ill.ma pervenuta in data successiva del 15.02.2016, ed in particolare:

1) alla gravità delle conseguenze del Piano degli interventi (Piano Silletti Due, datato 30 settembre 2015) prodotto dal Comitato Scientifico, nominato dal Ministero dell’Agricoltura Martina, sulla base della Decisione U.E. del 18 maggio 2015, sottoscritta dal dr. Vytenis Andriukaitis, ed eseguito dal Commissario Silletti. Il Piano, almeno inizialmente, prevedeva lo sradicamento di piante sane di olivo insistenti nel raggio di 100 metri da una pianta di olivo colpita da CoDiRO/Xylella;

2) al ragionevole dubbio che la prefata Decisione UE del 18 maggio 2015 e quindi il Piano Silletti Due fossero stati fortemente influenzati dal Dr. Donato Boscia, ricercatore del CNR di Bari, che per inciso ci risulta essere un virologo e non un batteriologo;

3) alle valutazioni del Dr. Boscia erano prive di ogni fondamento tecnico e scientifico, in quanto non era dimostrata la patogenicità del batterio ed era invece noto che le cause del CoDiRo erano e sono diverse, tra cui diversi patogeni (più specie di funghi), ma soprattutto numerosi fattori abiotici, come le condizioni di fertilità del suolo, l’impiego massivo di prodotti chimici di sintesi e più in generale di pratiche agronomiche ad alto impatto ambientale;

4) alla richiesta di verificare tutto l’iter che portò alla sottoscrizione della citata Decisione del 18 maggio 2015 e di valutare l’opportunità di annullarla;

5) alla circostanza per cui, ancora oggi, non ci sono pubblicazioni di rilievo che dimostravano una relazione diretta tra Xylella e CoDiRO, mentre vi sono evidenze del contrario: i fenomeni di disseccamento degli alberi d’olivo sono connessi a molte e diverse cause, riconducibili a modelli agricoli non sostenibili;

6) alla devastante azione dell’uso massivo di prodotti chimici di sintesi rende necessario ed opportuno verificare la possibilità di implementare l’applicazione del Piano d’Azione Nazionale, di cui alla Comunicazione CE 12 07 2006 . 372, la Direttiva UE n. 128 del 2009 e dal Decreto Internazionale del 22 gennaio 2014, sull’uso sostenibile dei pesticidi e degli agrofarmaci su tutto il territorio nazionale, anche per gli effetti devastanti che potrebbero implicare nella catena alimentare umana;

7) alla acclarata esistenza di procedure che potrebbero essere verificate e/o potenziate con un piano di ricerca finalizzato ad approfondire la problematica CoDiRO/Xylella. Alcune di queste procedure sono orientate all’allontanamento o disorientamento della “Sputtacchina” (ritenuta principale vettore del noto batterio), mentre altre sono orientate al contenimento/eradicazione del batterio, ritenuto causa del CoDiRO.

 

Alla luce di tutto ciò, con la nota a riferimento a., dell’8 febbraio 2016, si chiedeva alla S.V.Ill.ma e alle altre Eminenti Personalità, cui si scriveva per competenza, di valutare l’opportunità di considerare tutta la problematica del CoDiRO nel quadro di una emergenzialità Nazionale e/o Europea per, poi, attuare un conseguente annullo della Decisione di esecuzione della Commissione U.E. del 18 maggio 2015.

Sulla base di quanto sopra rappresentato, spiace far rilevare che nella Vs. risposta a riferimento c., del 27.04.2016, sono state rilevate numerose inesattezze, a volte anche grossolane, oltre che contraddizioni e/o considerazioni fuorvianti, che proveremo, qui di seguito, ad evidenziare; in particolare è stato rilevato quanto segue:

1. è vero il fatto che “la Xylella fastidiosa è regolata nell’UE quale organismo da quarantena in forza della Direttiva 2000/29/C, e che la sua introduzione nell’Unione e il suo movimento all’interno della stessa vanno proibiti”; inoltre la Direttiva recita che “Gli Stati membri hanno l’obbligo legale di attuare, tutte le misure necessarie per eradicare il batterio, al fine di impedirne l’ulteriore diffusione.” Ma è anche vero che, ancora oggi, diversi patologi (anche quelli che credono che la Xylella sia l’agente causale) affermano che l’eradicazione del batterio è impossibile e che non si può più parlare di patogeno da quarantena;

2. è vero che “il primo focolaio” è stato “notificato dalle autorità italiane nell’ottobre del 2013”, ma nessuno ha dimostrato in maniera inequivocabile che il primo focolaio è apparso nell’ottobre del 2013 e che da allora “la situazione è peggiorata”. Per poterlo affermare bisognava conoscere quale era la situazione prima del 2013. Siamo in molti ad essere convinti che la situazione attuale è molto vicina a quella che era da diversi anni, per non dire decennio, e quindi che tutto questo peggioramento di cui si parla non è avvenuto dal 2013;

3. non corrisponde al vero l’affermazione per cui “non è attualmente disponibile nessun metodo di controllo per curare sul terreno le piante malate”; al riguardo diverse associazioni di olivicoltori del Salento, anche in collaborazione con alcune istituzioni pubbliche e centri di ricerca universitari e internazionali, hanno dimostrato che la potatura, la fertilizzazione, l’irrigazione ed il ripristino di buone e adeguate pratiche agronomiche riescono a bloccare e/o a contenere il CoDiRO;

4. è vero che alcuni di questi metodi sono ancora in fase sperimentale, ma il fatto che non siano considerate adeguatamente dall’EFSA come strumenti per contenere la patologia e quindi i patogeni, inclusa la Xylella, lascia abbastanza perplessa una larga fascia del pubblico e del privato, soprattutto del Salento che con le piante di olivo vive in empatia. Tutta gente che è rimasta e continua ad essere quasi inascoltata. A Bruxelles si guardano le carte, nel Salento gli olivi;

5. all’interno della Vs. del 27/04/2016 si coglie una contraddizione. Prima, si asserisce che “Gli Stati membri hanno l’obbligo legale di attuare tutte le misure necessarie per eradicarlo (il batterio, ndr) o, laddove ciò non fosse più possibile, per impedirne la diffusione.” E dopo si riporta che “… considerata l’ampia gamma di piante ospiti (del batterio, ndr) interessate e la grande diffusione della sua popolazione vettore (sputacchina, ndr) sul territorio dell’Unione, il radicamento della malattia nell’UE è ritenuto estremamente probabile come indicato inoltre dall’EFSA nel gennaio 2015.” Tuttavia, entrambe le affermazioni permettono di concludere, senza dubbi, che la Xylella non è più da considerare un batterio da quarantena e che la soluzione del problema non è l’abbattimento delle piante infette e sintomatiche, ma, in attesa dei risultati delle ricerche in atto e di altre da avviare, la cosa più razionale da fare è di dare ai salentini la possibilità di ripristinare adeguate pratiche agronomiche e di iniziare ad applicare alcune tecniche suggerite dai primi risultati di alcune ricerche avviate, ed ancora in corso, da parte di associazioni locali private e/o centri di ricerca pubblici in collaborazione con le prime. Anche il Consorzio Mediterrae srl ha avviato una sperimentazione innovativa in collaborazione con studiosi ed imprese che producono know how, i cui risultati sembrano molto incoraggianti.

6. Una seconda contraddizione interna si coglie laddove si afferma “È pertanto cruciale che le misure unionali siano attuate immediatamente senza ulteriore indugio. In proposito l’EFSA ha anche confermato il 31 marzo 2016, in aggiunta al suo precedente parere del 6 gennaio 2015, che la rimozione delle piante infette, seguendo un approccio sistemico, è l'unica opzione per prevenire l'ulteriore diffusione del patogeno a nuove aree. Nella fascia esterna della zona di contenimento confinante con la zona cuscinetto la rimozione delle piante infette e un rigoroso monitoraggio possono rivelarsi efficaci per prevenire la diffusione del patogeno nella zona cuscinetto. Nelle zone di recente introduzione, come ad esempio nel caso dei nuovi focolai nella zona cuscinetto, la rigorosa rimozione sia delle piante infette sia delle piante ospiti, indipendentemente dal loro status sanitario, entro il raggio descritto nell'attuale legislazione dell'UE, può essere efficace per ridurre la diffusione del patogeno, se praticata in modo rigoroso e se si rilevano in tempo i nuovi casi d'infezione". Ma come! Prima (punto 4) si evidenzia il fatto che ormai “il radicamento della malattia nell’UE è ritenuto estremamente probabile” e qui, invece, continua ad associare l’emergenza alla “rigorosa rimozione sia delle piante infette sia delle piante ospiti”? In tutto ciò è difficile cogliere una logica. Come già detto, abbattere le piante d’olivo per ridurre la diffusione del batterio non ha alcun supporto scientifico. Persino il noto Purcell afferma che l’abbattimento è inefficace e porta come esempio quello delle piante di vite in California.

7. Una conferma dell’incongruenza relativa alla rimozione delle piante sta anche nel fatto che la tanto richiamata direttiva 2000/29 la dove parla di eradicazione si riferisce agli organismi da quarantena e giammai alle piante ospiti (cioè agli alberi d’olivo). Eradicare il batterio non significa sradicare gli alberi. La citata direttiva parla di distruzione (art. 13 paragrafo 11) di piante importate se non rispettano le misure di prevenzione. E ancora parla di distruzione delle piante infette quando parla di rimborso (dal 50% al 100%) delle spese da parte dell’UE. La direttiva non dice che per eradicare il batterio bisogna sradicare le piante.

8. È vero che “nella …. relazione del 31 marzo 2016 (Scientific Opinion) l'EFSA concludeva che recenti dati scientifici confermano il fatto che la Xylella fastidiosa è l'agente causale dei sintomi che colpiscono gli ulivi in Puglia.” Ma è altrettanto vero che sempre nella stessa relazione l’EFSA conclude che: “Gli effetti additivi (sul CoDiRO, ndr) di altri fattori di stress che contribuiscono alla gravità dei sintomi e la progressione della malattia (del CoDiRO, ndr) in condizioni reali sono difficili da valutare a causa della scarsità di dati. Ciò è vero anche per quanto riguarda gli effetti collaterali degli erbicidi, come per esempio l'influenza del glifosato sulla composizione della flora microbica sia del suolo e sia delle comunità endofitiche nelle piante (Kuklinsky-Sobrel et al., 2005; Imparato et al, 2016; Newman et al, 2016). L’insieme delle attuali conoscenze/prove non consente di trarre conclusioni chiare sui loro effetti o loro impatto.” In altre parole, poiché, per l’EFSA, è più difficile stabilire una connessione tra CoDiRO e fattori abiotici, inclusi altri fattori biotici, come diverse specie di funghi, si preferisce considerare la Xylella “l’agente causale” della malattia e non altri agenti e/o altri fattori, più visibili in campo che sulle carte. A questo punto si potrebbe dar ragione a chi ritiene che si cerca di dare tutte le colpe alla Xylella perché così si ha diritto al rimborso delle spese (fino al 100%) sostenute per la distruzione delle piante d’olivo, mentre non si hanno contributi se si tratta di applicare un modello di agricoltura a basso impatto ambientale e magari eliminare le vere cause ambientali della malattia.

9. Per l’occasione, abbiamo analizzato le quattro dichiarazioni conclusive della relazione del 31 marzo 2016 e abbiamo riscontrato diverse inesattezze e/o incongruenze.

La prima riguarda l’espressione dei sintomi e la diffusione della X. fastidiosa: il Panel (di esperti dell’EFSA) afferma: non è possibile quantificare gli effetti ambientali, la struttura fisica e composizione biologica del suolo e valutare gli effetti positivi o negativi di particolari trattamenti (applicazioni di erbicidi/insetticidi) su X. fastidiosa subsp. pauca e sul CoDiRO degli olivi. Ciò avviene perché mancano i dati di studi a lungo termine in condizioni di campo. Ciò non è vero, in quanto negli USA esiste una ricca letteratura sugli effetti del glifosato applicato alle colture transgeniche, ma che continua ad agire sulle colture non transgeniche allevate in rotazione alle piante transgeniche, resistenti al Roundup (nome commerciale del glifosato), uguale a quello usato per decenni nel Salento per distruggere (disseccare) le erbe sotto gli alberi d’olivo. Quindi, conosciamo bene gli effetti negativi del glifosato sulle piante, come l’olivo, che sono costrette a vivere o meglio a sopravvivere su un terreno reso ormai sterile e impoverito di microflora e di microelementi dalle decennali applicazioni di glifosato. Vale a dire di una molecola sintetica che uccide la maggior parte delle forme viventi e che, fra l’altro, è stata classificata come probabile cancerogena per l’uomo. Non c’è bisogno di ulteriori sperimentazioni. Il Panel afferma ancora che: “migliorare lo stato di salute delle piante infettate da X. fastidiosa può prolungare la loro vita produttiva, ma non può salvarle dall’infezione batterica.” Ciò non è vero, in quanto le piante che migliorano la loro salute possono ridurre la carica batterica fino a debellarla completamente attraverso la produzione di fitoalessine e altri metaboliti che la pianta, se in buona salute, produce in abbondanza quando è attaccata da patogeni.

La seconda si concentra sull’eziologia del CoDiRO. Il Panel afferma che: “l'adempimento dei postulati di Koch fornisce la prova della relazione diretta tra il patogeno e la malattia degli ulivi, ..” L’affermazione si basa sui risultati di un report (Saponari et el., 2016), non di una pubblicazione. Tuttavia, nel caso della Xylella, come in altri casi (vedi quello del Vibrio cholerae), la presenza del batterio non significa presenza della malattia, ragione per cui il postulato n. 2 di Koch non è rispettato. Non si tratta di un cavillo, ma come minimo dell’esistenza o sviluppo di una resistenza/tolleranza della pianta al batterio. Ciò dovrebbe significare anche una riduzione della fonte di inoculo. In ogni caso, è stato abbondantemente chiarito che la Xylella è una conseguenza della vulnerabilità delle piante d’olivo e non la causa. Vulnerabilità dovuta a fattori abiotici.

La terza torna a parlare di abbattimento delle piante: “il Panel conclude che la rimozione di piante infette è un'opzione di riduzione del rischio che, rimuovendo le fonti di inoculo, può contribuire a ridurre l'incidenza delle infezioni nella zona esterna al focolaio e prevenire l'ulteriore diffusione del patogeno.” Insomma la rimozione delle piante d’olivo è il chiodo fisso dell’EFSA e del suo Panel di esperti. Le osservazioni a questa posizione dell’EFSA sono state già evidenziate nei punti 5 e 6.

La quarta ed ultima conclusione riguarda gli effetti secondari dei pesticidi: “con riferimento ai trattamenti fitosanitari richiesti dalla decisione (UE) 2015/789 (articoli 6 e 7), il Panel ( di esperti dell’EFSA) evidenzia il fatto che, a dispetto degli effetti indesiderati dei prodotti fitosanitari, non esiste attualmente alcuna prova di alcun effetto negativo di tali trattamenti sull'interazione di X. fastidiosa con ulivi infetti e in particolare della gravità della espressione dei sintomi del CoDiRO e l'esito dell'infezione.” È una frase veramente scioccante. Per caso i pesticidi sono un nutrimento per le piante? Tutti sappiamo che i pesticidi inquinano ed avvelenano l’ambiente e quindi le piante e organismi non target. In questo modo si rompe l’equilibrio degli ecosistemi. C’è bisogno di prove?

10. Leggendo le direttive e le decisioni della C.E. si ha la percezione che esse fissano prima l’obiettivo che vogliono raggiungere (abbattimento delle piante d’olivo) e poi costruiscono artatamente il percorso per raggiungerlo. L’obiettivo, invece, dovrebbe essere la conseguenza logica di quello che suggeriscono la storia, i fatti e i risultati della ricerca. Queste conoscenze suggeriscono che la cosa più saggia da fare non è l’abbattimento degli alberi affetti da CoDiRO o con la Xylella, ma la loro cura e/o guarigione, eliminando le cause che hanno reso le piante suscettibili alla malattia. L’accanimento contro il batterio e la sua eradicazione attraverso lo sradicamento degli alberi è una follia. Nel corso dei secoli, le piante hanno imparato a convivere con i patogeni, al punto che spesso nel corso evolutivo il parassitismo si è evoluto in utili simbiosi. Tutto ciò richiede tempo e pazienza, che l’Homo sapiens aveva e che l’Homo oeconomicus ha perso. Purtroppo, senza alcun riferimento a chi ci legge, siamo governati, per lo più, da questa seconda specie.

11. Il batterio Xylella non può essere paragonato al bacillo della peste nera (Yersinia pestis) o al virus Ebola o al punteruolo rosso della palma (Rhynchophorus ferrugineus) o ancora alla fillossera della vite (Phylloxera vastatrix), come erroneamente hanno fatto alcuni entomologhi. La Xylella può essere abbattuta e/o controllata e/o addomesticata, se non viene costretta a diventare più virulenta con trattamenti che la vogliono eradicare a tutti i costi. Perché non proviamo a chiedere a qualche evoluzionista dei batteri? Ad animali e piante superiori servono migliaia di anni per evolversi, ai batteri pochi mesi. Queste conoscenze dovrebbero suggerire di combattere il batterio non cercando di farlo fuori direttamente, ma di migliorare i meccanismi di difesa delle piante.

 

Alla luce di quanto sopra rappresentato, concludiamo che gli sviluppi della faccenda Xylella stanno confermando in modo sempre più solare che Xylella e CoDiRO si possono controllare e/o contenere con interventi messi a punto dalle ricerche (pubbliche e private). La soluzione dell’abbattimento degli alberi d’olivo è da cestinare definitivamente.

L’aspetto che ci sembra più rilevante, a questo punto, è che diventa sempre più di dominio pubblico la perdita di fiducia nelle istituzioni, quando sono chiamate ad intervenire per risolvere i problemi della gente, delle società civili e, nel caso in specie, degli olivi del Salento.

Pertanto, riteniamo che la miglior azione che il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker potrebbe compiere per far cambiare opinione alla gente sarebbe quella di verificare ed approfondire le informazioni e/o indicazioni sopra esplicitate ed eventualmente annullare la Decisione di esecuzione della Commissione (UE) 2015/789 del 18 maggio 2015 e di affidare tutta la problematica degli olivi del Salento ad un Comitato multidisciplinare, composto da soggetti pubblici e privati.

Non siamo di nessun partito, abbiamo scritto questa nota con obiettività, con la speranza di dare un contributo alla soluzione di un problema che purtroppo è finito nelle mani della Legge. Facciamo si che esso ritorni nelle mani degli agricoltori salentini.

Sicuri di un Vs. intervento, restiamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Bari, 23 maggio, 2016.

Cordiali e Sentiti Saluti

CONSORZIO MEDITERRAE
L’Amministratore Delegato
ADV Natale VENTRELLA

Commenti  

 
limite
#1 limite 2016-06-03 09:01
ma non si capisce niente... ma secondo voi Junker l'avrà letta questa lettera. avrà capito qualcosa? fateci sapere se ricevete una risposta
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