Venerdì 15 Dicembre 2017
   
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Da Turi a Bari per il Made in Italy

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Sono partiti intorno alle 7.00 di mercoledì mattina, per essere pronti a difendere il Made in Italy. È l’esercito dei soci Coldiretti di Turi, guidati dal segretario di sezione, Domingo Colapietro, che nella mattinata di mercoledì 23 marzo hanno unito sotto la bandiera giallo oro la loro voce in difesa del marchio italiano. Ad accompagnarli, lunghe file di trattori, partiti già dalle prime luci dell’alba e riunitisi anche loro presso il Teatro Team di Bari.

Circa 4000 a manifestare, vincendo la pioggia e il clima poco primaverile della giornata, contro i provvedimenti dannosi per il tessuto agricolo ed i consumatori che l’Unione Europea sta disponendo.

“Il settore agricolo diventa merce di scambio senza alcuna considerazione del pesante impatto sul piano economico, occupazionale ed ambientale sui nostri territori” ha affermato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel chiedere che “si attivino urgentemente le clausole di salvaguardia previsti dagli accordi bilaterali, vista la grave perturbazione di mercato creata dall’eccessivo aumento delle importazioni. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza”, ha continuato Moncalvo nel sottolineare che “l’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti”.

E se qualche sorriso è stato strappato nei confronti di alcuni dei prodotti italiani, molti altri restano ancora anonimi. “L’etichetta resta anonima per quasi la metà della spesa, dai formaggi ai salumi, dai succhi di frutta, dalla pasta al latte a lunga conservazione, dal concentrato di pomodoro ai sughi pronti fino alla carne di coniglio”.

Novità dell’ultima ora l’ipotesi di togliere la data di scadenza dell’olio di oliva per favorire lo smaltimento delle vecchie scorte a danno dei consumatori. “Dopo il via libera all’accesso supplementare di olio tunisino – denuncia Gianni Cantele, Presidente di Coldiretti Puglia – è l’ultimo affronto inaccettabile all’olivicoltura. Si intende favorire lo smaltimento di olio vecchio e fa invece venir meno una importante misura di salvaguardia per il consumatore, dato che l’olio di oliva modifica le proprie caratteristiche con il passar del tempo. Non possiamo più accettare il totale disinteresse dell’Europa verso il settore agroalimentare che in Puglia ha segnato anche nel quarto trimestre del 2015 l’aumento del 26% degli occupati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Con il nuovo Piano di sviluppo rurale, tra l’altro, ci sono opportunità di insediamento nell’agricoltura pugliese per circa 2000 giovani, con premi al primo insediamento e interventi regionali che vanno dal sostegno all’ammodernamento delle imprese alle filiere corte, dalla gestione del rischio fino alla biodiversità”.

“A guadagnare – si continua a pronunciare sui palchi dalla Coldiretti - sono solo le grandi multinazionali che hanno già avuto dall’Unione Europea un regalo da 110 milioni di euro grazie allo sconto di 1,24 euro a chilo che è stato concesso con il nuovo contingente agevolato di 35 milioni di chili dalla Tunisia va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall'accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi “agevolati” annuale oltre quota 90mila tonnellate, praticamente pari a tutto l’import in Italia dal Paese africano.

Oggi quasi la metà della spesa dei cittadini è anonima con prodotti importati dall’estero che vengono spacciati come italiani, perché non è obbligatoria alcuna indicazione in etichetta. Intanto, crollano i prezzi nelle campagne italiane, dal -43% per cento dei pomodori al -35 % per il grano duro fino al -30% per le arance rispetto all’anno scorso, a causa oltre che dall’andamento climatico, soprattutto della pressione delle importazioni, determinate dagli accordi agevolati.  

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