Giovedì 14 Dicembre 2017
   
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L’abbraccio finale di mons. Padovano: “Vi voglio bene!”

Il vescovo Domenico alla festa di San Vito a Polignano

In una mattinata fredda e piovosa di fine marzo, nella cattedrale di Conversano, nell’abbraccio di sacerdoti e fedeli, con un’ ultima messa del Crisma, finisce l’era Padovano. Il vecovo molese che per 29 anni ha guidato la neonata diocesi di Conversano – Monopoli, lascia per sopraggiunti limiti di età. E il suo commiato gli somiglia: sobrio, rigoroso, misurato nelle parole. La messa del Crisma è il giubileo dei sacerdoti, come ha detto mons. Padovano iniziando l’omelia. Appuntamento fisso della mattina del giovedì Santo, i sacerdoti di ogni diocesi si ritrovano assieme al loro vescovo e al popolo di Dio per benedire gli oli che saranno utilizzati durante l’anno successivo per la amministrazione dei Sacramenti. Ma stavolta la cattedrale ospita un avvenimento straordinario, destinato a passare alla storia: la fine ufficiosa di un episcopato. L’ultimo atto di mons. Padovano. E lo si vede dalla presenza, oltre che di numerosi fedeli di ogni paese della diocesi, dei gonfaloni e dei sindaci in fascia tricolore. “Le persone vanno e vengono – mette in chiaro Padovano – Cristo rimane.” La sua voce non cela alcuna emozione, nessuna commozione. Il tono è quello di sempre, lento, chiaro e preciso, mentre legge la sua ultima omelia. Si rivolge ai sacerdoti presenti, in una sorta di testamento spirituale, di consegne da lasciare ai suoi amati sacerdoti. “Il prete è l’uomo della misericordia di Dio, colui il quale, vivendola su se stesso, la trasmette al mondo. Il prete è colui il quale è chiamato a convertirsi ogni giorno.” Il tono resta lo stesso quando il discorso si fa personale, e l’omelia diventa un congedo. “Il mio mandato è terminato. Devo ritirare i remi della pastorale e lasciare il timone a mani più giovani e vigorose.” Ripercorre con poche parole i 29 anni trascorsi alla guida della diocesi: “ Ci siamo amati come fratelli, anche se non sono riuscito a far felice tutti. Come diceva san Gregorio Magno, chi ha incarichi di responsabilità non può accontentare tutti. Ho sempre avuto chiara davanti a me la sproporzione tra le vostre aspettative e le mie capacità. Ma sono sicuro che per questo mi abbiate voluto ancora più bene. Per il resto, confido nella misericordia di Dio. Da domani non mi sentirò un vescovo in pensione, ma un vescovo emerito, cioè con molti meriti”. Ha pregato di amare il nuovo vescovo, di condividere quelle che senz’altro saranno le novità, e ha concluso con un secco “Vi voglio bene”, che è stato seguito da un lungo applauso. Il congedo da parte dei sacerdoti  è stato espresso dalle parole del vicario mons. Vito Fusillo, che ha ricordato i primissimi giorni di Padovano alla guida della diocesi, quando, con i capelli neri e un gran sorriso, raggiungeva i vari paesi in auto. “Mons. Padovano è stato per noi un ago di una macchina da cucire: andando su e giù, ci ha cuciti e tenuto insieme, e noi, tutti qui insieme, siamo l’opera delle sue mani.” Ha poi ricordato, tra le lacrime, non soltanto sue ma anche di molti dei fedeli presenti, i momenti trascorsi insieme, le vacanze, le celebrazioni solenni, le ordinazioni, l’impegno del vescovo nel restauro di chiese e monumenti sacri. Il saluto delle autorità civili è stato espresso dal sindaco di Conversano, dott. Lovascio, che si è augurato che Padovano possa in qualche modo “restare in mezzo a noi, e contribuire alla crescita delle nostre città, continuare a dare un’anima a questa nostra diocesi, come ha fatto fin’ora.”

Alla benedizione e agli applausi, sono seguite le foto di rito, e mons. Padovano, schivando le ali di fedeli che applaudivano al suo passaggio, ha abbandonato la cattedrale concludendo la processione finale, a passo svelto e senza voltarsi indietro.

Perché mons. Padovano non ci mancherà

Quando il giovane mons. Padovano si apprestava a varcare le porte della cattedrale di Conversano e di Monopoli, paesi da sempre rivali e che da quel giorno in poi avrebbero dovuto dividersi anche gli uffici di Curia, a seguito della unificazione delle due diocesi, era il 1987. Dottore in pedagogia, già vescovo di Mazaca, rigoroso nella liturgia, ma distante dalla gente, con poca volontà di sporcarsi dell’odore delle pecore, per usare una frase cara a papa Francesco. Erano gli anni di Giovanni Paolo II, di una Chiesa che si apriva al mondo, ma la diocesi di Conversano – Monopoli faceva giganti passi in dietro in termini di rinnovamento. Alla fine di un’epoca, mons. Padovano ci perdonerà se, mentre sarebbe facile tessere lodi e meriti di un vescovo divenuto e-merito, invece noi ci ritroviamo a  sottolineare i motivi per cui non ci mancherà: la pastorale in questi anni ha zoppicato, si è visto un silenzio assordante per quanto riguardasse gli ultimi, i poveri, i rifugiati. Il carcere di Turi ne ha subito le conseguenze, e il tutto è stato lasciato alla buona volontà dei parroci che si sono succeduti alla guida di san Giovanni. Le nomine dei sacerdoti, spesso veri e propri valzer da un paese all’altro, sono a volte apparse arrischiate e immotivate, e hanno contribuito a generare tra i sacerdoti della diocesi il “panico da Turi”, quasi come se essere “relegati” nel nostro paese fosse un disonore o una punizione. Ricordiamo mons. Padovano per le sue assenze, sempre più frequenti, alla nostra festa patronale e a volte anche alle nostre celebrazioni cresimali.

La sua presenza a Turi è stata sempre frettolosa e fugace, il suo rapporto con i turesi si fermava alle porte delle sagrestie, per non parlare di quando, durante piene crisi e quando le acque della chiesa turese erano particolarmente agitate, preferiva sparire per lungo tempo. Ricorderemo mons. Padovano come un pessimo comunicatore, non portato per nessuno dei mezzi moderni, radio, tv, giornali, men che mai internet. Poco avvezzo a rilasciare interviste o dichiarazioni, il sito della diocesi mai realmente entrato in funzione, mai un messaggio di auguri, irraggiungibile dai giornalisti come dai fedeli, rinchiuso negli edifici di Curia e mai disponibile anche durante i fantomatici orari di ricevimento. Un vescovo preconciliare, il cui sguardo era possibile incrociare soltanto un momento prima delle celebrazioni eucaristiche.

Un vescovo fortemente Conversano – centrico, che non ha mai ben conosciuto le nostre periferie, le cui visite in 29 anni si contano sulle dita di una sola mano. La diocesi per anni ha comunicato soltanto tramite un giornale, frutto del lavoro instancabile del compianto don Angelo Sabatelli, come la pastorale giovanile ha in qualche modo compiuto passettini soltanto grazie all’impegno sporadico di alcuni preti. E’ sembrata, la nostra diocesi, soprattutto negli ultimi anni, una barca senza nessuno al timone. Per questo, con grande gioia e speranza per il futuro, accogliamo fin da ora il nuovo vescovo, mons. Giuseppe Favale, certi che porterà nelle chiese dei nostri paesi una ventata di primavera e un profumo d’incenso che abbiamo dimenticato. 

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