Giovedì 14 Dicembre 2017
   
Text Size

Dal recupero a nuove scoperte

La sala conferenze

Le vetrate nella pavimentazione mostrano alcuni rilevament della pavimentazione originale (1)

Oltre 600 mq quelli che a breve saranno disponibili per i cittadini turesi e presentati in una grande serata inaugurale in fase di organizzazione. Sono questi i numeri del grande lavoro di recupero e restauro del piano rialzato del Centro Culturale Polifunzionale turese, i cui lavori hanno trovato un termine lo scorso 20 novembre.

A guidare l’equipe tecnica, assieme alla Rtp Finepro Srl, l’architetto turese Pietro Logrillo, che abbiamo voluto incontrare per strappargli qualche anticipazione su quello che tra qualche giorno sarà mostrato alla comunità.

Un’anteprima per appagare la curiosità dei nostri lettori più curiosi, che ci ha permesso di guardare, ed ammirare, stanze e passaggi di cui fino ad ora solo in pochi sapevano dell’esistenza. Diversi gli aneddoti che l’architetto ci ha potuto rivelare, tutti sinonimo di un lungo e certosino lavoro di recupero di una struttura storica turese che accoglierà, a breve, numerosi cittadini ed incontri.

In sezione, l'area della ruota

Un vero e proprio labirinto, a cui dedichiamo il nostro spazio, per lasciare traccia, anche scritta, di quelli che un tempo erano luoghi frequentati da cittadini turesi ormai scomparsi, luoghi che per la loro natura, raccontano di azioni e di un indirizzo oggi perso, di usanze che riemergono, di tradizioni quasi dimenticate. Circa 600 metri quadri sono oggi visibili a tutti e sono tali grazie alla mole di lavoro che ha interessato professionisti del settore, impegnati dalla fine del 2013, precisamente il 10 ottobre, alla fine del 2015 (ricordiamo anche un lungo periodo di sospensione dei lavori a causa di alcuni rilevamenti archeologici). E sono proprio questi ad impreziosire il lavoro ultimato, ad aver determinato delle varianti rispetto ai progetti iniziali, ad aver stravolto, alcune volte, le piante dei lavori stessi che, secondo i progetti iniziali, prevedevano azioni di rifacimento della pavimentazione, della pitturazione, degli impianti idrici ed elettrici, e degli infissi, del piano rialzato del Centro Culturale Polifunzionale turese e del Chiosco delle Clarisse.

Parte della stanza segreta

“Ma questo è stato un cantiere che ha dato tanto e che regalerà molto alla comunità” – commenta l’Architetto Logrillo. “Infatti è stato scoperto l’antico forno delle suore, che sarà visibile a tutti, sono state scoperte le origini di Turi, rimaste purtroppo abbandonate a causa della mancanza di finanziamenti per la sua rivalutazione". "Dagli scavi – ci spiega – sono stati rinvenuti dei resti di epoca Peuceta, che purtroppo abbiamo dovuto richiudere per mancanza di disponibilità economiche, ma mi auguro siano poi oggetto di un nuovo finanziamento” – prosegue l’Architetto. Scoperti e richiusi, questi resti continueranno a restare nell’oblio dei più, rappresentando un tesoro del nostro passato che meriterebbe di rivedere la luce ed essere oggetto di studi e di approfondimenti su come vivevano i vecchi turesi.

Ma tati sono gli aneddoti che si inseguono e si incrociano lungo questo percorso di lavori durato circa 2 anni. Tanti episodi legati a scoperte fatte per caso, durante i lavori di scavo, a due passi dall’area che è sempre stata fruibile al pubblico. “Mentre stavamo scavando - ci racconta il professionista - in presenza dell’archeologo, venne fuori un pilastrone, base d’appoggio di qualcosa e, a circa 70 centimetri, più o meno all’altezza del manto stradale, è stata ritrovata una pavimentazione di epoca Peuceta. Resti di un’abitazione antica”, che avrebbero meritato ben altri studi ed approfondimenti e che si spera possano essere riportati in superficie, grazie a nuovi interessamenti finanziari archeologici.

Le vetrate nella pavimentazione mostrano alcuni rilevament della pavimentazione originale (2)

Passaggi tornati allo stato originario; salette con nuove finalità e nuove stanze “a cui nessuno accedeva più da anni, se non un gatto che aveva trovato un passaggio da una finestra”. Stanze di cui nessuno aveva conoscenza, che non rientravano nel progetto iniziale di riqualificazione e delle quali per fortuna si è conservato l’aspetto originario, con pavimentazioni e pareti in pietra. Passerelle in vetro oggi permettono ai visitatori di osservare le antiche pavimentazioni mentre accessi a nuove stanze raccontano di antiche stradine e spazi esterni, poi chiusi per annettere nuovi ambienti al Convento.

“Uno dei locali oggi riportato alla luce è stato un tempo la sede della squadra di pallavolo; mentre in quella che tutti useranno come sala conferenza, fino a pochi mesi fa abitava una famiglia, in maniera abusiva”. Mura deformate con gli anni, poi sistemate con un’azione di cartongesso, antichi scrittoi di cui oggi, due esemplari, sono esposti presso il Municipio, avvallamenti della pavimentazione dovuti a passati scavi rimessi a posto, pozzi pieni di macerie, poi richiusi e numerosi reperti, attualmente nelle mani della Sovrintendenza ai Beni Archeologici.

Un vero e proprio tesoro, che attende solo di essere visitato e frequentato, ci auguriamo a breve. Ma uno scrigno che meriterebbe ulteriori approfondimenti e ricerche, che permettano di riportare alla luce una Turi sotterranea, per lungo tempo ignorata a molti ed oggi, riemersa per caso e poi nuovamente riposta nel buio della nostra storia. 

 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI