Lunedì 23 Ottobre 2017
   
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La casa è un’emergenza anche a Turi

Occupazione Social Log

La terza grave crisi abitativa dal secondo dopoguerra. Qualcuno l’ha definita la terza grave crisi abitativa dal secondo dopoguerra. Eppure le altre due, quella post bellica e quella dei primi anni '60, erano frutto di eventi straordinari, di un patrimonio distrutto dai bombardamenti e di un flusso migratorio che fino alla metà degli anni '60 aveva portato nelle città del Nord, in particolare del Nord Ovest, a raddoppiare il numero dei propri abitanti. E si fa sempre più leggenda l’idea di un’Italia fatta di proprietari di immobili. Il tema della casa, con l’avvio della grande crisi nel 2007, si è fatto sempre più necessità. Anche perché, a finire sotto sfratto per morosità oggi non sono più soltanto le categorie sociali tradizionalmente più fragili come gli immigrati, i lavoratori precari e gli anziani con pensioni minime. A queste categorie si stanno affiancando settori che una volta sarebbero stati forse impropriamente definiti di ceto medio, di lavoro impiegatizio, di reddito fisso che, a causa della perdita del potere d'acquisto del loro salario, stanno lentamente sprofondando. La situazione nazionale si riflette perfettamente nel nostro piccolo Comune. Ad illustrarci la situazione è il consigliere Vito Notarnicola.
“L’emergenza abitativa sta diventando una priorità di Turi”. È quanto ci riferisce il consigliere Notarnicola, che grazie anche alla sua attività di sindacalista, ha ben chiara la situazione di crisi e povertà nel nostro territorio. “Prima si parlava di povertà riferendosi a determinate categorie sociali. Oggi quei confini si sono allargati, inglobando anche coloro che fino a qualche anno fa potevano definirsi ‘benestanti’. Perdendo il lavoro si perde il “diritto alla casa”, non si hanno più risorse economiche per affrontare il mutuo o l’affitto”. Anche a Turi, “La domanda di case popolari è altissima, va oltre le possibilità di un semplice comune”.
Chi sono i nuovi “homeless” a Turi? “Dal padre divorziato che è costretto a lasciare la casa, alle famiglie di cinquantenni che perdono il posto di lavoro, agli anziani che non hanno possibilità di poter pagare l’affitto, perché oltre a mangiare devono anche tenersi in salute e non riescono a tenere il ritmo. Ma anche molte famiglie giovani, che affrontano un percorso importante quale il matrimonio, la famiglia, con un lavoro instabile, e alla fine si ritrovano a non riuscire a pagare più mutuo o affitto. Il primo ammortizzatore sociale in questo senso è la famiglia. Chi invece non ha la famiglia è in netta difficoltà. Posso dire che è una questione molto seria, che va ben oltre i confini del Comune di Turi”. In effetti, la questione della crisi abitativa è stata portata anche all’attenzione della Città Metropolitana. Quasi tutti i comuni della provincia hanno sottolineato la necessità di misure che aiutino gli Enti comunali a fronteggiare questa problematica sociale. “Un comune da solo non può sostenere un numero così alto di richieste di unità abitative. Richieste che aumentano, vista l’instabilità del mondo del lavoro” – ribadisce Notarnicola.
Da quando la casa è diventata un’emergenza a Turi? “Quando è iniziata la crisi nell’agricoltura e  nell’industria. A Turi non ci sono solo agricoltori, ma anche operai che lavorano nella zona industriale di Modugno. Molti di questi, oggi, sono ex dipendenti di aziende che hanno chiuso: sono andati in mobilità, in cassa integrazione e disoccupazione. Fortunato chi ha già la casa e deve solo ricollocarsi nel mondo del lavoro. Sfortunato chi invece deve sia mantenere la casa che trovare una nuova occupazione. In questo caso la forbice si è aperta, prima erano poche unità, ma adesso la realtà è seria. Prima, anche se non lavoravi più in fabbrica, riuscivi a fare qualche giornata in campagna e a tirare avanti. Oggi, invece, anche questo è diventato difficile, perché la richiesta di manodopera si è ridotta anche nel comparto agricolo. È un problema grave”.
Cosa si potrebbe fare? Il centro storico di Turi, come quello di molti altri paesi, è pieno di case sfitte, vuote o abbandonate. Alcune anche con il rischio di cadere giù, come già successo. Eppure, paradossalmente, abbiamo un’enorme offerta di domande per gli alloggi. In questo caso, sarebbe utile una forte azione di governo, anche regionale, che attraverso dei fondi ci permetta di recuperare queste abitazioni o di intervenire attraverso canoni di locazione agevolata. Insomma, un qualcosa che possa restituire la speranza, la tranquillità di una sistemazione che consenta di concentrarsi solo sulla ricerca del lavoro per migliorare la propria condizione. Affrontare contemporaneamente queste situazioni per una famiglia è difficoltoso. Devono arrivare soldi o politiche abitative di urgenza per i comuni, perché noi onestamente non lo possiamo fare, soprattutto in quanto comune piccolo con un bilancio risicato. Non possiamo sostenere questa emergenza da soli”.

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