Lunedì 18 Dicembre 2017
   
Text Size

Genitori si diventa: un processo arduo e complesso

DSC_6353

Il geco nasce, solo quando, l’uovo si schiude e sa, già, come nutrirsi. Penserà esclusivamente alla riproduzione, perché, i rettili hanno un cervello semplice. Sanno scappare davanti ad un nemico. L’idea della genitorialità è molto più complessa: anche i mammiferi hanno quest’idea ma quando i cuccioli sono autonomi, l’adulto dimentica la propria genitorialità e può accoppiarsi col figlio. Non ne hanno memoria. La genitorialità è strettamente legata all’umanità; dire che c’è un legame evoluto, significa evidenziare che c’è una codifica del sapere.
Questa l’introduzione, tenuta dal dottor Ferdinando De Muro, al percorso formativo ‘Genitori si diventa’, all’interno del progetto ‘Famiglie Accoglienti’, a cura della Cooperativa Sociale Itaca, tenutosi il 12 ottobre scorso, presso la Biblioteca Comunale di Turi.
Ma, quando si diventa genitori?
Il processo è costante nel tempo. Più il bambino cresce, più aumenta la genitorialità. Divento genitore quando so che sta arrivando un bambino. Anche per i figli adottati vale la regola de ‘lo stavo aspettando’, nonostante l’attesa sia amministrativa e non biologica. Essa, infatti, prescinde dalla capacità riproduttiva; si è genitori, anche, dei figli non viventi. Alla base della genitorialità vi sono due funzioni precipue: la cura e la protezione, e la spinta nel mondo. Educare, vuol dire proprio ex ducĕre, ovvero, condurre fuori, in direzione di autonomia e consapevolezza.
Perché abbiamo bisogno di due genitori?
Perché, ogni figlio dovrebbe avere le due spinte, la cura (femminile) e l’andar nel mondo (maschile), per diventare, gradualmente, autonomo, integrato ed imparare a coltivare una serie di interessi.
“Io consiglio due strategie educative: il ‘conformarsi’ e la ‘tolleranza’ (aiutare i figli a stare nella frustrazione).  Quest’ultimo punto è, senza dubbio, difficile perché li si vuole migliori rispetto a noi. I genitori che danno la colpa agli altri e che vogliono i figli, solo vincenti, sono narcisisti ed avranno figli narcisisti. In questo caso, non separo la mia identità da quella di mio figlio e splendo, se splende mio figlio. Bisogna insegnare ai bambini anche a perdere perché si abbia un’evoluzione educativa. I figli devono avere queste due esperienze, due energie, legate alle due funzioni che determinano uno ‘stile della genitorialità’.”- ha continuato il dottor De Muro, concludendo con il significato profondo della parola insegnare.
Insegnare indica proprio il ‘lasciare il segno ’, nell’esplicazione delle due funzioni: l’ accoglienza e la cura, da una parte e l’aggressione e l’ esplorazione, dall’altra.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI