Sabato 16 Dicembre 2017
   
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Andare e poi tornare...

Anna Sportelli

Nella settimana in cui Turi ha ricordato i tanti suoi immigrati all'estero dagli inizi del '900 ad oggi, abbiamo voluto incontrare una ragazza, Anna Sportelli, reduce da un'esperienza in Germania. La sua giovane età e la sua voglia di conoscere e sperimentare nuove cose l'ha portata ad intraprendere un programma universitario che un po' tutti conosceranno: l'Erasmus.
Mesi all'estero, lontano da casa, immersa nella realtà straniera dove vivere, studiare, conoscere e fare esperienza.
L'abbiamo incontrata e le abbiamo rivolto qualche domanda per capire, con gli occhi di ragazza, cosa significa vivere all'estero e quali potrebbero essere i suoi sbocchi futuri.
Prima di tutto, quanti anni hai e cosa studi, quindi... perchè hai voluto fare l'esperienza dell'Erasmus e quando è iniziata...
"Ho 27 anni e frequento la magistrale in Traduzione Specialistica a Bari. Per me che studio Lingue, l'Erasmus è un'esperienza fondamentale, in quanto permette di entrare a stretto contatto con la cultura dei Paesi di cui si studia la lingua e soprattutto per un futuro traduttore è importante immergersi in quello "che c'è dietro. Sono partita ad Aprile e ho trascorso un semestre in Germania perchè studio inglese e tedesco e desideravo proprio migliorare quest'ultimo, lingua utile e necessaria per il mondo del lavoro.
Sei a Saarbrücken. Cosa ti ha immediatamente colpita?
"Saarbrücken, capoluogo del Saarland, è una piccola cittadina tedesca situata a sud-ovest della Germania a pochi km dal confine con la Francia. E' una città di circa 180000 abitanti, con un campus eccezionale e una delle migliori facoltà di traduzione in Germania, è stato questo il motivo principale per cui l'ho scelta. Quando sono uscita dalla stazione, mi sono guardata intorno e, nonostante mi sentissi "straniera", ho avuto la sensazione che quella città mi avrebbe accolta e "stretta" immediatamente tra le sue braccia.
Mi ha immediatamente colpita la diversità del paesaggio, il verde, l'ordine, la tipicità degli edifici tedeschi, il ponte sul fiume. E un'altra cosa sconosciuta ai noi Italiani: il pfand, cioè ti davano dei soldi se riconsegnavi bottiglie vuote ai supermercati, per incentivare pulizia e riciclaggio. Assurdo, chissà se in Italia arriverà mai!
Come è stato l'impatto con la realtà universitaria tedesca?
"L'impatto con il tedesco e con l'università all'inizio è stato un po' difficile.. la lingua è molto complicata e purtroppo l'approccio delle università italiane nei confronti dell'insegnamento delle lingue è molto diverso da quello delle università estere. In genere non siamo abituati a praticare la lingua, ma a studiare molta teoria, quindi lì ho avuto un po' di difficoltà nel comunicare e capire all'inizio. Frequentavo solo lezioni in tedesco e ho svolto un tirocinio a contatto con tedeschi quindi inizialmente è stata una tragedia! E soprattutto ero sommersa da compiti ed esercizi, cosa che a Bari non ero abituata a fare. Col passare del tempo, però, ho migliorato la lingua e mi sono abituata ai ritmi frenetici dell'Universität des Saarlandes, che sembrava uscita da un telefilm americano con i suoi prati e i suoi enormi edifici".
Solitamente dicono che i tedeschi son "freddi".. che idea ti sei fatta?
"L'immagine della "fredda Germania" per me è stata completamente ribaltata. La "freddezza" è solo apparenza, è vero che i tedeschi sono pignoli e precisi e difficilmente manifestano apertamente le loro emozioni. La maggior parte non ride, ma sorride; tuttavia hanno un gran cuore e se ridono, significa che gli sei entrata dentro, e personalmente a me è capitato".
Hai avuto qualche momento di scoraggiamento o in cui hai pensato "perchè son venuta qui"?
"Certamente i momenti di nostalgia e scoraggiamento sono capitati, soprattutto all'inizio quando mi son ritrovata a gestire una casa da sola, a fare la spesa da sola, a vivere momenti difficili in solitudine. A volte desideravo la presenza fisica di mia madre o dei miei amici, e a 1500 km di distanza era davvero triste dover comunicare solo grazie ad un telefono o ad una videochiamata su Skype. Quando guardavo le loro foto su Facebook, quando non ho potuto partecipare a momenti importanti della loro vita, sono stata male, ma la mia mente e il mio cuore erano con tutti loro, quindi è questo che mi ha fatta essere forte e portare avanti questa esperienza serenamente".
L'Erasmus per molti ragazzi significa "vacanza", lontano dalla famiglia e dalle solite conoscenze... cosa è stato per te?
"Come ho detto sopra, il distacco iniziale è stato difficile. Ma raggiungere l'indipendenza è qualcosa di stupendo. A 27 anni per me era necessario avere un punto di svolta, un cambiamento radicale e i momenti di solitudine mi hanno aiutata a capire e a convivere con me stessa a 360 gradi. Ho scoperto e fatto cose che non avrei mai pensato di fare qui, tipo arrampicate, escursioni, grandi camminate,mi sono sentita una bambina che guardava le cose per la prima volta.
Ho conosciuto gente da tutto il mondo da cui ho imparato molto: ho condiviso con loro la mia cultura, la mia lingua, la mia cucina, le mie abitudini e loro hanno fatto lo stesso con me. Ho dei nuovi amici, con cui sono certa che non perderò mai i legami, perchè abbiamo vissuto quest'esperienza 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 insieme, ci siamo aiutati a vicenda ed è stato soprattutto grazie a loro che ho superato le mie difficoltà. E credimi, noi Italiani, nonostante i luoghi comuni su di noi, siamo adorati dagli stranieri, non so, sarà forse per le lasagne, gli spaghetti e i panzerotti!
Ho viaggiato molto all'interno della Germania, ho visto paesaggi bellissimi, ho imparato particolari storici che non conoscevo, ho visto posti stranissimi e ho amato quella fantastica terra.
L'Erasmus è libertà, condivisione, indipendenza, viaggio, amicizia, scoperta, studio, emozione. Perchè quando una città ti abbraccia in quel modo, quando conosci gente, praticamente estranea fino al giorno prima, che vive dall'altra parte del mondo, che ha un cuore grande così, che si emoziona, ride, piange insieme a te è difficile tornare a casa. Io in Erasmus ho sentito la vita scorrere nelle mie vene, non provavo questa sensazione da un po'. Chi ha un'innata apertura mentale deve fare quest'esperienza. Soprattutto se è nato in una realtà come Turi in cui sono convinta che la rassegnazione, la paura di cambiare, la routine la fanno da padrona. Io non ci sto, io voglio vivere. Quindi consiglio vivamente ai ragazzi universitari di partire..andate in Erasmus e non ve ne pentirete!".

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