Domenica 22 Ottobre 2017
   
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Turesi emigrati: una mostra per raccontare

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Ogni giorno ascoltiamo notizie di cronaca che riportano in numeri i carichi di migranti provenienti dai paesi più poveri. È la fame, la sete, la mancanza di un futuro, la paura, a muoverli e farli salire su barconi "di fortuna" mettendo la loro vita nelle mani di chi promette loro speranze e un domami migliore.

Giungono in Italia, cercano di attraversare con la forza i confini di Stati che non li vogliono accogliere, protestano e lottano per raggiungere familiari e amici pronti a dargli protezione e sorrisi, ma incontrano spesso ostilità e ostruzionismo.

In altri casi, accolti nelle nuove terre, sono impegnati in lavori che nessuno più vuol fare o a cui poter dare poco valore.

"Ma il fenomeno migratorio è sempre esistito" – è stato più volte ripetuto nella serata di domenica 23 agosto, presso il Chiostro dei Francescani di Turi.

Ci si scandalizza, oggi, di numeri che raccontano di paesi e situazioni gravemente difficili, ma non si ricorda o non si vuole ricordare che il fenomeno migratorio ha interessato anche noi, italinai, che nei secoli scorsi abbiamo lasciato la terra natia, in cerca di futuro e situazioni migliori.

Era la fame ed è ancora questa a muovere le vite di migliaia di persone.

"Ma i migranti sono un problema o una risorsa?" - ha così avviato l'incontro il giornalista Vito Catucci, moderatore della serata. "Possono essere un problema per oggi, ma una risorsa per il futuro!" - ha poi proseguito, presentando così gli ospiti della serata.

Al fianco del Sindaco di Turi, Domenico Coppi, Marisa Di Bari, Responsabile Marketing ed eventi, di Toronto (Canada), con discendenti turesi, Giovanni Mariella, Vice presidente del Consiglio Regionale dei Pugliesi nel mondo, Antonio Coletta, presidente dei Turesi nel mondo Onlus e Nicola D'Addabbo, uno dei giovani turesi in fuga dall'Italia.

Ad incorniciare l'incontro, l'apertura della mostra fotgrafica e documentaristica di turesi che dall'inizio del '900, hanno lasciato Turi ed hanno costruito nuove realtà professionali e familiari all'estero.

Famiglie come quella dei Ferrante, Di Lauro, De Carolis, Di Noia, Petrera, Schettini, Zita, Coletta, Lotito e tanti altri sparsi per il mondo. Come ieri, forse più di ieri, oggi sono i numeri a parlare. Numeri che continuano a salire e che raccontano, con amara verità, di giovani e famiglie italiane, pugliesi e tantissimi turesi, che lasciano il proprio paese per lidi migliori.

"All'estero siamo più di 300mila – ha commentato Giovanni Mariella – ma sono dati poco attendibili perchè riferiti ai soli iscritti all'AIRE". Ma numeri che fanno riflettere e a cui aggiungere considerazioni legate al fatto che nel "2014 ci sono stati più emigrazioni che immigrazioni".

Si emigra per studio, per lavoro, ma soprattutto per chè se ne ha bisogno. "Sono circa 1900 i turesi residenti all'estero – ha quindi puntualizzato Antonio Coletta – e di questi, 1600 sono i maggiorenni e circa mille sono i turesi che si sono trasferiti a Lussemburgo".

Ma perchè si emigra? È la mancanza di un lavoro a muovere soprattutto una persona; è una delusione verso una società, una classe dirigenziale, una mentalità che non permette il riscatto sociale o un doveroso riconoscimento dei meriti e degli impegni. Ma è un modo di fare legato alle amicizie, alle raccomandazioni, alle preferenze che porta poi ai vertici, spesso, persone inadatte che, inevitabilmente, deteriorano realtà che già vivono situazioni in bilico.

Sono le mancanze di serie prospettive economiche, lavorative, che non permettono di condurre una vita "degna" di essere chiamata vita a spingere tantissimi giovani a lasciare la terra natia. Ne ha portato la sua esperienza il giovane architetto Nicola D'Addabbo, "costretto" a lasciare l'Italia perchè nonostante titoli e capacità, riconosce una seria difficoltà di inquadramento nel sistema italiano.

Certo le difficoltà non sono nascoste, così come le paure, ma sono vinte dalle possibilità che le altre terre possono offrire.

Rabbia e delusione per chi oggi, giovane turese, giovane italiano, si vede rifiutato dalla propria terra, perchè inglobato in un sistema che non gli permette di fare esperienza, di crescere, di maturare professionalmente, perchè muri e paletti ostacolano il suo futuro. Tanti gli esempi, oggi, come ieri, di turesi che hanno preferito così, mettendo da parte le emozioni e gli affetti, fare un biglietto di sola andata. E tante sono le dimostrazioni che la loro scelta, è stata ripagata dalle possibilità che altrove hanno poi avuto.

Commovente, poi, il ricordo di Francesco Zita, le cui emozioni sono state raccontate dal nipote Fabio, di un uomo che per cinquant'anni ha vissuto negli Stati Uniti D'America senza mai dimenticare la sua famiglia, il suo paese, la sua terra. Perchè sono questi sentimenti che si portano via con sè.

"Siamo lontani – ha aggiunto Pietro Schettini nel suo intervento e racconto dell'incontro col sindaco di Bristol – ma portiamo sempre Turi con noi nel cuore".

Turese emigrato? Collabora ad arricchire la mostra

Dal 23 al 30 agosto sarà possibile visionare le fotografie e i documenti esposti nella Mostra Fotografica "L'emigrazione dei turesi dall'inizio del '900 ad oggi" direttamente nel Chiostro dei Francescani.
Al termine della serata inaugurale, il Sindaco Menino Coppi ha avanzato la volontà di offrire ed esporre la mostra all'interno del Centro Culturale Polifunzionale, attualmente in fase di completamento.
L'obiettivo, però, è aggiornarla. Su invito, infatti, del Presidente dei Turesi nel mondo, Antonio Coletta, chiunque abbia del materiale può portare copia all'associazione che ne provvederà ad affiggerlo sul pannello presente già in questi giorni nel Chiostro dei Francescani.

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