Giovedì 14 Dicembre 2017
   
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Negare l’ambiente significa negare se stessi

da sinistra Domenico Scagliusi, Elvira Tarsitano, Giuseppe Gravinese

Giunge l’8 giugno scorso la notizia che il Ministero dell'Ambiente ha definitivamente autorizzato le prospezioni geosmiche per la ricerca di petrolio a largo della nostra costa, nel tratto compreso tra Bari e Brindisi, incluse Polignano e Monopoli. La concessione sarebbe stata fatta alla Northern Petroleum. Tecnicamente, si tratta di un parere di compatibilità ambientale che autorizza la ricerca degli idrocarburi al largo delle coste pugliesi, utilizzando la tecnica dell'airgun.
Per la precisione, l’airgun è una tecnica di ispezione dei fondali marini, per capire cosa contiene il sottosuolo. Ogni cinque o dieci minuti vengono lanciate delle bombe d'aria compressa che viaggiano a velocità di oltre 10mila Km orari. Da questi spari fortissimi si ricavano onde riflesse da cui estrarre dati sulla composizione del sottosuolo. Tutto questo potrebbe comportare gravi danni alla biodiversità, alla flora e fauna marina, nonché alle principali attività dei nostri luoghi, dal turismo alla pesca.
In quest’ottica, “ci siamo voluti mobilitare anche noi per dare il nostro aiuto” – afferma il segretario del Pd turese, l’avv. Giuseppe Gravinese, che ha ospitato lunedì scorso, presso la sede del partito, la dott.ssa Elvira Tarsitano, responsabile regionale ambiente Pd Puglia e biologa ambientalista, e il segretario cittadino del Pd polignanese Domenico Scagliusi. Ad assistere all’incontro, anche la presidentessa dell’Assemblea Provinciale del Partito democratico Alessandra Valente, il sindaco Domenico Coppi e alcuni amministratori.
Un incontro, quello voluto da Gravinese, che possa mettere insieme non solo i cittadini del Partito democratico, ma anche le forze di opposizione, per dire no IMG_0827alla minaccia che incombe su spiagge che noi frequentiamo e che “ci piacciono tantissimo”. Per questo è stata protocollata in comune la richiesta di un’odg contro le paventate trivellazioni, da portare in consiglio comunale, affiché possa essere approvata all’unanimità da tutti i consiglieri di maggioranza e di opposizione.
“Negare l’ambiente significa negare se stessi” – è quanto afferma la dott.ssa Tarsitano all’inizio del suo intervento, che si sofferma su diversi punti. Richiama la sovranità popolare: “Se il popolo decide che non vuole le trivelle, le trivelle non dovrebbero esserci”, per poi ripercorrere le tappe di questa minaccia, che si prospettava già dal 2006. Inoltre graverebbe su questa tragedia la mancanza di una normativa sulla sicurezza degli impianti, che lascerebbe ad intendere l’esistenza di tante problematiche da prendere in considerazione, non soltanto quella ambientale. Altro punto cruciale è lo Sblocca Italia. Negli ultimi dieci anni – spiega la prof.ssa Tarsitano – vi è stato un forte slancio verso l’autonomia delle Regioni. Ad un certo punto, però, si è fatto un passo indietro: oggi, infatti, molti temi sono tornati in capo allo Governo centrale. Per quanto riguarda le introspezioni del suolo per la ricerca di idrocarburi, la competenza sarebbe stata ripresa dallo Stato, grazie agli articoli 37 e 38 dello Sblocca Italia. Quindi le Regioni, a questo punto, potrebbero ben poco. “Dobbiamo fare fronte comune tutti quanti – invita – non dobbiamo abbassare la guardia. Non è giusto che qualcuno venga a dirci cosa dobbiamo fare dei nostri luoghi”. La questione, inoltre, si fa ancora più preoccupante se si guarda all’Emilia Romagna, dove a seguito della valutazione di impatto ambientale, si è passati alla richiesta di verifica amministrativa: qui il passo avanti è stato fatto e non lascia ben sperare, poiché se si è arrivati fino a questo punto, nulla impedirebbe nel proseguire non solo in Emilia Romagna, ma anche nelle altre regioni. L’impatto ambientale sarebbe disastroso e risulterebbe inutile anche una comparazione con gli Stati Uniti, essendo il Mar Adriatico un bacino chiuso e dove non ci sarebbe un sufficiente ricambio di acqua. Senza contare poi i danni sociali: si prevede che potrebbero uscire dal mondo del lavoro circa 38mila persone. Eppure l’Europa ci dà soldi per investire sull’economia blu! Una delle poche strade percorribili – da quanto emerge dall’incontro – sarebbe chiedere l’abrogazione degli art. 37 e 38 dello Sblocca Italia o, utopicamente, ottenere lo status di regione a statuto speciale.
“E Turi da che parte sta?” Dalla parte dell’ambiente. “Faremo di tutto” – assicura nuovamente Gravinese. Mentre il sindaco Coppi si dice favorevole all’approvazione dell’ordine del giorno in consiglio comunale perché “sono convinto che il nostro futuro sia nel valorizzare le nostre risorse” turistiche, agricole, storiche e culturali.

Commenti  

 
Mino Miale
#6 Mino Miale 2015-07-23 12:18
A quella riunione organizzata dalla sezione PD cittadina intervenni, porgendo alcune domande alla relatrice,dott.ssa Elvira Tarsitano non proprio come iscritto ma in qualità di cittadino pugliese. Quella Puglia che deve essere in grado di dire al Governo Renzi di cambiare pensiero: dalle nostre coste devono stare lontani i PETROLIERI. PUNTO E BASTA ! Non ha sbagliato solo Vendola e Berlusconi nei nostri confronti !
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Paolo Martini
#5 Paolo Martini 2015-07-22 18:30
Per SiC: Malgrado l'evoluzione nel campo dell'accumulo di energia elettrica, le auto elettriche stanno facendo parecchia fatica a "farsi strada". Francamente dubito che tra soli dieci anni tutti gireranno su un'auto elettrica. Se mi dicesse venticinque o trenta magari potrei anche crederci. Inoltre il petrolchimico Italiano è in crisi, ma l'importazione di derivati del petrolio, fondamentali per le industrie di quasi tutti i settori, non è certo diminuita. Provi solo a guardarsi intorno e consideri quanti degli oggetti che la circondano potrebbero esistere se non fosse per il petrolio: si va dai più comuni oggetti di uso quotidiano a sofisticate apparecchiature medicali, medicinali, additivi più svariati, detersivi, plastiche, indumenti, chi più ne ha più ne metta. Non mi sembra proprio che la società odierna sia pronta a fare a meno del petrolio e dei suoi derivati, a meno di non sottoporsi a sacrifici enormi, che non credo sarebbero visti di buon occhio dalla popolazione.
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Paolo Martini
#4 Paolo Martini 2015-07-22 18:14
Per SiC: mi permetto di chiederle dove ha sentito dire o visto scritto che la Germania se la cava senza petrolio. Per sua informazione al mondo non esiste paese che possa fare a meno del petrolio e dei suoi derivati, nemmeno la geotermica Islanda, che ha bisogno di mezzi stradali e navi per i propri approvvigionamenti. La Germania nell'ultimo decennio, malgrado la sbandierata Energiewende, ha costantemente aumentato il consumo di carbone a scopo energetico, reagendo al picco dei prezzi del gas convertendo vecchie centrali da gas a carbone, per poter sfruttare il carbone a basso prezzo (dagli USA e non solo). I Tedeschi non hanno limiti di velocità sulle loro autobahn e se le godono con le loro potenti vetture. La Germania Fossil Fuel Free è solo una leggenda, purtroppo.
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SiC
#3 SiC 2015-07-22 13:38
Quali benefici porterà alla comunità oltre il numero ristretto di assunzioni?
Si può essere vincenti anche senza petrolio come la Germania.
Tra una decina di anni tutte le macchina (tranne quelle vintage) saranno a batteria visto l'esponenziale sviluppo delle stesse. Cerchiamo di emanciparti dalla tradizionali forti di energia e restringiamo il campo di utilizzo delle fonti fossili (ricordo che anche il settore petrolchimico in Italia è sprofondato) solo per le applicazioni in cui è insostituibile.
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Paolo Martini
#2 Paolo Martini 2015-07-21 22:03
Anche un umano avrebbe dei danni se si mettesse a fare il bagno a pochi metri da un airgun in azione, a causa della pressione sonora esercitata. Ma già a poche decine di metri gli effetti sono solo temporanei. Questo attrezzo viene usato da decenni sulle piattaforme continentali di tutti i continenti, e se fosse davvero così dannoso avrebbe lasciato dietro di sè solo un deserto, e ciò come sapete bene non è. Il vero problema dell'Adriatico sono gli scarichi residenziali, agricoli e industriali non trattati, oltre al traffico navale. L'accanimento contro l'esplorazione petrolifera è il frutto di un grande sforzo di public relations da parte di GreenPeace, Legambiente e simili, ma manca clamorosamente il bersaglio. La produzione di petrolio in Adriatico va avanti da vent'anni e non vi sono state conseguenze. Il campo di Aquila ha prodotto oltre 25 milioni di barili dal 98 fino ad oggi. Ci sono state per caso delle maree nere???
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Paolo Martini
#1 Paolo Martini 2015-07-21 22:02
Se mi permettete vorrei fare un pò di chiarezza sull'airgun. La descrizione che ne date non mi pare accurata. L'airgun è un sistema di energizzazione per acquisizioni sismiche, in pratica è un attrezzo che causa un onda sonora. Nessuno spara "bombe d'aria compressa che viaggiano a velocità di oltre 10mila Km orari". Questi dispositivi sono delle camere metalliche in cui l'aria viene compressa fino ad una pressione predeterminata e quindi viene rilasciata istantaneamente, causando un onda sonora molto potente che si propaga alla velocità del suono in acqua, circa 1500 metri al secondo, ovvero 5400 chilometri all'ora. La velocità del suono in acqua è più o meno sempre la stessa, varia poco a seconda delle condizioni. Non ci sono bombe d'aria sparate sui fondali, gli airgun vengono utilizzati alla profondità di 8 - 10 metri e sono pericolosi per la fauna marina se la distanza è molto ridotta.
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