Lunedì 23 Ottobre 2017
   
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“I grani della clessidra”, in biblioteca

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Hanno cercato di rimediare alla mancanza di una sede idonea per la proiezione, in prima assoluta, del lavoro di Ivan Cacace con i detenuti del Carcere di Turi, ma il risultato non è stato sufficiente. A sottolinearlo, Pino Cacace, regista e padre del realizzatore "I grani della Clessidra" di Ivan Cacace, presentato nel secondo appuntamento del Festival "La Rosa di Turi", nella mattinata di domenica 26 aprile nella Biblioteca Comunale.
A salutare i presenti, dopo 35 minuti di ritardo rispetto all'ora indicata, la giornalista Minunno che ha lasciato alla poesia gramsciana "Odio gli indifferenti", lo spunto per avviare la mattinata.
Una occasione non solo per parlare di Gramsci, ma un momento per riflettere sulla situazione della Casa di reclusione di Turi e sulla condizione delle carceri e dei carcerati in Italia.
Per dibattere sul tema, hanno preso parte il professor Pietro Rossi, Garante dei detenuti della Regione Puglia, l'Avvocato Maria Pia Scarciglia, referente dell'associazione Antigone e la direttrice del Carcere di Turi, la dott. Maria teresa Susca. Presto, attraverso le sue parole, i presenti alla mattinata, purtroppo non molti, hanno percorso la vita all'interno della struttura detentiva turese che ospita, oggi, "circa 140 ristretti, tutti definitivi". Per loro e per far sì che il carcere funga da elemento di rieducazione sociale, sono svolte diverse attività e tra queste, una delle più proficue, è proprio il laboratorio teatrale. "Tutto questo, grazie all'ausilio di diverse associazioni presenti sul territorio e al Borgo delle arti con Pino Cacace. Grazie a Pino per il suo lavoro, perchè non è facile lavorare con i detenuti e soprattutto nella realtà carceraria" – ha sottolineato la Susca. Non dimentica infine, di ringraziare l'Amministrazione Comunale e in particolar modo il Sindaco e la Vice Sindaco, per la collaborazione".
Particolarmente profondo l'intervento di Ignazio Di Pace, detenuto della Casa di Reclusione di Turi e tra i protagonisti del cortometraggio presentato. "Siamo persone come tante, ma che hanno fatto degli errori". Una frase semplice, quasi comune, se non fosse che è il frutto di un percorso di maturazione che l'uomo ha sviluppato nel periodo della sue restrizione e che oggi gli permettono di comprendere da dove ripartire, da dove ricominciare e come non cadere, nuovamente, nella retete dell'illegalità. "Mi rammarico di non aver capito prima, per non arrivare fino al carcere" – ha concluso.
Ignazio Di Pace è uno dei 20 partecipanti al corto di Ivan Cacace, a cui circa 50 avevano dato la loro disponibilità a partecipare. Un lavoro toccante, in cui le emozioni hanno fatto da padrone, in cui le persone e i loro sentimenti hanno trovato ampio spazio andando oltre quella dimensione temporale che la realtà carceraria devasta, ingigantisce, annulla. "Il tempo è un elemento che distrugge le menti di chi è dentro" – ha ripetuto Pino Cacace.
Prima di dare spazio alla visione, sono state le considerazioni di Pietro Rossi, Garante dei detenuti della Regione Puglia e l'Avvocato Maria Pia Scarciglia, referente dell'associazione Antigone a portare all'attenzione la situazione detentiva in Italia. Una situazione che negli ultimi anni sta migliorando, ma che deve guardare a creare sempre più opportunità di rieducazione dei ristretti o reclusi, non solo privati delle loro libertà, ma impegnati a comprendere che il lavoro sociale è una delle vie d'uscita dalla prigionia della loro vita.

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