Venerdì 15 Dicembre 2017
   
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Lavinia Orlando sul Festival

Lavinia Orlando

"La prima edizione del Festival per Antonio Gramsci "La rosa di Turi" si è conclusa. Ringraziamo tutti gli artisti, i docenti, gli operai, gli sponsor, il pubblico, i bambini, i maestri, i fotografi, i grafici, i tipografi, i tecnici, gli attori, i fonici, i musicisti, gli scrittori, i librai... Tutti coloro i quali hanno permesso di realizzare questa splendida iniziativa".
È con queste parole che si chiude il sipario sul primo Festival su Antonio Gramsci che ha visto impegnata Turi per tre giornate. Sicuramente avrebbe meritato maggiore attenzione da parte della collettività, non perchè appuntamento realizzato da un'amministrazione comunale, ma perchè incentrato su un personaggio "classico", come il professor Voza ha voluto sottolineare nella serata conclusiva.
Un pensatore, un filosofo, un giornalista, linguista e critico letterario italiano, oltre che politico, il cui nome, nel mondo, è strettamente legato all'Italia.
Ma se gli Italiani vanno educati a non restare fermi nelle loro idee e chiusi nelle loro "gabbie mentali", senza la voglia di aprirsi a conoscere quello che sta oltre la "propria porta", non bisogna frenare il lavoro di chi si sforza di voler uscire dalle proprie "prigioni"e conoscere quel che sta oltre una semplice bandiera, un semplice colore, un misero simbolo.
Nell'organizzazione del Festival, l'Assessore alla Cultura, Lavinia Orlando ha lavorato per portare a compimento un desiderio da tempo nel cassetto e in tanti già si domandano se ci saranno prossime edizioni dello stesso. A lei abbiamo chiesto una valutazione finale dell'appuntamento turese.
"Ritengo che le tre giornate dedicate ad Antonio Gramsci siano state un successo sotto differenti profili. Abbiamo dato la possibilità a Turi ed ai cittadini dei paesi limitrofi di fruire di diverse personalità del mondo artistico, culturale e musicale, tutte legate alla figura dell'intellettuale sardo. Abbiamo cercato di coinvolgere il carcere, non solo in quanto luogo fisico che ha ospitato Gramsci, ma anche e soprattutto come realtà colma di individui che sovente noi turesi dimentichiamo (o, meglio, vogliamo dimenticare). Abbiamo tentato, in sintesi, di avviare un processo che potrebbe essere molto fruttuoso per Turi, sotto i profili culturale e turistico: caratterizzare Turi per il tramite della figura di Gramsci, sulla base di un filone che è già parzialmente tracciato. Ne sia testimonianza il fatto che al concorso fotografico organizzato per l'occasione abbiano partecipato anche artisti non pugliesi. È su questo che intendiamo lavorare: il legame tra Turi, Antonio Gramsci ed il carcere, per ri - scoprire il pensiero dell'intellettuale (all'estero molto più conosciuto che in Italia) e farne un fiore all'occhiello per Turi. Il mio ringraziamento va a tutte le associazioni che hanno collaborato alla buona riuscita dell'iniziativa, a partire dal Centro Studi di Storia e Cultura di Turi "Matteo Pugliese", alla disponibilissima direttrice del carcere, dott.ssa Susca ed a tutti i singoli che, a vario titolo, hanno dato una mano".

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