Martedì 12 Dicembre 2017
   
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Poche presenze per l'avvio del Festival Gramsci

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È calato il sipario sulla tre giorni dedicata ad Antonio Gramsci.
Una lunga parentesi che ha visto coinvolte associazioni, cittadini, scolaresche e soprattutto i luoghi che videro Antonio Gramsci. "La Rosa di Turi" a descrivere la kermesse di spettacoli, presentazioni e riflessioni che ha preso il via nella serata di sabato 25 aprile, da piazza Aldo Moro.
A condurre, o meglio, accompagnare “La Rosa di Turi”, la preziosa voce di Annamaria Minunno, che con maestria e spesso cambi di scaletta, ha intrattenuto ospiti e pubblico coinvolti nei diversi appuntamenti della rassegna.
A dare il benvenuto da parte dell'Amministrazione Comunale, la Vice Sindaco Lavinia Orlando, accompagnata dal prof. Domenico Resta, presidente del Centro Studi di Storia e Cultura di Turi.
Da loro la motivazione del Festival, un'occasione per ricordare e riflettere su un Uomo, uno degli Uomini, vittime di un sistema politico che voleva mettere a tacere un cervello. “È la prima volta che Turi organizza un Festival per Gramsci” – ha sottolineato dal palco la giornalista Minunno, portando a tutti il pensiero e la volontà che per diversi anni, in tanti hanno cercato di realizzare. “Sino ad oggi Turi non è stata in grado di sfruttare in maniera positiva la figura di Gramsci, per diversi anni rinchiuso nel nostro carcere (dal 1928 al 1935) – ha spiegato in apertura Lavinia Orlando, anche assessore alla cultura – Riteniamo che oggi sia fondamentale lavorare sulla sua figura”.
La vita di Gramsci e le storie del carcere si sono intrecciate in musica, cinema e letteratura. Da un lato, gli organizzatori del festival hanno lavorato per riconciliare la cittadinanza ad un passaggio importante ma forse ancora poco sentito della storia dell’ultimo secolo; dall’altro, la necessità di includere e reinserire nella comunità i “fantasmi”, gli invisibili che ancora oggi, a distanza di 80 anni dal loro illustre predecessore, vivono la loro reclusione all’interno del penitenziario turese.
“Per noi è un occasione per veicolare messaggi positivi e, perché no, favorire il turismo culturale" – ha commentato Orlando. "Per questo, accanto ai momenti per i bambini immaginati per rendere il terreno fertile e coltivare questo legame fra Gramsci e la città di Turi, abbiamo pensato a questo festival, per coinvolgere la cittadinanza e i visitatori”.
A fare da cornice all'apertura del Festival, la Casa di Reclusione di Turi, alla quale oggi si guarda con meraviglia, ma che sicuramente, spaventa.
E come aprire meglio il Festival se non con una musica per far riflettere? A salire sul palco della piazza, i Radiodervish che nota dopo nota hanno fatto commuovere, oltre che applaudire i presenti, trascinati dalle parole di Nabil. A quanti hanno assistiti – effettivamente pochi considerando il tema – hanno regalato "La Rosa di Turi", brano tratto dall'omonima poesia gramsciana, composta durante il periodo di detenzione turese. Intense le parole, intensa la loro musica, che per qualche ora ha trasinato il pubblico in un'area di meditazione.

Commenti  

 
Franco
#2 Franco 2015-05-05 16:33
Ma qui a quanto pare l'interesse non è all'evento ma alla...RIBALTA!SARANNO FAMOSI!
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BARBARA
#1 BARBARA 2015-05-05 10:49
UN RISCONTRO VECCHIO E OVVIO...SI PECCA DI VOLER VELOCIZZARE ORGANIZZAZIONI EVENTI PUR DI REALIZZARLI.. CON RISULTATI LAGNOSI PER CHI PROGETTA..EVENTI DI TALE FATTURA AVREBBERO BISOGNO MINIMO UN ANNO DI ELABORAZIONE COLLETTIVA,D'INFORMAZIONE E DI AGGREGAZIONE ..SENZA VOLER EMERGERE NELL'ASSOLUTO.. ;-)
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