Gassi: se dai colori si passa alla pietra

Lorenzo Gassi

Da qualche tempo anche a Turi possiamo annoverare, tra i nostri maestri artigiani, un mastro trullaro. Lo abbiamo incontrato per chiedergli come nasce questa sua passione e come lo si diventa. Quattro chiacchiere con Lorenzo Gassi.
Cosa significa essere un Mastro Trullaro?L'attestato ricevuto
“Il Mastro Trullaro è un'artigiano in grado di preservare i caratteri originari dei manufatti in pietra a secco, realizza opere di vario genere utilizzando la pietra a secco e altre lavorazioni connesse.
E' in grado di scegliere e utilizzare correttamente materiali, utensili, macchine, attrezzature necessari per le specifiche lavorazioni; di eseguire opere di recupero, restauro e consolidamento e opere a carattere decorativo.
L'artigiano deve conoscere la storia, riconoscere le differenze che esistono tra i vari materiali che si trovano nel sottosuolo e poi saper utilizzare le tecniche che permettono la conservazione di tutte le caratteristiche del trullo.
Si occupa, inoltre, di semplici interventi anche a carattere manutentivo, di carpenteria e di finitura, collaborando nell'istallazione di impianti idrotermosanitari ed elettrici.
Opera all'interno di cantieri edili per il recupero dei manufatti in pietra sulla base di documentazione tecnica, di indicazioni di altre figure professionali, di tecnici e della committenza. Si caratterizza per la specificità delle proprie competenze nell'ambito delle costruzioni a trullo.
l trullaro è un lavoro che puoi fare solo se ti appassiona davvero, se sei abbastanza intelligente da capire a occhio che tipo di incastro di pietre c’è e se hai la pazienza di imparare come si lavora”.
Quando ha ricevuto questa qualifica ?
“Il corso si è svolto lo scorso anno  presso la sede dell’Associazione per la Formazione Professionale Quasar in Via Martiri delle Foibe n. 1 in Putignano. Lo stage prevedeva 600 ore di cui 250 di didattica svolte nella sede della Quasar e 350 in cantiere ad Alberobello. I docenti si alternavano per specifiche professionalità, due architetti, un ingegnere per la sicurezza di cantiere, un  geologo (Fabio Luparelli di Turi) ed un commercialista che spiegava come fare impresa.
Al termine del corso abbiamo sostenuto  gli esami di scritto e orale per il diploma di abilitazione. La commissione esaminatrice era nominata dalla Regione Puglia”.
Da pittore a maestro dei trulli. Come nasce questa passione?
“Principalmente terrei a precisare che un’artista prima di essere o definirsi tale, deve essere un bravo artigiano, su questa tematica ci sarebbe molto da parlare, servirebbe un’altra intervista.
Nei miei dipinti la ricerca e sperimentazione, sono le costanti basi della mia pittura, maturando col passare degli anni una  personale cifra stilistica, uno stile  pittorico che richiama i moti ed i colori della nostra terra, i trulli o masserie sono sempre presenti.
La pittura è da sempre stata la mia passione fin da piccolo, mentre il restauro architettonico conservativo del paramento lapideo era il mio pane quotidiano. Turi non è a conoscenza che la cappella votiva della Croce in via Rutigliano che versava in uno stato statico grave è stata restaurata dal sottoscritto.
La commissione dei lavori mi venne affidata  dall’arch. Giuseppe Giannini che approfitto nel salutarlo”.
I trulli richiamano alla mente la vicina e fascinosa Alberobello. Come si concilia questa struttura con la nostra Turi?
“Turi fa parte del comprensorio territoriale regionale denominato Murgia dei Trulli e del GAL Terra dei Trulli e di Barsento,  'Alberobello, Castellana Grotte, Gioia del Colle, Noci, Putignano, Sammichele di Bari'. Alberobello ne è la capitale con riconoscimento Unesco.
Questo territorio è contrassegnato da tipiche case costruite a secco, dal tetto conico e coperto da chiancarelle. La trasformazione nei secoli del territorio turese è sempre stata connessa alla nascita e allo sviluppo di bellissime nonché monumentali masserie che testimoniano il processo di antropizzazione verificatosi nel corso del tempo. La natura del terreno è di origine carsica , con  strati superficiali rocciosi di natura calcarea, che ha dato luogo a interessanti forme di grotte e doline. Nella nostra Turi è rimasto ben poco riguardo Trulli, Pajare, Casedde, Cisterne…e quel poco che è rimasto (che necessita di urgente di recupero), versa in uno stato di incuria, di abbandono. Su queste tematiche si organizzano tavole rotonde, convegni ecc. da decenni, ma in sostanza non si conclude nulla, si aspetta che queste tracce che parlano di un nostro passato che ci appartiene antropologicamente scompaia. Il solo lavoro di sensibilizzazione non è sufficiente, serve una politica di controllo per la tutela e specialmente di investimenti. Il PPTR ( Piano Paesaggistico Territoriale Regionale) non è sufficiente se assistiamo a scempi continui di lame disossate per far spazio a nuove piantagioni o a monumenti nazionali come la chiesetta di San Rocco e dell’Annunziata datata fine 1500 convertita ultimamente in obitorio invece di essere oggetto di studio. Bisogna abbattere il muro dell’omertà, avere il dovere di segnalare, denunciare. Il patrimonio architettonico e ambientale, appartiene alla storia di un paese, un territorio che racconta la sua vita rurale, la sua cultura , civiltà, che grida disperatamente aiuto e rispetto”.