Lunedì 19 Novembre 2018
   
Text Size

La povertà che incalza

don Michele Petruzzi

Sempre più famiglie italiane riversano in stato di povertà. È quanto emerge dalle parole di don Michele Petruzzi, direttore della Caritas diocesana Conversano-Monopoli, che ci parla di un fenomeno dalle mille sfaccettature, che nel corso del tempo è divenuto sempre più complesso. Nello stesso tempo è cresciuta la risposta delle comunità parrocchiali e la competenza degli operatori Caritas.

Don Michele, può parlarci della povertà nella nostra Diocesi?

“C’è una grande povertà, una situazione che sicuramente risente molto della crisi. Ci sono stati degli aumenti di richieste di aiuti e di viveri come anche di pagamenti di utenze. Nello stesso tempo si sta verificando in alcune parti della Diocesi anche il problema dell’emergenza abitativa e quindi diversi soggetti stanno rinunciando ad una casa, perché non possono permettersi di pagare un fitto. Sicuramente la situazione riflette un po’ quello che c’è dappertutto in Italia. Da questo punto di vista, c’è stato anche un incremento di aiuti. Come sono aumentate le famiglie in povertà, allo stesso tempo è anche cresciuta una certa sensibilità da parte delle comunità parrocchiali e delle famiglie ad avere uno stile di condivisione verso i bisognosi”.

Quali sono le richieste di aiuto più frequenti?

“La Caritas Diocesana gestisce dieci centri di ascolto cittadini: ciò che qui si è registrato, è che le maggiori richieste di aiuto riguardano i viveri, il lavoro, il pagamento delle utenze, le abitazioni. Sono richieste che stanno aumentando soprattutto per gli italiani. Il dato nazionale mette sempre al primo posto gli immigrati, però si sta verificando, ormai da due o tre anni, l’aumento del numero degli italiani che necessitano di questi beni primari. Ovviamente abbiamo a che fare un po’ con tutte le categorie: ci sono situazioni di famiglie con bambini molto piccoli e quindi è chiaro che loro richiedono un certo tipo di aiuto. Stanno aumentando anche i pensionati che si rivolgono a noi, nei nostri centri di ascolto e nelle nostre parrocchie. Un altro tipo di povertà, che sta prendendo sempre più piede, è quella causata dai divorzi, che spesso mettono economicamente in difficoltà queste persone. Le cause della povertà sono tante e finiscono con il renderla un fenomeno davvero molto complesso”.

L’operato della Caritas si rende possibile anche grazie ai volontari. Quale è il loro valore?

“Lo sforzo è quello di dare non solo delle risposte ai bisogni immediati, ma è anche quello di cercare di trovare delle soluzioni a tutte queste cause. È  un lavoro questo, fatto da tanta gente di buona volontà che nel corso del tempo, con l’impegno, è anche cresciuta in competenze. Quando si parla degli operatori delle Caritas si pensa sempre a delle persone molto buone di cuore e disponibili. Ed è vero questo. Ma allo stesso tempo sono anche persone che mentre mettono a disposizione il loro tempo e le loro energie per ascoltare e dare delle risposte alle persone in difficoltà, coinvolgendo le comunità parrocchiali, nello stesso tempo sono anche impegnate nella formazione continua. C’è lo sforzo di volersi formare e voler capire le cause delle povertà. Perché conoscere il problema è già averlo affrontato per metà”.

Il ruolo della Caritas è solo assistenziale?

“No, non si tratta solo di una questione di fornitura dei servizi. Quello che è importante è che dietro questi servizi si inneschino anche meccanismi di riscatto. Le persone vanno sì aiutate, ma quello che serve è condurle a intraprendere un cammino, a rifare un progetto di vita con l’obiettivo di “rimettersi in piedi”. È questo, ad esempio, l’obiettivo dei centri di ascolto, che non sono solo luoghi dove la persona va a sfogarsi, ma ad iniziare un percorso di orientamento, proprio per potersi riscattare. Il ruolo della Caritas non è infatti solo assistenziale, ma anche pedagogico”.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI