Domenica 18 Novembre 2018
   
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Disabili: una protesta per difendere i diritti dei maggiorenni

Le famiglie dei disabili in protesta

Una manifestazione di protesta e d’indignazione a tutela dei diritti dei disabili si è svolta martedì 3 febbraio in via Capruzzi, a Bari, dinanzi al palazzo del Consiglio della Regione Puglia. A parteciparvi, anche alcuni nostri concittadini, che si sono uniti al grido di protesta di numerosi disabili e loro famiglie, nei confronti di un emendamento che prevede il taglio dei fondi ai centri assistenziali socio-riabilitativi.

“Il problema emerge nel momento in cui è stato deciso di trasferire tutti i disabili maggiorenni in centri di assistenza” – ci spiega un familiare di un ragazzo disabile che da anni segue un percorso di cura presso il Sant’Agostino di Noicattaro. Il trasferimento, comunicato alle famiglie con una semplice lettera, pare essere immediato e deciso a tavolino da un potere politico che mette da parte le necessità dei disabili, le volontà delle famiglie e soprattutto i profitti che questi ragazzi, nei centri di riabilitazione, hanno ottenuto in questi anni di lavoro.

Manifesti esposti per farsi ascoltare (4)

La protesta si è svolta in concomitanza con la riunione della III Commissione regionale riunitasi per discutere dello 'Schema di regolamento regionale dei Presidi territoriali di recupero e riabilitazione funzionale dei soggetti portatori di disabilità fisiche, psichiche, sensoriali o miste’.  

Ma di cosa si tratta? “La Giunta Regionale – riporta l’associazione delle famiglie disabili attraverso un manifesto diffuso sul web – ha approvato un regolamento sulla riabilitazione, senza alcuna interlocuzione con le associazioni delle famiglie e su cui invano si è tentato di intervenire. Questo regolamento, esaminato in III Commissione del Consiglio Regionale prima di entrare in vigore e nell’occasione rimandato, sancisce definitivamente l’esclusione dei disabili gravi ultradiciottenni dal regime di riabilitazione in regime diurno, in contrasto con quanto disposto dal DPCM 29.11.2011 (Livelli Essenziali di Assistenza LEA)”.

Chiaro, quindi, lo stato d'agitazione delle famiglie dei disabili e le preoccupazioni, oltre che le istanze espresse dagli stessi, dinanzi alle esigenze dei disabili ultra18enni che rischiano di passare dal livello assistenziale socio-riabilitativo (art. 26 Legge n. 833/1978) e quello socio-assistenziale. Un incontro che ha preceduto la riunione della III Commissione ha visto infine uno scontro tra l’Assessore alla Sanità Pugliese, Donato Pentassuglia e le associazioni delle famiglie dei disabili che hanno chiesto maggiore rispetto e tutela per chi ha 18 anni ed un giorno, affinchè non vedano ledere il loro diritto all’assistenza sanitaria, adeguata alla loro condizione.

“La volontà politica c'è. Da parte mia il massimo impegno affinchè il livello d'assistenza riabilitativa, sotto il profilo medico-infermieristico, rimanga intatto. L'auspicio è che l'emendamento possa essere accolto andando a soddisfare le richieste delle diverse associazioni intervenute” – è stato il commento al termine dell’incontro del presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna. “A 18 anni ed un giorno le disabilità non guariscono” – ha aggiunto, chiedendo una revisione del regolamento avanzato, affinchè anche i disabili maggiorenni possano accedere all’assistenza riabilitativa sanitaria.

Vicini alle famiglie dei disabili si è mostrata Fratelli d’Italia di Turi, che ha espresso piena solidarietà nei confronti delle comprensibili necessità dei pazienti maggiorenni.

Forte, sull’argomento, anche lo sfogo di Giuseppe De Pasquale che sottolinea come “in altre Regioni ci sono centri di riabilitazione a carico del SSR e con gente specializzata in malattie neuro generative ad occuparsi dei disabili e non fisioterapisti normali”. “Un disabile grave – prosegue nella sua nota - ha bisogno di un centro di riabilitazione e non centri di residenza assistenziale”. Anche da parte sua, evidente lo schieramento a fianco dei disabili e delle loro famiglie che da un giorno all’altro non si possono sobbarcare dei costi di assistenza riabilitativa dei loro cari, guardati come numeri e non come persone.

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