Lunedì 12 Novembre 2018
   
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La politica che può cambiare con la cittadinanza attiva

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Forte il disagio avvertito nella società civile per via di una politica sempre meno corrispondente ai bisogni delle persone e alla promozione del bene comune. Dilagano, infatti, corruzione e forme antipolitiche. C’è, dunque, la necessità impellente di una riorganizzazione dal basso che crei nuovi indirizzi collettivi.

Il 9 gennaio scorso, la zona pastorale di Turi e l’associazione ONLUS “Cercasi un fine”, in collaborazione con il Centro Studi di Storia e Cultura di Turi “Matteo Pugliese”, le associazione “Artemista” e “Il Girasole”, hanno promosso un ciclo di conferenze sulla necessità della partecipazione alla vita democratica e della creazione di nuovi contenuti etici e politici, al fine di favorire la cittadinanza attiva. Durante l’evento d’apertura, dal titolo “Oltre la politica…la partecipazione”, Don Nicola D’Onghia ha spiegato che questi incontri vogliono essere propedeutici alla nascita di una scuola socio-politica. “Questa sera mettiamo un seme che è un sogno. C’è una forte valenza formativa. Bisogna curare l’educazione civica e politica affinché tutti i cittadini possano svolgere il loro ruolo nella società. La politica è un’arte difficile ma nobile. Affinché i cittadini agiscano con integrità e saggezza contro l’assolutismo ed il proprio interesse materiale e si prodighino con amore, al servizio di tutti, è importante investire nella formazione.”

Il dott. Antonello Malena, coordinatore dei lavori, ha specificato le finalità del percorso formativo: “Rispondere a delle esigenze e a delle perplessità che ci siamo posti sulla partecipazione attiva alla politica e non alla candidatura. Abbiamo aderito ad un circuito di scuole di politica tenute dall’associazione ‘Cercasi un fine’. Abbiamo scelto questa associazione perché la sua formazione si basa su due pilastri, quali la Costituzione Italiana e la Dottrina Sociale della chiesa. Da qui, la comunità cresce e diventa consapevole e più cosciente delle scelte che compie.”

Poi, la parola è passata al dott. Pasquale Bonasora che ha sottolineato che lo spirito del laboratorio sarebbe quello di creare un gruppo di cittadinanza attiva, operando su tre parole chiave: partecipazione, formazione e responsabilità. “E’ nostro dovere partecipare alla vita della comunità, perché facciamo parte di essa. Bisogna studiare, formarsi. Non si può improvvisare in politica. Dobbiamo sentirci responsabili della vita del nostro paese.” L’analisi è stata fatta sulla base dell’ art. 49, sulla partecipazione politica attraverso i partiti nel loro ruolo di mediazione sociale e del quarto comma dell’art. 118, sul principio di sussidiarietà orizzontale, secondo cui, tutti i cittadini al di là degli amministratori, si possono occupare della vita pubblica come, ad esempio, della cura di uno spazio pubblico.

La cittadinanza attiva esercita poteri, responsabilità operative e dirette; diventa attore delle politiche pubbliche. Può ottenere il varo di alcune leggi. Ad esempio, l’associazione “Libera” ha ottenuto la confisca dei beni mafiosi; mobilitando le risorse umane e modificando i comportamenti, muta la cultura di massa e cambiano le regole; può cambiare anche il funzionamento del mercato (citiamo, ad esempio, il tema dell’agricoltura sociale), riorganizzando la società: molte piccole imprese agricole stanno capendo che anche un altro modello può dare prospettive.

I limiti della cittadinanza attiva sono operativi (disorganizzazione e carenza di risorse) e cognitivi (complesso di inferiorità politica e di superiorità morale). Le istituzioni rappresentano quello che noi siamo. I partiti storici non funzionano più; c’è bisogno di nuovi significati e nuovi assetti: la transizione da un vecchio modello ad un nuovo modello, è lunga. Il concetto di cittadinanza è dinamico e non prescinde dall’evoluzione della società. La vita dell’uomo è legata al pianeta ed ogni cittadino ha diritto a vivere in un mondo sano e senza guerre. Purtroppo, ci sono strategie sbagliate nel sistema vigente; strategie che vogliono confermare lo status quo che vuole cittadini di serie ‘a’ e cittadini di serie ‘b’.

L’obiettivo è la creazione di una democrazia partecipativa, dove, la cittadinanza è inclusa nel processo di definizione delle politiche e ha un ruolo nell’ambito delle politiche pubbliche; attraverso questionari, assemblee può decidere cosa fare del bilancio, col bilancio partecipativo. Grazie al D. Lgs del 267/2000 art. 162, le istituzioni amministrative devono far conoscere il bilancio. Nasce l’amministrazione condivisa che supera il paradigma bipolare. C’è un regolamento che rende strutturale il ruolo svolto dai cittadini attivi e crea una rete di comunità. C’è un patto di collaborazione. In sintesi, la cittadinanza attiva è l’obiettivo. Si vuole creare una democrazia duale in cui combinare rappresentanza e interventi diretti alla cittadinanza. Smettiamo di dire che i politici sono ladri e amiamo la nostra comunità impegnandoci in politica, anche da semplici cittadini, nella cura del capitale sociale e dei legami interpersonali.

Sono previsti sia incontri serali sia seminariali e laboratori pomeridiani. Ecco gli appuntamenti:

31 gennaio: Seminario CUF;

21 febbraio h.16.00: “Oltre la politica…il lavoro”. Dott. Vincenzo Santandrea (ricercatore presso IPRES);

20 marzo h.19.00: “Oltra la politica…la legalità”. Rev. Prof. Rocco D’Ambrosio (dir. Scientifico Onlus “Cercasi un fine”);

18 aprile h.16.00: “Oltre la politica…l’informazione”. Dott. Antonio Ciaula (giornalista);

10 maggio: Seminario CUF.

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