Domenica 18 Novembre 2018
   
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I mille volti del maltrattamento

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Avrebbe meritato una più ampia partecipazione l’incontro che lo scorso venerdì, 28 novembre, presso la sala teatro dell’ITES di Turi, ha visto protagonista la Violenza.

All’indomani della giornata contro la violenza sulle donne, “Le forme della violenza intrafamiliare”, un incontro – dibattito realizzato dall’Ambito Territoriale Sociale e dal neo Centro Antiviolenza Li.A. “Libertà e Autodeterminazione”. A dare il benvenuto e salutare i presenti, Angela Lacitignola, coordinatrice del Centro Antiviolenza Li.A., che ha subito focalizzato l’attenzione dei presenti sullo spinoso tema della serata. Ad avviarlo, la stessa sigla del centro antiviolenza, da poco aperto anche a Turi, che vuole dare sostegno, fiducia ed una possibilità di riscatto a quelle donne vittime di una violenza. “Appunto libertà e autodeterminazione, a partire dalla quale, una donna, può iniziare a vivere” – ha aperto la dottoressa Lacitignola. A salutare i presenti, il dottor Domenico Coppi, sindaco di Turi che ha posto l’accento sulla variazione del ruolo dell’uomo negli ultimi anni, oggi di fronte ad una donna che “dalla casa è entrata a far parte della società” – creando così una variazione concettuale che si ripercuote nella quotidianità.

E nella vita di tutti i giorni, s’incontrano uomini che rivolgono azioni, parole, gesti, contro una donna, spesso la donna che gli sta vicino, che ha creduto di amarlo, col quale ha avuto dei figli. Donne ingannate, terrorizzate, spaventate, frustrate e che perdono la fiducia nel prossimo e che, con grande difficoltà, riescono a denunciare, a far uscire dalla loro casa il tormento di un compagno o marito o figlio o padre o fratello o parente, violento. “È per questo che, nei centri antiviolenza, non ci sono uomini” – spiega la dottoressa Lacitignola. Le donne che hanno subito violenza non si fidano più degli uomini e “non riescono a confidarsi con lui”. “È importante che quindi, accanto ai centri rivolti alle donne, ci siano i centri che si occupino degli uomini” – ha ribadito. E della violenza che si consuma nelle case, all’interno di quell’ambiente che dovrebbe proteggere e far sentire sereni, si è soffermata l’assessore alle politiche sociali, Giusy Caldararo. “Molte volte la violenza si consuma in famiglia e, vittime di questa, sono tante volte, i bambini, spettatori di quello che accade tra i loro genitori” – ha ricordato la Caldararo, mettendo in evidenza i comportamenti che i bambini poi hanno nella loro vita sociale e quindi a scuola. “Ti accorgi che qualcosa non va dai loro gesti, dai loro sguardi, dai loro disegni, testi, atteggiamenti, comportamenti” – ha riferito, portando ad esempio la sua attività quotidiana d’insegnante presso una scuola primaria. “Il Centro Antiviolenza – hanno precisato più volte nel corso della serata – è così rivolto alle donne, ma mira a portare alla luce anche la situazione dei minori” – spesso poco considerati negli episodi di cronaca, ma vittime di quella “violenza assistita” che li condizionerà per tutta la vita. “Perché la violenza, non è solamente quella fisica – hanno ribadito le relatrici – ma è violenza, quella verbale, psicologica, economica e quella assistita”. “I bambini tendono a riproporre, da adulti, il rapporto genitoriale” – ha aperto Ketty Nardulli, sociologa specializzata in gender studies, portando all’attenzione dei presenti il numero scioccante di circa 400mila bambini che subiscono violenza assistita. “Di questi, il 63 % ha un’età tra lo 0 e i 10 anni, periodo maggiormente pericoloso, considerato lo sviluppo psicologico del bambino”. Quindi donne che subiscono violenza e bambini che assistono alla violenza, chiusi in un microcosmo lontano, spesso, dalla società che li assiste. A sottolinearlo, Teresa Volpetti, assistente sociale del Comune di Turi, che ha puntato il dito sulla mancanza di una rete di collaborazione tra le famiglie nel quale si vive la violenza, e la stessa realtà sociale, associativa, scolastica, parrocchiale nella quale la famiglia vive. “Oggi si vive in un isolamento relazionale, trasversale ad ogni livello sociale”.

Ma cosa può offrire un centro antiviolenza? Che tipo di supporto può donare a chi si affaccia, in maniera anonima e nel pieno rispetto della sua privacy? A spiegarlo, l’avvocata Maria Antonietta Menchise, legale del Centro turese, che ha approfondito la parentesi legata a quello che una donna può fare per vincere la violenza familiare. Una violenza che ha la sua cartina tornasole nella scuola dove spesso i ragazzi, o i bambini, riflettono comportamenti che andrebbero sempre analizzati, sviluppati, soppesati. Ad aprire una parentesi sulla scuola, le insegnati Mariantonietta Spada, dell’I. C. “Resta-De Donato Giannini” e Aurelia Palmisano, dell’ITES “S. Pertini” seguite dalla sottoressa Rosanna Santoro, coordinatrice del progetto Famiglie Accoglienti.

Al Centro Antiviolenza, che ha trovato sede presso una stanza della Parrocchia di San Giovanni Battista, grazie all’aiuto diDon Nicola D’Onghia, è stato donato un quadro realizzato nella serata del 25 novembre e offerto dall’Associazione “Quelle come noi…” e “Genitori IC Turi”.

A chiudere la serata, lo spettacolo “Scalzati” di Ilaria Cangialosi e Annalisa Legato.

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