Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Don Nicola celebra assieme ai parroci del passato

Don Peppino

Don Nicola D’Onghia ha celebrato la messa dell’anniversario della fondazione della parrocchia di san Giovanni lo scorso 7 ottobre. Sessant’anni prima, il vescovo di Conversano mons. Falconieri, con un decreto, istituiva la parrocchia. E proprio dalla etimologia della parola parrocchia don Nicola parte per sottolinearne l’importanza. “Le parole parrocchia, parroco, derivano dal greco. Parrocchia vuol dire essere stranieri. Cioè sempre in cammino verso una meta che è altro. Come dice Gesù, siamo nel mondo, ma non del mondo.” Si sofferma poi sul valore della comunità, che vive, prega, loda insieme, e sulla vera natura della parrocchia che non può diventare una sorta di ufficio servizi ma deve restare luogo in cui si incontra il Signore. Hanno concelebrato i parroci emeriti di san Giovanni, don Lorenzo Renna e don Peppino Mineccia, due presenze storiche per la parrocchia e ricordate da tutti. È bastato un momento, appena hanno preso la parola, prima della conclusione della messa, per tornare indietro nel tempo. Don Lorenzo,al centro della navata, esattamente come ai vecchi tempi, ha ricordato i lavori di restauro e la figura preziosa di Rita Lo Greco. Ha poi ricordato alcuni aneddoti del passato, e parlato della chiesa del presente e del futuro: “Ancora adesso non so come debba essere un buon sacerdote, ed è un bene non saperlo, perché chi è in ricerca non invecchia mai.” Ha poi fatto un velato cenno all’operato di papa Francesco e al Sinodo delle famiglie, in cui in questi in questi giorni sono impegnati i Vescovi, invitando a non avere paura delle novità  che si stanno stagliando nel panorama della chiesa e “che a volte fanno impressione, in senso positivo e negativo del termine.” Ha ricordato i vari parroci che sono stati alla guida della chiesa di san Giovanni, a partire da don Vitantonio Pugliese fino a don Nicola, soprassedendo senza spendere una parola sui sette anni di parrocato di don Lino Fanelli, che durante una serata ricca di ricordi e rimembranze nessuno ha nominato. Ha poi preso la parola don Peppino, che ha ricordato i suoi anni come parroco, e ha sottolineato come “sebbene non  avremo fatto cose straordinarie, abbiamo fatto il bene nelle piccole cose, e questo lo testimoniamo i ricordi positivi che abbiamo gli uni degli altri”. Si è commosso nel ripensare al passato, mentre ha sottolineato con forza, tra gli applausi, che “la semplicità è la cosa più importante: impegnarsi nella verità, essere se stessi,  non essere doppi.”

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