Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Rubata una foto per creare un falso profilo

La foto usata per creare un falso profilo Facebook

“Amici, volevo avvisarvi che un certo Luciano Guzzavaglia si è appropriato di questa immagine e ha creato un falso profilo. Non accettate le sue richieste d’amicizia. Attenti! È già stato segnalato!”.

Con queste parole il consigliere di minoranza Sandro Laera e la sua famiglia hanno diffuso la notizia dell’appropriazione indebita di una foto dello stesso, ritratto durante un’occasione privata, ed usata da qualcuno per creare un falso profilo Facebook. Fortunatamente, come la stessa famiglia informa, la notizia ha in breve tempo circolato sulle pagine del social network e rapidamente il falso profilo è stato rimosso.

La scorsa settimana, l’avvocato Antonietta Spinelli ha spiegato sulle pagine del nostro network – Casamassimaweb, come la “Corte di Cassazione, sez. V penale, con la sentenza del 16 giugno 2014 n. 25774 ha stabilito che integra il delitto di cui all’art. 494 c.p. (sostituzione di persona) la condotta di colui che crea un profilo su un social network, utilizzando abusivamente la foto di un altro soggetto del tutto inconsapevole, al fine di comunicare a mezzo chat con gli altri utenti ed inducendoli in errore. […] La Corte Suprema – continua l’avvocato - ha chiarito che la condotta posta in essere dal soggetto agente assume rilevanza penale, integrando la fattispecie di cui all’art. 494 c.p. L'art. 494 cod. pen., in particolare, punisce chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici”.

“Oggetto della tutela penale, dunque, è l'interesse riguardante la pubblica fede, in quanto questa può essere sorpresa da inganni relativi alla vera essenza di una persona o alla sua identità o ai suoi attributi sociali. Dunque, poiché si tratta di inganni che possono indurre in errore più persone e non solo un determinato destinatario, il legislatore ha ravvisato in essi una costante insidia alla fede pubblica e non soltanto alla fede privata e alla tutela civilistica del diritto al nome.

Nel dettaglio, colui che crea un falso profilo su un social network e lo utilizza abusivamente mediante la foto di un altro soggetto del tutto inconsapevole, al fine di comunicare a mezzo chat con gli altri utenti inducendoli in errore risponde del delitto di cui alla norma richiamata”.

COME RICONOSCERE UN FALSO PROFILO: Secondo le statistiche divulgate da Facebook, social network giunto a circa 1,3 miliardi d’iscritti in tutto il mondo, risulta che una fetta di utenti tra il 4,3% e il 7,9% gestisce più di un account in contemporanea, circa l’1% viola la policy del sito e il 2% è composto da profili intestati a cani, gatti e altri animali domestici.

È importante distinguere un account falso da uno reale, per un uso più sicuro delle piattaforme social, in particolare per la protezione dei dati personali.

Da notare, prima di accettare, se mancano fotografie personali. A volte, se la privacy non è troppo restrittiva, si può vedere le foto in cui l’utente è taggato con gli amici. Risulta utile, a volte, leggere le informazioni dell’utente: un profilo vero, salvo restrizioni nella privacy, contempla notizie sulla scuola o l’università, sulla professione e sull’azienda per la quale si lavora e altri dati utili.

Controllare gli aggiornamenti di stato e le attività recenti è un’altra forma di controllo, così come guardare la lista degli amici. Se sono quasi tutte donne e il profilo che stiamo analizzando è di un – presunto – uomo … oppure al contrario, ha quasi tutti uomini ma l’account è di una donna, può darsi che sia un profilo che nasconde particolari intenzioni, tipo ottenere incontri “amorosi” o per semplice “spasso”. 

Commenti  

 
infa
#1 infa 2014-07-30 14:21
Tutto giusto ciò che si scrive. Vorrei sottolineare che non è obbligatorio avere un profilo pubblico, quindi i diretti interessati possono semplicemente risolvere questo problema con un click, limitando la privacy delle proprie informazioni.
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