Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Free Palestina: una flash mob a Bari

Il banco di raccolta farmaci in piazza Prefettura

Sangue e violenza, all’ordine del giorno, stanno trasformando la Palestina in uno scannatoio. L’intensità dei bombardamenti rende estremamente pericolosi i movimenti della popolazione e delle equipe mediche chiamate ad affrontare un’emergenza che sembra non trovare fine. La crisi sta pesando su un sistema sanitario già fragile, gravemente colpito da cronica scarsità di forniture e debolezze strutturali, e le continue notizie e immagini che ci vengono proiettate, sembrano non toccare chi, invece, questo scempio lo sta commettendo. Uomini, donne e soprattutto bambini, troppi bambini, vittime di una violenza che non può e non deve cancellare la loro esistenza, vittime di un “gioco di poteri” che sta polverizzando vite, speranze, futuri.

Flash mob free Palestina (4)

A distanza qualcuno alza la propria voce, fa sentire il proprio dolore, grida la fine di questo massacro gratuito e alza le maniche per aiutare chi in questo momento lotta col “filo della vita”.

A Bari, lo scorso 16 luglio si è svolto un Flash Mob sul tema e un banco di raccolta farmaci, presieduto da alcuni nostri concittadini, hanno permesso di “raccogliere 400 € e centinaia di farmaci” – come conferma sulla sua pagina Facebook, la nostra concittadina Faiza Jasmine. In tanti, da Turi hanno marciato sulle strade baresi per gridare la liberazione della Palestina, per lanciare un appello di “cessate il fuoco”, per chiedere un aiuto per la popolazione, vittima di un conflitto d’interessi e di poteri.

Alcuni esponenti del centro – sinistra turese, tra cui la vice sindaco Lavinia Orlando, hanno manifestato nella Piazza Prefettura, una piazza che ha richiamato oltre cinquecento persone che si sono adoperate e dove palestinesi e Italiani hanno collaborato per rispondere alla richiesta d’aiuto di Music For Peace. Nei due giorni precedenti infatti, Faiza, come rappresentante di Puglia Palestina ha lanciato appelli di partecipazione per la raccolta di farmaci da mandare in Palestina. “Hanno priorità antidolorifici, antibiotici ed antifebbrili!” – scriveva la referente pugliese, ancora oggi impegnata nella raccolta di farmaci o donazioni per il popolo palestinese.

Chiunque voglia contribuire, può contattare Faiza, ma è necessario farlo con urgenza. 

 

La lettera di Rifondazione Comunista di Turi

Fabrizio Resta e Mary MOschetti pronti a manifestare (1)

L’orrore perpetrato da Israele nei confronti dei palestinesi sembra non avere mai fine. Le numerose violazioni delle direttive dell’ONU, con la sistematica aggressione della terra dei palestinesi, l’occupazione con nuove colonie, la riduzione progressiva degli spazi per vivere dentro un processo che sembra avere come intenzione conclusiva il genocidio di un popolo intero, sono solo alcune facce di una disgustosa violenza.

La sproporzione tra i razzi di Hamas e la reazione israeliana è una costante. Le operazioni militari sioniste, da “Pioggia d’estate” del 2006, passando per “Piombo fuso”  del 2008 fino a quelle di questi giorni, hanno prodotto oltre tremila morti.

Questa non è difesa, è uno sterminio. Ancora più grave perché accade nel più assordante silenzio dei paesi europei, del premio Nobel per la pace (sic!) Obama, dei media internazionali.

In questi giorni gli israeliani stanno bombardando orfanotrofi,  distruggendo case e villaggi di palestinesi, persone che hanno il solo torto di vivere a casa loro, una casa che gli israeliani da decenni stanno riducendo un lager sempre più ridotto. Il bilancio dei morti raggiunge ad ora quasi duecento vittime.

Il nostro premier Renzi parla di fermare gli estremisti. A meno che non intendesse dire che bisogna fermare gli israeliani, suggeriamo al premier di provare a immaginare cosa sarebbe della sua moderazione se gli rubassero la terra, gli ammazzassero un padre, un figlio, un amico.

Noi siamo di parte. Perché in questo orrore ci sono due parti soltanto, che non si possono mescolare e confondere. C’è un popolo che vive da millenni in quella terra ed è costretto, imprigionato, massacrato. Ce n’è un altro che ha fondato su ragioni assurde il diritto di costruire uno stato proprio in quella terra ed in nome di quelle ragioni ammazza, costruisce muri, prigioni, usa il proprio strapotere militare ed economico per imporsi.

Questa non è una guerra. In una guerra ci sono due parti che combattono. E’ il genocidio di un popolo ricco nei confronti di un popolo povero che non può difendersi.

Chiediamo con forza la fine della violenza.

Chiediamo con forza che si ripristini la pace, la dignità, la speranza per la Palestina.

Rifondazione Comunista

TURI

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