Lunedì 12 Novembre 2018
   
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Un anno nel Montana

L'ingresso nella nuova scuola di Bozeman

Quando si è adolescenti, si frequenta il liceo, si fanno sogni sul proprio futuro, si programmano uscite, serate, incontri. Quando si è adolescenti, si desidera viaggiare, per avere nuove esperienze, per conoscere nuove realtà, per stare lontano dalle proprie famiglie, per vivere nuove avventure.

Accade che qualcosa, un progetto educativo dal nome “Intercultura” unisca la parola “giovane” con la parola “viaggio” e per creare una grande opportunità di crescita. È iniziato così, quasi per caso, che Annalaura Lerede, una studentessa turese del Liceo Scientifico Sante Simone di Conversano sia diventata una dei 1500 ragazzi delle scuole secondarie italiane che ha vissuto e studiato all’estero, a Bozeman, nel Montana.

Annalaura al termine del suo anno nella scuola del Montana

“Grazie ad un amico, ho fatto domanda pensando di non farcela” – esordisce Annalaura, all’indomani del ritorno in famiglia dopo la permanenza negli USA. “Ė iniziato come un gioco che diventava sempre più serio e reale, mentre passavo una selezione dopo l'altra”. Tante le ansie, numerose le attese che crescono in misura alle speranze di rientrare tra i fortunati che possono salire su quell’aereo e scrivere sulle pagine del proprio diario, l’adrenalina di sentirsi “studente del mondo”. Non sai esattamente, dove sarai, “sai solo di andare negli USA, ma solo in seguito sei informato dei dettagli della tua destinazione”.

Per poter partecipare al Progetto Intercultura, “sono necessarie una media relativamente alta nei due anni scolastici precedenti, un test di inglese o di un'altra lingua, a seconda di che programma decidi di fare, seguito quindi da un test psicologico, un colloquio da sola e poi con la tua famiglia. In più devi anche compilare un lungo fascicolo online che sarà poi mostrato alle eventuali famiglie ospitanti”. Seduta dopo seduta, Annalaura assapora l’accettazione della sua domanda, vede avvicinarsi la possibilità di partecipare, di essere una delle fortunate, finchè un giorno, tutto si realizza...

Quando hai ricevuto la conferma della tua partecipazione, qual è stato il tuo primo pensiero e come è stata appresa la notizia dalla tua famiglia?

“Ho ricevuto la conferma tramite un messaggio, mentre ero in classe, e sono riuscivo più a prestare attenzione, ero troppo contenta. Ci ho sperato molto e non mi aspettavo veramente di farcela. Tra l'altro, mi avevano anche comunicato che avevo ricevuto una borsa di studio parziale, quindi avevo in pratica ottenuto tutto ciò che volevo”.

La partenza: quando è avvenuta e cosa ha rappresentato per te?

“Sono partita quasi inconsapevole di quello cui stavo andando incontro, e da una parte è stato un bene. Ho vissuto quest'anno, in un certo senso, inconscia che quello che stavo facendo era molto più grande di me. Non rendermi conto che ero sola dall'altra parte del mondo senza nessuno di cui potermi davvero fidare, o che ci tenesse davvero a me, mi ha aiutato a vivere quest'anno intensamente e a costruire rapporti e una vita che sembrava mi appartenessero da sempre, a conoscere una nuova cultura con curiosità e passione, senza un briciolo di paura”.

Ci vuoi raccontare il primo impatto nella nuova realtà e soprattutto nella nuova famiglia....

“I primi mesi sono volati, nonostante le difficoltà con la lingua, perché ogni cosa intorno a me era nuova e diversa. C'era tanto da vedere, tanto da conoscere. Sono stata fortunatissima perché la mia nuova famiglia mi ha accolto da subito, come fossi una figlia. Certo, all'inizio c'è un po' d’imbarazzo in casa, non sai bene come comportarti, quali solo le abitudini; ma se sei pronta ad adattarti, ti abitui subito”.

Un anno all'estero: cosa ti ha sorpreso maggiormente della vita dello studente americano? Quali elementi hai apprezzato della nuova scuola o dell'organizzazione, che ritieni, sarebbero "utili" anche nella scuola italiana (sempre dal punto di vista dello studente)...

“La scuola americana ė impressionante. C'è una varietà immensa di corsi, anche più specifici ed indirizzati a ciò che ognuno vuol fare nel futuro. Ogni studente può crearsi il proprio orario, ed oltre ai corsi obbligatori, può scegliere di fare ceramica, ingegneria, corsi preparatori per intraprendere la carriera medica, meccanica, falegnameria e molto altro. Una cosa che mi è rimasta impressa, ė come ogni anno la scuola ti dia in dotazione i libri, che sei tenuto a restituire alla fine dell'anno. Non solo le famiglie risparmiano soldi, ma si evita un inutile consumo di carta. Inoltre, la vita degli adolescenti è tutta legata attorno alla scuola. Tutte le attività sportive e creative sono fatte a scuola. I campionati di football, calcio, pallavolo, golf e altri sono realizzati tra scuole. Gli studenti possono far parte del coro o dell’orchestra e imparare a suonare uno strumento, senza costi aggiuntivi e tutto a scuola”.

La tua esperienza è terminata: cosa ti sei portata a casa?

“Di questa esperienza mi rimane tantissimo. Innanzitutto ho, e avrò, per sempre, un altro posto al mondo che posso considerare 'casa' e la possibilità che possa cercare di essere una persona migliore, unendo i ‘miei due mondi’. Poi, mi rimane la padronanza di una lingua come l'inglese, che sono certa mi tornerà utile in futuro. Inoltre, avendo vissuto in due culture diverse, in un certo senso ho visto i lati e i valori migliori e peggiori di entrambe, ed avendo un giudizio più obiettivo e distaccato, adesso posso cercare di essere una persona migliore”.

Che cosa consigli a chi, tuo coetaneo, vorrebbe vivere un'esperienza simile? E da figlia, che parole useresti per incoraggiare taluni genitori timorosi per un anno all'estero del loro figlio/a?

“Il mio consiglio per chi vuole fare questa esperienza? Se davvero avete una voglia tale di conoscere il mondo da non poter aspettare di crescere e da volerlo fare subito, come d'altronde l’avevo io, non rinunciateci. Se i vostri genitori vi vedranno convinti, insistenti ed entusiasti della vostra scelta, non potranno dirvi di no. Un anno all'esterno non è una vacanza; ė come un anno normale con momenti belli e brutti, magari forse più intenso e carico di emozioni. Ci saranno istanti, dove metterete tutto in dubbio e direte 'chi me l'ha fatto fare?',  ma vi garantisco che arriva il momento dove tutto magicamente prende senso, ti senti consapevole di te stesso, guardi tutti i rapporti che hai costruito dal niente, ti senti forte nella nuova lingua e inizi solo a goderti ogni attimo. Alla fine quando mi sono guardata indietro, ho pensato 'ne valeva veramente la pena!' e tutti i momenti di cris, hanno reso la mia crescita e la mia esperienza, ancora più solide e di valore”.

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