Giovedì 15 Novembre 2018
   
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Topputi: “Lo rifarei allo stesso modo”

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Guardiamo alla realtà, più complessa di qualsiasi pregiudizio o forma di resistenza ideologica. Non osiamo mettere in discussione la dimensione religiosa della festa di Sant’Oronzo. Nulla quaestio. Ma una mediazione tra politica e società civile, sacro e profano, a nostro avviso è necessaria, altrimenti si rischia di scivolare dalla realtà all’ipocrisia. Gli sponsor e le attività commerciali contribuiscono, naturalmente aspettandosi, se possibile, un tornaconto. Altrimenti basterebbe la sola questua a coprire le spese di una festa religiosa. Non avrebbe senso tutto il business che gira attorno, tra luci, fuochi, cibi e bagordi. Dovremmo azzerare tutto. Inoltre, la politica è determinate in una vita di comunità. Il carro di Sant’Oronzo, ad esempio, e tante altre cose fanno parte di una comunità. Così come le strade che si percorrono e le licenze che si rilasciano. La politica è parte integrante di una comunità, volendo sintetizzare diremmo che è parte laica. Perché demonizzare sempre la politica? Il segreto è la mediazione.

La Politica (intesa come servizio pubblico) è ancora più importante se pensiamo all’arte della gestione dei conti, altrimenti si resta ingabbiati dietro le logiche retrograde e altrove superate. Prova ne è il resoconto, che nel 2013, sotto la gestione Topputi, è stato per la prima volta partecipato in pubblico. In ogni caso i giovani andrebbero coinvolti e accompagnati verso quella dimensione spirituale tanto voluta e ricercata. Non ci sarebbe nulla di male se durante una festa religiosa, nel calore della piazza, si sprigionassero note di un bel gruppo musicale. La musica è arte. L’arte educa anche all’esercizio dello spirito. Ed è cosa buona e giusta che il gruppo abbia un costo e che abbia un valore che sia riconosciuto dal pubblico, perché la cultura e l’arte, quindi chi fa musica, siano equamente retribuiti, e perché la festa sia anche un’opportunità (di sano scambio) per tutti gli esercizi che lavorano.

Ricordate il Vangelo? “Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. 

Abbiamo contattato Fabio Topputi. Il suo commento rispetto alle novità è lapidario e racchiuso in un foglietto abbozzato e striminzito. “Quando sono stato chiamato ho dato, nel senso che ho fatto il possibile per soddisfare le aspettative della gente. Se sarò nuovamente chiamato, mi impegnerò allo steso modo. Altrimenti sarò uno dei tanti cittadini e devoti al nostro Santo Patrono”.

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