Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Nica rivendica il diritto alla casa popolare

nica e carmine

Se non ci fosse bisogno di un’amministrazione comunale, basterebbe un computer, “nozionato e programmato” per far quadrare l’aritmetica cinica e pura dei bilanci. Questo ahinoi dovrebbe fare un Commissario Prefettizio, ed è il gravame sui comuni sotto commissariamento: muore la politica, che è scelta, attivismo, sentimento, eccezione all’aritmetica. Il caso di Nica Giannandrea, riferito in redazione da Carmine Catalano del Comitato Turi Futura (lo ribattezziamo Carmine problem solving) ci fa tanto riflettere. Vittima lei, Nica, come tutti gli altri turesi che per circostanze fortuite vivono in condizioni drammatiche. Vittime della politica che non c’è e che cede il passo alla burocrazia sfrenata e mica poi tanto efficiente. A Nica Giannandrea, Turi le ha voltato le spalle nel momento del bisogno. Eppure lei, madre e moglie in difficoltà, ha sempre aiutato il prossimo, come poteva. Vive con 280 euro al mese, costretta a lavorare in nero, marito inabile al 100% e ricoverato a Roma, bambina di 5 anni e mezzo a cui disegnare un futuro. L’affitto le costa 200 euro al mese. Sopravvive con meno di 80 euro, ed è tutto ciò che le resta. Certe giornate la trovi in coda alla Caritas. Nica non chiede il sussidio e non crede nella politica dell’assistenzialismo parassitario. Nica non chiede, semmai rivendica: la casa popolare è un suo diritto. Il Comune di Turi, attraverso i suoi funzionari, ha il dovere di far applicare la legge 54 del 1984 (e successive modifiche): norme per l’assegnazione e la determinazione dei canoni di locazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica. A Turi questa legge non è mai stata fatta rispettare, in tutti i suoi articoli.

A Turi non c’è un ufficio patrimonio pubblico preposto, proprio come in qualsiasi comune d’Italia. Il compito specifico spetta all’ufficio finanze che incarica il funzionario di turno e decide le sorti dei poveri turesi. Catalano ha preso a cuore il caso di Nica, come tanti altri. A Turi, la politica ha fallito prima ancora che arrivasse il Commissario: la graduatoria delle case comunali è bloccata da 17 anni, dal lontano 1997. Mai una revisione sui contratti preesistenti (art. 10 della legge succitata), come indicano in genere i contratti, onde verificare eventuali aumenti oltre il reddito minimo dei beneficiari. Questo vuol dire che alcune famiglie, a differenza di Nica, non ne avrebbero più bisogno. Tra l’altro, tempo fa abbiamo denunciato la presenza di case disabitate in via Rutigliano. Per queste abitazioni, il Comune paga l’affitto allo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari), costi che gravano sulla collettività. “A una mia carissima amica le è morta la mamma - fa notare Nica - lei viveva in una di queste case in via Rutigliano. La figlia ha riconsegnato le chiavi allo IACP. Quando io e Carmine Catalano siamo andati dal funzionario dello IACP di Bari, Alberto Di Lizia, ha dovuto ammettere che un accordo per ottenere questa casa è possibile, a patto che sia il sindaco, o nel caso specifico il commissario, a farsene carico”. Se solo lo volesse, la commissario Riflesso potrebbe adottare un provvedimento d’urgenza e assegnare temporaneamente l’appartamento dismesso, in attesa che si apra un nuovo bando. In un primo momento la Riflesso ha scaricato la patata bollente. Quando Carmine Catalano è andato in ufficio a rivendicare questo diritto, tutti quanti hanno fatto spallucce. Poi, messa alle strette, con tanto di minacce di denuncia, la Riflesso ha sùbito contattato l’ingegnere comunale Di Bonaventura. Perché sprecare tanta energia per rivendicare e far rispettare un diritto sacrosanto? Si doveva arrivare a tanto?

“La Riflesso, che secondo me riflette poco - è il rammarico di Catalano - deve sapere che ci sono le liste ferme dal 1997. Se tanto ci tiene a risparmiare, non lo faccia sulla pelle dei più deboli, ma andasse a verificare quanti realmente meritano la casa popolare o comunale”. Il primo segnale positivo, dopo la sfuriata di Catalano, è arrivato lunedì 17 marzo. Catalano ci aggiorna: “La Riflesso ha ordinato a Di Bonaventura di aprire subito il nuovo bando per la graduatoria e l’assegnazione di nuove case popolari e comunali. Il bando sarà pubblicato entro maggio. A Turi ci sono ben 5 case popolari “sfitte” da almeno una decina di anni”. Questa storia dovrebbe far arrossire dalla vergogna la classe politica paesana, gli assessori alle politiche sociali che si sono avvicendati a Palazzo di Città, alcuni funzionari e dipendenti comunali. La casa è un diritto di tutti. Al presunto leader di Turi, che alberga beatamente nelle dorate e raffinate mura di corte, ricordiamo che l’alloggio e il vitalizio sono privilegi, e bisogna guadagnarseli.

Commenti  

 
riflettere
#5 riflettere 2014-03-31 13:52
non basta ad avere i tundo che ci comandano da 20 anni adesso pure i napoletani cioe il signor catalano via tutti avete stancato
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semplice
#4 semplice 2014-03-28 19:18
uno di quelli guarda caso è il candidato sindaco appoggiato da catalano.Davvero per il nostro tornaconto saremmo disposti a tutto ed a utilizzare tutti. E' giusta che nica cmq abbia una casa confortevole dove vivere avendone Lei si veramente bisogno.
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Cetto laqualunque
#3 Cetto laqualunque 2014-03-28 14:37
ma è possibile,che viviamo in un'Italia,così deficiente da non capire ste cose,che anche un bambino dell'asilo le capirebbe!!!!Per quanto riguarda i vari assessori che si son susseguiti nel tempo,questi sono i soldati che abbiamo....SVEGLIA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Andiamo a vedere chi sono stati gli assessori,ai servizi sociali,dal 1997,può darsi che si ripresentano alle comunali di maggio,e vengono rivotati!!!!e allora non dobbiamo prendercela con loro,ma con noi stessi............
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c.s.
#2 c.s. 2014-03-27 22:41
gente in cerca di fama in previsione delle comunali
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Osservatore
#1 Osservatore 2014-03-26 23:33
Fà rabbia sentire queste notizie vorrei far notare alla Dott.ssa Riflesso e a chi dopo di Lei amministrerà Turi che il problema Casa si può risolvere basti pensare che da molti anni Noi turesi paghiamo le tasse per far vivere una famiglia senza che ne abbia diritto a costo ZERO (luce affitto acqua gas ecc..). Dove? In una ***. Chi ci abita non è in organico come custode ma come collaboratore e percepisce un buon stipendio da potersi pagare una casa come tutti noi. Visto che La Riflesso ha mandato fuor dai locali comunali varie associazioni come mai quella casa è passata inosservata? Sarebbe più giusto e bello darla a chi come NICA ne ha veramente bisogno grazie.
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