Domenica 18 Novembre 2018
   
Text Size

17 novembre: Giornata Mondiale del Bambino Prematuro

Foto0562

Domenica 17 novembre è una giornata speciale. Non tutti ne sono a conoscenza e neppure noi, fino allo scorso anno, sapevamo della sua esistenza.

Il 17 novembre è la Giornata Mondiale del Bambino Prematuro.

Lo abbiamo scoperto lo scorso anno presso l’UTIN dell’Ospedale “Di Venere”, quando coccarde gialle hanno abbellito le sale di ricovero e le incubatrici del reparto ospedaliero. È una giornata di forza, di rinascita, di speranza per tutti coloro che come noi sono stati catapultati nel mondo sconosciuto della prematurità che ti lascia inevitabilmente un segno, un’impronta indelebile, un coraggio che mai avresti creduto di avere.

Da un secondo all’altro, immersi nella realtà della TIN (Terapia Intensiva Neonatale) dove il limite tra la vita e la morte è talmente sottile che sai può spezzarsi in qualsiasi istante, dove la speranza si tocca con mano, dove ogni respiro è prezioso, ogni movimento è fede, ogni battito è attesa. Uniti nella stessa situazione, piccoli lottatori di pochi grammi ciascuno combattono per rimanere su questa terra, con tutta la loro forza, con tutta la volontà che nonostante così piccoli, dimostrano di avere. E noi genitori, lì, incapaci di agire, spaventati dal vedere, impossibilitati a tutto, nell’incessante attesa che la situazione migliori, che la vita non voglia spezzare il suo labile filo con la propria creatura. Chiusi nelle loro incubatrici, neonati che si fa’ fatica a credere, si battono tra la vita e la morte, in un limbo continuo che tu, genitore, non vedi l’ora che abbia presto una fine.

Foto0594

Avanti e indietro, ogni giorno, da quel reparto di terapia intensiva dove dolore e gioia si confondono in un unico sentimento che oscilla tra la disperazione e la speranza. E il suono continuo degli allarmi, tintinnii che ti risuonano nelle orecchie anche quando sei fuori da lì, segnali che non sai spiegarti inizialmente e luci che quando vedi accendersi sul display della tua bambina ti caricano di ansie e paure che fai poi fatica a far passare. Non vuoi credere a quel che vedi, capisci dagli occhi e dalle azioni dei medici e degli infermieri quel che accade, e sai che non puoi fare nulla per quel piccolo cuore, se non pregare. Poni in loro la tua stessa vita, il tuo futuro, tutto!

E fuori dal reparto sempre con il telefonino in tasca e le orecchie in allerta. Il corpo a casa, ma la testa e il cuore là, in quell’incubatrice, nell’attesa di qualcosa che neppure tu sai definire. È difficile descrivere a parole quello che si prova, perché credo che solo chi ha vissuto questa esperienza possa pienamente comprendere cosa significhi attendere che una porta si apra e ti diano la possibilità di vedere tua figlia, trovare la sua incubatrice ed essere contenti che non sia la sua, quella coperta da un telo nero.

Un incubo, per noi durato due mesi e che oggi ci ha regalato una splendida creatura da abbracciare e vedere crescere. Molto fortunati nella nostra disavventura, perché possiamo raccontarla col sorriso sulle labbra, e ricordare la splendida famiglia che ci ha accolto e ci ha portato e aiutato in quel duro periodo. E tutti i genitori, coi quali si sono condivisi speranze e lacrime, attese e palpitazioni per quegli esserini, così piccoli e forti che ci hanno insegnato che la vita è veramente preziosa e che loro, così piccoli, sono riusciti a lottare e vincere per averla.

Soli 30 settimane e neppure un kilo di peso, ma così grande per combattere e vincere. Tanti auguri Amore e tanti auguri di buona vita anche agli altri bimbi nati prematuri!

Grazie a tutta l’équipe medica, infermieristica e ausiliaria del reparto di Neonatologia del Direttore, Dott. Antonio Del Vecchio dell'Ospedale Di Venere di Carbonara di Bari e a tutti coloro che ogni giorno, in tutto il mondo, ridonano alla vita i bambini prematuri.

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI