Sabato 17 Novembre 2018
   
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La turese Lonia Orlando ospite a Radio Deejay

Lonia Orlando con Linus, Nicola Savino e Maria Serena Porcari

In Italia esiste un luogo unico, dove i bambini con gravi patologie tornano ad essere solo bambini. Un luogo di vacanza dove la vera cura è ridere e la medicina è l’allegria. Questo luogo che, grazie alla Terapia Ricreativa, assicura serenità ai giovani ospiti e rafforza la fiducia nelle proprie potenzialità, si chiama Dynamo Camp. Dal 2007 in Italia, in provincia di Pistoia, rappresenta un posto magico nel cuore della Toscana, inserito in un’oasi WWF, concepito e offerto gratuitamente a bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni affetti da patologie gravi, come quelle oncologiche o ematologiche croniche, sia in terapia attiva che nella fase di post ospedalizzazione. Ad oggi ha ospitato 4.622 bambini e 671 famiglie.

Domenica 16 febbraio è partita una campagna di raccolta fondi in favore dell’associazione benefica che si concluderà domenica 9 marzo. L’obiettivo è di poter ospitare gratuitamente sempre più bambini e ragazzi.

La scorsa settimana anche Radio Deejay ha dato ampia voce all’iniziativa. Sono intervenuti genitori di bambini malati, membri dello staff dell’associazione e anche una ragazza, in rappresentanza dei bambini che sono stati ospiti del Camp negli anni passati.

Si tratta della turese Lonia Orlando, ora 18enne, sorriso contagioso e positività dirompente, che lo scorso giovedì 20 febbraio è stata ospite della popolare emittente radiofonica, durante la trasmissione Deejay Chiama Italia. È apparsa bellissima, vestita del suo ottimismo straripante, nonostante la vita non sia stata sempre generosa con lei. A 3 anni ha perso il padre. A 14 ha scoperto di avere il linfoma di Hodgkin. La chemio e un lungo percorso di sofferenza, conclusosi positivamente nel 2011. “Sei mesi di cicli di chemio. Dopo il primo ero già senza capelli. A volte sembravo un vegetale. La società si basa sull’apparenza, sulla superficialità, e soffrivo nel vedere come la gente mi guardava” – ha sostenuto la ragazza. “Ciò che c’era fuori mi ricordava che non stavo bene, ma avevo mia madre e i miei fratelli che mi facevano sentire forte. La malattia l’ho vista sempre con ottimismo. Solo in questo modo, infatti, i dolori e le sofferenze si dimenticano. Quando non riuscivo a camminare, pensavo a quando tutto sarebbe passato e mi sentivo meglio.”

Probabilmente colpiti da tanta positività, i membri di Dynamo Camp hanno scelto lei come testimonial della loro campagna di raccolta fondi. “Mi avevano già intervistata quando ero stata ospite presso il centro. Quest’anno mi hanno chiamata per parlare della mia esperienza a Radio Deejay, forse per la mia spontaneità e il mio ottimismo. Non è stato difficile dire di sì, senza chiedere perché avessero scelto me. Volevo che anche gli altri ragazzi sapessero che il Camp è davvero il luogo ideale dopo la malattia.”.

Nell’intervista con Linus e Nicola Savino, presentatori della trasmissione, Lonia ha parlato delle sue perplessità iniziali nell’andare al Camp e della decisione finale di partire. “Volevo staccarmi dal mondo esterno e lì ci sono riuscita. Il Camp è un mondo a parte, dove non serve sognare perché c’è già tutto quello che potresti desiderare. Cresci, maturi, nessuno ti fa sentire il peso di non avere capelli, di essere ingrassata”.

Dagli studi di Radio Deejay Lonia ha ripercorso le fasi della malattia, l’esperienza al Camp, l’amore nato nel periodo buio. Ha poi svelato, alla domanda sugli hobbies, la sua grande passione per la musica e il canto. È stata invitata, quindi, ad intonare in diretta ‘New York, New York’ di Liza Minnelli, sotto lo sguardo protettivo della vice presidente dell’associazione, Maria Serena Porcari, che i ragazzi ospiti del Camp chiamano affettuosamente zia. Nonostante l’emozione e una base messa su senza preavviso, la ragazza turese ha dimostrato il suo talento da cantante che si sta formando.

La voce trasmette, così come gli occhi, tutto ciò che è il nostro mondo interiore. Lonia, con la sua voce e con il suo sorriso, contagia di ottimismo. Quell’ottimismo che spesso lasciamo che sia nascosto da problemi e pensieri meno gravi di quelli che la ragazza turese, allora 14enne, ha dovuto affrontare. La malattia l’ha fortificata.

Il primo Camp nacque nel 1988 dal sogno dell’attore Paul Newman, promotore di queste esperienze terapeutiche per bambini malati. Da allora ne sono sorti diversi in tutto il mondo: negli Stati Uniti, in Inghilterra, Francia, Irlanda, Ungheria e Israele, oltre agli undici programmi di Terapia Ricreativa promossi dall’associazione in Africa, Asia e Sud America. 

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