Lunedì 19 Novembre 2018
   
Text Size

La macina delle olive: dai Moles ad oggi

2013-10-29 20.02.34

Come ogni anno sentiamo il profumo dell’oliva appena spremuta pervadere i nostri sensi. Che sia coratina, ogliarola o provenzale sin dall’antichità l’olio ha sempre deliziato i palati incoraggiando i produttori a lavorare la terra per ottenere un prodotto finale eccellente. Dalla Toscana alla Sicilia passiamo per la Puglia soffermandoci su Turi, quando nei secoli passati l’oliva era spremuta nei molini in pietra, e a proposito riportiamo la testimonianza dei Moles.

Famiglia dei baroni Moles che oltre ad essere importante per i suoi circa 200 anni di baronato, (durante il quale Turi conobbe sviluppo ma anche travagliate e rivoltose vicissitudini) la ricordiamo anche per la possibilità che dava al borgo di estrarre l’olio mettendo a disposizione il frantoio baronale. Ma facciamo un passo indietro soffermandoci sullo stemma del casato: tre macine.

Il tre che simboleggia la perfezione, la vicinanza al potere divino e le macine, che alludono a significati ‘terreni’. Con i Moles le tre mole rappresentano la forza, la caparbietà e la determinazione con la quale ci si voleva imporre nelle varie circostanze, ma anche e soprattutto il controllo sui molini e sulla rivendicazione dei diritti ad essi correlati. Ci colleghiamo a ciò, facendo cenno alle diverse ‘macine’ esistenti a Turi negli anni a cavallo tra il Cinquecento e la prima metà del Settecento che consentivano di ricavare i pregiati prodotti delizia del palato. Uno su tutti era il frantoio dei Moles situato a ridosso dell’entrata al borgo (‘mbacc’à pòrta nòv) che permetteva la spremitura delle olive e l’ottenimento del buon olio. Quando ancora non padroneggiava la macchina sull’uomo e i rumori meccanici non assordavano i presenti, queste possenti macine in pietra venivano fatte lavorare sfruttando la potenza animale; che fosse un bue, un asino o una mula si può ben fotografare la nostra ‘forza’. La fotografia di una società agricola che si fortifica sulla terra, la coltiva e raccoglie i prodotti che gli vengono da questa offerti, ‘trasformandoli’ in questa fattispecie, in un frantoio (o meglio jind’ò trappìt), dove la forza animale è ancora protagonista. Il ricordo dei baroni Moles non si esaurisce con un frantoio, ci sarebbe ancora altro da raccontare, e se ci saranno altre opportunità, cercheremo di tirar fuori nuovi fatti e aneddoti storici.

Ora la conclusione vorremmo dedicarla a chi costantemente si occupa della terra, ai contadini che con sacrificio, dedizione e abilità coltivano la terra e raccolgono soddisfatti i frutti di un lavoro arduo e faticoso. Ci lasciamo ricordando il profumo di olive appena macinate che a breve invaderà le nostre case, appartamenti e villette e che un tempo si propagava nei vicoli della nostra piccola Turi dando alla gente la soddisfazione di quanto si era ottenuto col sacrificio. Bene, ora andiamo a gustarci nà bélla fètt d’ pén sobb’è carvùn ch’ nù fìl d’uèggh’..

Ass. costituenda ‘Il Viandante’

Commenti  

 
c.s.
#2 c.s. 2013-11-06 21:26
come mai tutto questo amore per i "contadini"?????????...gatta ci cova!
Citazione
 
 
Mino Miale
#1 Mino Miale 2013-11-06 16:07
Evitate di dire bubbuianate, per piacere|
Citazione
 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI