Lunedì 19 Novembre 2018
   
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La fiducia era alla base di tutto

maiuro

Le testimonianze dei nostri nonni ci permettono di raccogliere tante informazioni storiche che possiamo tramandare ai nostri figli. Gli anziani sono un libro aperto in grado di trasmettere emozioni e racconti che possano lasciare un segno indelebile nel proprio percorso. Lo avevamo intervistato qualche settimana fa, perchè lui ci segue ogni settimana. Una persona semplice ma sicura di sé. Giovanni Maiuro, 90 anni da poco, ha tanto da raccontare. Non ha mai abbandonato la sua passione per il canto, tant'è che ci ha regalato due dischi con incise le sue canzoni. Perchè lo abbiamo riascoltato? Giovanni è stato il fiduciario del Palazzo Marchesale, un monumento per Turi. Un'esperienza, un lavoro che lo ha reso felice. La fiducia gli fu accordata dalla marchesa Fiorenza Husted, e ancora oggi Giovanni le è riconoscente. Ma, leggiamo le sue parole.

Come ti sei trovato a lavorare nel Palazzo Marchesale?

Nel 1947 Innocente Resta entrò nel palazzo come custode. Io m'innamorai di sua figlia, Maria, e nel 1948 mi sposai. Dopo il matrimonio, la signora marchesa chiamò me e mia moglie e mi consegnò il regalo. Mi confidò che mi stimava molto e mi propose di vivere nel palazzo per non pagare l'affitto. Nel 1950 morì mio suocero e da quel momento per due anni mi occupai della manutenzione del palazzo. Nel 1952, alla presenza del secondo marito della marchesa, il generale di corpo armato Emilio Coronati di Trevigno (provincia di Potenza) mi venne riconfermata la fiducia e l'ho mantenuta fino al 1983, una fiducia di fatto e non legale.

Come ti sei sentito per avere ricevuto la fiducia?

Ero fiero perchè ero consapevole della stima che la marchesa nutriva nei miei confronti. Un elogio che mi fece è che ci considerava dei figli e mi disse: "Vi lascio la fiducia di questo casato con una sola parola, mi raccomando".

Fu la marchesa a scoprire il tuo talento canoro?

Non esattamente. Una sera a casa mia festeggiammo il mio compleanno e Santina, la dama di corte, mi sentì cantare. Molto probabilmente è andata dalla marchesa a riferirglielo. In quella circostanza cantai la canzone "Vivere". La domenica seguente arrivarono due auto al palazzo. La marchesa di Polignano a Mare e altre sette persone tra duchesse e altri titoli vennero a fare visita alla marchesa Husted. Santina mi chiamò perchè la marchesa voleva parlare con me. Mi disse che dovevo andare dove c'era il pianoforte. Eseguì in presenza di ospiti, quattro canzoni. Visto che la marchesa aveva origini austriache, le cantai la canzone "Vienna Vienna". Dopo l'esibizione lei mi abbracciò e subito dopo si rivolse a mia moglie dicendo: "Maria, hai scelto bene".

Un rapporto speciale con la marchesa?

Sicuramente. Quando mi dette la fiducia mi disse che potevo far visitare il palazzo ai miei parenti e agli amici più cari. Il primo visitatore fu don Vito Ingellis. Aveva tanta fiducia in me e per questo non la dimenticherò mai.

Quando lasciasti il Palazzo Marchesale nel 1983, cosa hai fatto?

Nel 1984 dopo la morte della marchesa subentrò il nuovo proprietario, ovvero il nipote del marchese, Lello Venusio. Nello stesso anno ha venduto il palazzo a Luigi Tamburino su mio suggerimento, e di questo mi è riconoscente. Visto che Luigi aveva intenzione di fare una sala ricevimenti, gli suggerì di comprare lo stabile accanto al palazzo, che era di Tateo. Ho dato una grossa mano a Luigi, perchè lo trattavo come se fosse mio figlio, proprio come mi faceva sentire la marchesa.

maiuro

Commenti  

 
mike
#3 mike 2013-07-21 12:58
...è così sempre sarà.Biagio ancora non ti sei reso conto in che comunità ti trovi a predicare......ilnulla.
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c.s.
#2 c.s. 2013-07-19 22:00
...e di tanti turesi che si trovano una casa senza aver piu pagato i suoli alla marchesa.
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B.Elefante
#1 B.Elefante 2013-07-19 18:27
PADRONI E SCHIAVI, NEI SECOLI...
In quel palazzzo, mantenuto intatto fino a quell'epoca, c'era la storia, il sangue e sudore di tanti turesi,il frantoio, la cantina vinicola, le segrete, le scuderie a memoria di quando non si poteva fare olio se prima non lo faceva e vendeva il marchese; di quando chi aveva il cavallo doveva arare per forza un vignale al marchese.
In quell'epoca di fine custodia di cui parla Giovanni, epoca di sciagurati nipoti di nobili e omertosi amministratori scudocrociati,dinanzi agli occhi del popolo scandalizzato sparirono sui camion tutti i mobili, uno fu visto poi nello studio di un demoniocristiano.
Ai demonicristiani successero i regressisti Coppi e De grisantis, che in uno col coccodrillo,autorizzarono lo stravolgimento del palazzo, la trasformazione delle cantine e segrete in locali per ricevimenti,le camere con bagno sopra i dipinti al secondo piano, e milioni di euro truffati alla cee dicendo di voler fare un hotel per convegni culturali.
Su denuncia del solito cittadino si aprì un procedimento penale a carico dell'ingegnere e del sovrintendente ai beni culturali di Bari,il quale, grande ignorante, in giudizio dichiarò: "è vero che c'è la legge citata da Elefante, ma quella legge ormai è caduta in desuetudine!". E fu sbattuto via da Bari(dove si era appena presa la casa nuova) dall'allora ministro Veltroni.
Mentre una quindicina di ragazzi aspettano ancora le 300 mila lire date alla cooperativa creata da De grisantis che doveva fornire i dipendenti all'hotel del beneficiato Tamburino.
La storia di Turi pare una storia perpetua di pochi furfanti dediti a spadroneggiare passando tranquillamente sui corpi di una intera popolazione, che continua a gettare sangue e sudore.
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