Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Rifiuti a Brindisi per i prossimi tre mesi.

discarica servzio e soccorso conversano

Nuovo blocco per le due vasche che costituiscono la discarica di servizio/soccorso annessa all'impianto complesso di Conversano gestito dalla Progetto Gestione Bacino Bari 5, società detenuta al 59% dalla Lombardi Ecologia srl, il cui gruppo imprenditoriale è finito al centro di un'inchiesta della procura barese per smaltimento illecito di rifiuti mediante interramento.

A partire dallo scorso 28 febbraio, i 21 comuni dell'ex bacino Bari 5, tra cui anche il nostro, hanno ricevuto la disposizione di conferire per 90 giorni il sottovaglio biostabilizzato (ovvero lo scarto del processo di biostabilizzazione e produzione di CDR) presso il IV lotto della discarica di Brindisi, sita in c.da Autigno.

A stabilirlo un'ordinanza regionale a firma dell'Assessore alla Qualità dell'Ambiente, dott. Lorenzo Nicastro, resasi necessaria a seguito dell'esaurimento delle volumetrie di una delle due vasche della discarica conversanese e del provvedimento della Procura di Bari che ha negato l'autorizzazione ad utilizzare la seconda vasca, quella A, sottoposta a sequestro già dall'inizio dell'ottobre 2012.

Fin qui lo scenario è "da normale amministrazione" per una Puglia che ha più volte dimostrato la fragilità del proprio sistema di gestione dei rifiuti, continuamente ammaliato dalle lusinghe delle "lobby delle discariche e degli inceneritori", che ritardano la promozione di impegni concreti a sostegno della raccolta differenziata.

Al contrario, la prescrizione più difficile da digerire dell'ordinanza regionale è quella che prevede che la maggiorazione dei costi di trasporto e smaltimento presso la discarica brindisina sia a carico dei comuni baresi, ossia dei cittadini che hanno già visto incrementare vertiginosamente la TARSU (tassa sui rifiuti) con la promessa che l'entrata in funzione dell'impianto per la produzione di CDR (combustibile da rifiuti) avrebbe giovato a tutti, in primis all'ambiente.

Eppure la società che gestisce quell'impianto − nomi e cariche sociali a parte − è la stessa che lo ha realizzato ed è, direttamente o indirettamente, responsabile dell'attuale situazione di stallo. Il principio "chi inquina paga", almeno per il momento, viene ignorato?

Il primo sequestro − Per capire come si è arrivati a quest’ultimo passaggio bisogna risalire al 13 ottobre 2012 quando, su disposizione della Procura di Bari, le due vasche della discarica di servizio e soccorso furono sottoposte a sequestro penale.

I sigilli scattarono all’indomani di circostanziate denunce che rivelavano come, durante la realizzazione della discarica, erano state compiute una serie di irregolarità. La più importante delle quali sarebbe la mancata impermeabilizzazione del fondo e delle sponde di contenimento. In altre parole, le due vasche non sarebbero opportunamente isolate dal sottosuolo e ci sarebbe il rischio concreto che il percolato (liquido tossico e nocivo prodotto dai rifiuti abbancati) possa infiltrassi in falda.

Nonostante la delicata situazione, per scongiurare l’emergenza rifiuti, il 19 ottobre la stessa Procura provvide a concedere la facoltà d’uso per una sola delle due vasche (la cosiddetta vasca B) mentre la vasca A veniva messa a riposo sine die.

Infine, il 28 novembre, iniziarono le operazioni di verifica e carotaggio, sotto la diretta supervisione del Pubblico Ministero Baldo Pisani, titolare dell'inchiesta che, al momento, conterebbe cinque persone iscritte nel registro degli indagati: due degli amministratori della Lombardi Ecologia e tre componenti della commissione di collaudo, che avrebbero dovuto verificare la regolarità  delle fasi di realizzazione dell'impianto.

Sull'esito di questi accertamenti ancora oggi c'è il massimo riserbo. L'unico dato certo è che il sequestro è stato convalidato e le indagini si sono estese anche al cosiddetto "terzo lotto" (la porzione della discarica conversanese utilizzata prima dell'entrata in funzione del sistema impiantistico).

La reazione di Brindisi− "Disponibilità limitatamente ad alcuni giorni", questa la posizione del Palazzo di Città di Brindisi, affidata ad un comunicato stampa apparso sul sito comunale. E se la Regione dovesse decidere per il braccio di ferro, l'Amministrazione brindisina non fa mistero delle proprie intenzioni: "impugnare il provvedimento nelle sedi opportune".

L'atteggiamento del primo cittadino, Mimmo Consales, è giustificato dalla preoccupazione per l’imprevisto e massiccio conferimento dei rifiuti baresi, che rischia di portare ad una situazione di emergenza anche la discarica di Autigno, vanificando la pianificazione sin qui posta in essere.

Si attende ora la convocazione del primo incontro − uno al mese recita l'ordinanza firmata da Nicastro − per monitorare l'evolversi della situazione.

Facile supporre che proprio sull'onda di questo spauracchio dell'emergenza − certo tanto annunciata quanto prevedibile, ma sempre emergenza − si possa giungere a più miti risoluzioni. Ad esempio? La prosecuzione del conferimento nella vasca finora utilizzata.

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