Martedì 20 Novembre 2018
   
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Meritiamo scuole e università di qualità e accessibili a tutti!

Universita

Ritorna ancora una volta la campanella del primo giorno di scuola, una campanella che darà il via ad un anno scolastico che vede la scuola in condizioni sempre peggiori.

Gli studenti si troveranno ad entrare ancora una volta in istituti fatiscenti, caratterizzati da una didattica fissa ed unilaterale, sempre uguale a se stessa, incapace di stimolare la fantasia, le inclinazioni, il senso critico degli studenti. Una scuola che attraverso una valutazione avvilente e punitiva, sempre più impostata sul sistema dei test a crocette, sembra essere più interessata a distinguere chi è buono e chi è cattivo (secondo dei molto opinabili criteri) più che concorrere al raggiungimento dell’obbiettivo formativo per tutti. Una scuola dove lo studente più che padrone di casa si deve sentire ospite, pagante per giunta, nel momento in cui a causa delle risorse più irrisorie le scuole vanno a richiedere un contributo alle famiglie che può arrivare anche ai 130 euro, dopo essere state costrette a spendere tra i 400 e i 700 euro per libri e materiale scolastico. Una scuola che di pubblico ormai ha solo il nome, dato che si articola come un sistema verticale, profondamente antidemocratico e fondato sul principio di autorità e di repressione, che si concretizza nella votazione in condotta e il calcolo delle assenze utilizzati  come dispositivi di controllo del dissenso.

Questa in breve la situazione con cui si apre questo nuovo anno scolastico, che in oltre ci consegna un’inquietante dato relativo alla dispersione scolastica che in Puglia tocca il 24% vedendo il dato degli istituti professionali.

Se dovessimo fornire un bilancio di quelle che sono state le attenzioni politiche, culturali ed economiche riservate alle due Università di Bari non potremmo fare a meno di notare che esistono due processi contro tendenti: da una parte, le università che resistono e si rilanciano nel mondo producendo ricerca, dall’altra il quasi ultimato processo di privatizzazioni dell’università e la definizione classista degli Atenei (serie A e B) attuata dal Governo Monti e predecessori.

Infatti non si può cogliere che l’Ateneo di Bari si è distinto per qualità della ricerca prodotta, che viene infatti censito tra le 15 istituzioni italiane segnalate per l’eccellenza nella ricerca. Ma mentre accogliamo con gaudio e felicitazioni questa notizia, non abbiamo apprezzato con la stessa enfasi i provvedimenti legislativi che il Ministro Profumo (Governo Monti) ha emanato nel giro di pochi mesi a ridosso dell’estate. La prima mazzata è stato il decreto n.68, decreto che volendo riformare globalmente il sistema del Diritto allo studio senza investire in esso, l’unica modifica apportata è stata di raddoppiare la tassa ADISU. Nel frattempo con il decreto n. 49 ha legato la possibilità di assumere docenti all’aumento delle tasse. Ma se prima la contribuzione studentesca aveva una soglia massima di aumento, dopo la spending rewie, sono liberalizzate le tasse, così da poter aumentare le tasse a proprio piacimento.

Insomma quello che ci si para davanti è una Università ormai segnata dai tagli e dalle privatizzazioni, disegnando un quadro nazionale in cui esistono università di serie A e università di serie B. Un istituto formativo in cui l’accesso è garantito a chi se lo può permettere, per tutti gli altri c’è il grande spazio di riserva concesso nel mondo del lavoro. Insomma, ben tornati nell ‘800.

Antonio Zita - Responsabile Welfare Rete della Conoscenza Puglia

Francesco Pagliarulo - Coordinatore Unione degli Studenti Puglia

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